‘Padre e Figlio’ a ‘Pechino Express’, Ciro e Giovambattista Ferrara: «Il nostro viaggio faticoso e imprevedibile»

Terza coppia a dover lasciare l’avventura di ‘Pechino Express’, ‘Padre e Figlio’ si raccontano: la nostra intervista a Ciro e Giovambattista Ferrara.
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Dopo le ‘TikToker’ e ‘Gli Atletici’, la terza coppia che abbandona la Rotta dei Sultani è quella ‘Padre e Figlio’. A formarla sono Ciro e Giovambattista Ferrara, eliminati alla quarta tappa di Pechino Express nella prima stagione targata Sky. Così, i due napoletani fanno ritorno in Italia dopo la sfida che si è svolta interamente a Istanbul e ha visto i concorrenti impegnati a cavallo di due continenti.

“Tre aggettivi per il nostro viaggio? Faticoso, molto faticoso… e imprevedibile”, scherzano padre e figlio. Spiega, quindi, papà Ciro: “Il continuo non sapere dove andare significa anche essere sempre nelle mani delle persone che incontri durante il percorso. Questo concetto dell’ignoto credo che sia stato anche stimolante perché ci ha insegnato a gestire gli imprevisti”.

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“Improvvisamente devi fermarti e trovare un posto dove dormire – spiega l’ex calciatore – E questo richiede di cambiare continuamente nel corso del tragitto”.

Ma l’avventura a Pechino Express è stata anche l’occasione per rinsaldare il rapporto tra un padre e il figlio minore. “Ho trovato la grande curiosità di mio figlio”, dice Ciro. “Era importante per me fare questo viaggio anche per trasmettergli il senso di scoperta dell’ignoto e l’imprevisto, per uscire dalla confort zone”.

Pechino Express Padre e Figlio
Foto da Ufficio Stampa Sky

“Non avrei fatto questo percorso con nessun altra persona, anche se avesse avuto peculiarità caratteriali o fisiche diverse”, continua Ciro Ferrara. “Per noi è stato anche un percorso molto intimo e soprattutto una scoperta giornaliera dei nostri caratteri e della nostra compatibilità. Anche perché è la prima volta che facciamo un viaggio da soli, così all’avventura”.

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“Sicuramente partecipare con papà è stato un punto di forza”, racconta Giovambattista detto Giovi. “Ho conosciuto tanti suoi lati che prima non conoscevo e penso che questa cosa mi sia servita parecchio”.

Gli fa eco Giovi: “Il rapporto tra me e mio padre è di grande unità e fatto di sensibilità. In famiglia sono il più piccolo e il più sensibile ma con Pechino Express è emerso anche il lato sensibile di mio padre. La cartolina che portiamo con noi? Lo zaino! Quello, sicuro non può mancare!”.

Foto da Ufficio Stampa Sky