Dopo ‘Harry’s House’ e una lunga pausa, Harry Styles torna con ‘Kiss All the Time. Disco, Occasionally’: un album tra Berlino, club culture e nuove consapevolezze, nato dal desiderio di ricordarsi perché fare musica.

Dopo Harry’s House – terzo album di Harry Styles uscito nel 2022 – e il relativo tour, per il cantautore (travolto anche da tragedie tristemente note) è stato come chiudere l’ultima pagina di un lungo, allegro ma travagliato capitolo. «È stato il momento di fermarmi e guardare a come avevo fatto le cose fino a quel momento. – dice Styles ospite di The Zane Lowe Show su Apple Music 1 – Stavo per compiere 30 anni e ho sentito il bisogno di prendermi una pausa, di fare un bilancio. Non volevo passare subito al processo di creare qualcosa di nuovo: volevo prima capire, in modo sincero, se amavo ancora davvero quello che stavo facendo».

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Negli anni trascorsi da allora – Styles ha concluso il suo Love on Tour nel 2023 a Campovolo, in Italia – il cantautore ha cambiato in parte il proprio stile di vita e il proprio approccio artistico, per dar vita a 12 tracce raccolte in Kiss All the Time. Disco, Occasionally, il nuovo album uscito il 6 marzo 2026. La cover già ci introduce nella nuova era del cantautore: firmato da Braúlio Amado (portoghese di stanza a New York), l’artwork rompe la tradizione con i precedenti, preferendo ad un’estetica lucida e patinata un’atmosfera più low-fi, rétro e leggermente surreale.

Un nuovo inizio dopo Harry’s House

A dirla tutta, la copertina di Kiss All the Time. Disco, Occasionally ha un’aria volutamente caotica: Harry che balla con gli occhiali da sole in un angolo, un paesaggio cupo sullo sfondo e una lampada stroboscopica a tenere insieme la scena. In effetti, la musica dance – o sarebbe meglio dire il tema disco o da club – è il perno dell’album prodotto da due fidati collaboratori di Styles: Kid Harpoon e Tyler Johnson, che hanno già lavorato all’album di debutto e ad Harry’s House.

È la prima (per me) sorpresa di Kiss All the Time. Disco, Occasionally: a parte la presenza di Ellie Rowsell dei Wolf Alice in alcuni cori, si potrebbe dire che Styles – anche per un progetto volutamente dance – abbia preferito la coerenza ad un totale cambio di percorso. Kid Harpoon e Johnson si sono sì mossi verso sonorità da club, senza snaturare però l’anima di Styles già fortemente emersa nei lavori precedenti.

L’Italia e la voglia di rallentare

Kiss All the Time. Disco, Occasionally sembra piuttosto il frutto di un Harry Styles che oggi guarda alla vita con maggiore consapevolezza. Non è un segreto che l’ex One Direction ami particolarmente trascorrere del tempo nella nostra Italia (alcune dichiarazioni sulla vita lenta gli hanno anche fatto guadagnare qualche insulto) o che sembri nascondersi all’occhio impietoso del grande pubblico. Lo ribadisce a Zane Lowe: «In Italia – dice – sono riuscito a rallentare per la prima volta. Sedermi a prendere un caffè non significava che stessi seduto a bere caffè tutto il giorno. Facevo anche altre cose. Ma lo stile di vita italiano sta tutto nell’apprezzamento: per il cibo che è qualcosa di speciale, così come per le relazioni e per il tempo trascorso insieme».

Correggendo il tiro, Styles dunque precisa che non è il dolce far nulla che lo attira dell’Italia (l’otium era comunque un principio fondamentale per Seneca, a sua difesa), ma l’idea che si possa scendere dalla giostra dei ritmi frenetici della vita per «apprezzare l’amore che hai intorno e il tempo che hai». «Non puoi sentire la mancanza di qualcosa se non vai mai da nessuna parte, capisci? – dice a Lowe – Devi lasciare un po’ di spazio per permettere a qualcosa di tornare a mostrarsi come speciale».

Berlino e i sintetizzatori

Se l’Italia ha rappresentato un cambio di marcia reale, la spinta musicale al cantautore l’ha data Berlino. Solo lì Styles poteva «registrare un album ricco di pesanti sintetizzatori». Sempre nella capitale tedesca, Harry ha assistito anche a un concerto dei Radiohead che ha spostato il baricentro del suo mondo artistico: «Mi sono sentito parte del pubblico – dice a Zane Lowe – in un modo che mi ha fatto capire perché salgo sul palco. C’è questo senso di sconosciuti che si guardano, che si massaggiano le spalle quando qualcuno è emozionato, che si guardano negli occhi e urlano insieme un ritornello. In quel momento ho pensato: io salgo sul palco perché le persone possano vivere questo».

Ad ispirare Kiss All the Time. Disco, Occasionally – e per capire veramente il progetto – bisogna partire dunque da questo quadro esistenziale di Harry Styles, che sembra essersi messo, negli ultimi anni, dall’altra parte del palco: non un artista che dall’alto osserva il suo pubblico scagliandogli contro hit dopo hit, ma un uomo di 30 anni che si confonde tra i suoi ascoltatori. E che generosamente si chiede: di cosa hanno bisogno ora? Di cosa ho bisogno io?.

«Amo questa musica, voglio ballarci sopra»

«In modo egoistico – risponde sempre a Lowe – penso di voler essere quello che si gode di più l’album. Il disco per me riguarda questo: come faccio a continuare a vivermelo mentre lo sto suonando? Mi sono chiesto che musica devo realizzare per far sì che, sul palco, io mi senta come in mezzo alla pista da ballo. Amo questa musica, voglio ballarci sopra». 

Un atteggiamento viveur, spensierato, che umanamente corrisponde ad incontri imprevisti e pura joie de vivre. Ad Apple Music, Harry racconta di aver sbloccato qualcosa dentro di sé, di essersi concesso più uscite («a cui in passato avrei detto di no»): «Uscire, incontrare amici che non avrei conosciuto se non fossi andato, ha portato ad altre cose – dice – a vivere esperienze con un gruppo di persone, ad imparare tanto da persone che sei mesi prima non conoscevo. Stare in un gruppo di persone nuove mi ha fatto imparare tanto in quel periodo su cosa fosse giusto per me».

«Questo – continua – ha cambiato il modo in cui sto vivendo la mia vita e questo album è un meraviglioso prodotto di tutto ciò, perché l’ho registrato mentre tutto questo accadeva. Penso anche di essere in un momento della mia vita in cui se pubblico questo album e tutti lo odiano, sarei sensibile a riguardo, ma non mi farebbe dubitare di chi so di essere come persona».

Aperture: la canzone che apre il disco

Questo stato di grazia di Harry Styles è necessario per comprendere l’anima di Kiss All the Time. Disco, Occasionally. La prima traccia – Aperture – dura più di 5 minuti e coniuga una base techno a un coro di voci. Il brano è un inno positivo alla luce o – più precisamente – alla condivisione.

«Avevo 16 anni quando ho iniziato questo percorso e oggi mi sembra passato tantissimo tempo. – dice Harry Styles – Col tempo ho imparato una cosa importante: riconoscere quando avevo torto su certe cose. Questo ha liberato molto anche la mia scrittura, perché apre una nuova conversazione con te stesso. Per questo penso che Aperture sia stata la scelta perfetta per aprire il disco. La canzone parla proprio di quel momento in cui capisci: su questa cosa mi sbagliavo. Quando accetti di non sapere tutto, allora puoi andare avanti. È come concedersi lo spazio perché entri un po’ di luce».

Styles racconta che la canzone è nata quasi per caso a Berlino, verso la fine delle sessioni di registrazione. Dopo una notte passata fuori, il team era esausto, mentre il produttore Tom (Kid Harpoon) stava lavorando alla traccia con la sua strumentazione modulare.

«Io ero nell’altra stanza a scrivere canzoni tristi e a sentirmi un po’ giù. – racconta l’artista – Tom invece diceva: dobbiamo cambiare energia, altrimenti siamo finiti. Quando sono tornato nella stanza, aveva acceso tutta la strumentazione e l’atmosfera era completamente diversa». La stanchezza, paradossalmente, ha reso tutto più autentico. «A quel punto ero troppo stanco per fingere o per inventare una storia. Non volevo costruire qualcosa di artificiale. Volevo solo dire quello che sentivo davvero». Proprio per questo Aperture è diventata, secondo Styles, la canzone più libera dell’album. «È lunga, giocosa, molto spontanea. Quando l’abbiamo finita ho avuto la sensazione che fosse l’ultima cosa che avevo bisogno di dire. E lì ho capito che il disco era finalmente vicino alla sua forma finale».

La tracklist: musica dance cantata piano

Si procede, nella tracklist, con American Girls: cambia un po’ il sound, ma la coda resta elettrica, quasi psichedelica. Il brano nasce da un momento di riflessione più personale. Styles racconta di aver visto tre dei suoi amici più stretti sposarsi, osservando da vicino quanto coraggio serva per costruire una relazione. «Io ero single e mi divertivo molto, ma guardare i miei amici scegliere qualcuno con cui condividere la vita mi ha fatto riflettere», sentenzia. Il brano parla proprio di questo contrasto: la libertà della vita da single e la vulnerabilità necessaria per costruire qualcosa di duraturo. Negli ultimi anni – in breve – Styles ha iniziato a porsi una domanda semplice ma radicale: come sarà la sua vita tra cinque anni? «Non voglio essere la persona che ha successo ma si ritrova sola. – chiosa – Voglio grandi amicizie, relazioni vere, una famiglia». 

Ready Steady Go apre con un giro di basso immediatamente riconoscibile. Bastano però pochi secondi per entrare nel territorio dance anticipato dalla grafica dell’album: le strofe sono quasi minimal, mentre la coda esplode in una sezione disco molto efficace. Nel brano compare anche una frase in italiano — Pronti, quasi, vai — inserita al minuto 1:40 e quasi impossibile da cogliere senza un ascolto attento.

Brani slow

Tra le canzoni degne di menzione, cito Taste Back, il cui mood rimane disco ma diventa più romantico. Non sembra avere un vero tema centrale: è piuttosto costruita come una sequenza di piccole immagini emotive, quasi istantanee sentimentali. Waiting Game cambia atmosfera: l’inizio è dominato dalla chitarra e il clima diventa più sognante, quasi sospeso.

In Season 2 Weight Loss compare addirittura un beat elettronico molto più marcato. Ancora una volta torna il contrasto che attraversa tutto il disco: basi dance molto spinte su cui la voce di Styles si posa con una delicatezza quasi onirica. Coming Up Roses, probabilmente il momento più vicino al DNA classico di Harry Styles, rallenta il ritmo dance e lascia emergere il lato più melodico del cantante.

Carla’s Song e il senso profondo della musica

Tra le tracce più energiche c’è Pop, che spinge decisamente sull’acceleratore della dance, mentre Dance No More sembra guardare a sonorità quasi anni Settanta. Paint by Numbers, invece, torna a un registro più morbido e introspettivo. Uno dei brani più personali del disco è Carla’s Song, nato da un momento molto semplice tra amici. Styles racconta che Carla fa parte di un gruppo di persone incontrate quasi per caso, dopo aver iniziato a dire più spesso agli inviti e alle nuove esperienze.

Una sera, mentre aspettavano di andare a un after party, Carla raccontò di aver appena scoperto Paul Simon grazie alla canzone 50 Ways to Leave Your Lover. Styles allora le fece ascoltare Bridge Over Troubled Water di Simon & Garfunkel. Vederla ascoltare quel brano per la prima volta gli ha ricordato cosa significhi davvero fare musica: «Era come guardare qualcuno scoprire la magia. Mi ha ricordato che le canzoni possono vivere molto più a lungo di noi». Per Styles, la vera gioia della musica è proprio questa: aggiungere qualcosa a un mondo di canzoni che le persone continueranno a scoprire anche quando gli artisti non ci saranno più.

Un nuovo modo di vivere la musica (e il tour)

Anche il prossimo tour rifletterà questa ricerca di equilibrio. Harry Styles sta pensando a un modello diverso dal classico tour mondiale con decine di città. L’idea è quella di restare più a lungo in un luogo, permettendo al pubblico di raggiungere lo spettacolo invece di spostare continuamente tutta la produzione. «Credo che lo spettacolo possa diventare migliore se non deve viaggiare ogni sera. – commenta – E mi permetterebbe anche di restare più dentro la mia vita mentre sto lavorando». Dopo la pausa degli ultimi anni, la sua paura più grande era del resto una sola: «Prendermi due anni per fermarmi e poi tornare esattamente la stessa persona di prima».

Non è un caso che Kiss All the Time. Disco, Occasionally si regga su un contrasto costante: basi dance spesso aggressive e quasi psichedeliche, su cui la voce di Styles si posa invece con eleganza, quasi sussurrando. È proprio da questo contrasto – tra groove e delicatezza – che nasce l’identità del progetto. Se la copertina promette disco, l’album mantiene la promessa ma lo fa a modo suo. Non è un disco da club puro, né un cambio di pelle radicale. È piuttosto l’album di un artista che ha deciso di scendere dalla giostra e guardare il mondo da terra — tra amici, concerti visti dal pubblico e notti a Berlino — per ricordarsi perché aveva iniziato a fare musica.

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