Dal mito di Parthenope alla Galleria Borbonica: con LDA e AKA 7EVEN scopriamo una Napoli non scontata tra “Poesie clandestine” e simboli poco conosciuti.
Bella da farmi mancare l’aria, tu sei Napoli Sotterranea. Nell’anno in cui il Festival della Canzone Italiana ha premiato la musica napoletana, più di qualcuno, forse, ascoltando questi versi sul palco dell’Ariston si sarà incuriosito e magari avrà googlato per saperne di più. Ma Napoli Sotterranea non è il solo riferimento alla cultura campana che i giovani LDA e AKA 7EVEN hanno portato a Sanremo 2026 (e nel loro progetto, Poesie clandestine). Ci sono, infatti, la sirena Parthenpoe a cui la mitologia greca fa risalire la fondazione della città, un’estetica ombrosa come i cunicoli nascosti che si intrecciano sotto le fondamenta, ci sono la Galleria Borbonica e Palazzo San Teodoro in cui è stato girato il videoclip.
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«Per quanto riguarda la grafica, abbiamo cercato di raffigurare il più possibile Parthenope – ci raccontano i due artisti – per ricollegarci alla napoletaneità del disco e ribadire ancora una volta il fatto che siamo campani. Volevamo creare un racconto coerente, un filo conduttore che unisse il videoclip, il brano presentato a Festival di Sanremo, il disco, la copertina e tutta la comunicazione. È stato anche un modo per rappresentare la cultura di Napoli: non solo ciò che ci portiamo dall’infanzia, ma anche l’aspetto più artistico e simbolico della città qualcosa che si accosti davvero all’arte e alla tradizione napoletana».

Una scelta che, proseguono, «ci viene naturale perché è qualcosa che ci rappresenta e fa parte di noi. Non siamo perni di nulla, ma siamo ragazzi che vogliono raccontare ciò che li ha formati: il vissuto, la quotidianità, l’ambiente che ci circonda». Del resto, proprio Napoli sta affrontando una ferita culturale profonda dopo l’incendio del Teatro Sannazaro. «È molto triste quello che è successo – commentano LDA e AKA 7EVEN – e nel nostro piccolo cercheremo sempre di sostenere questi luoghi e di valorizzarli. Per qualsiasi iniziativa noi faremo la nostra parte».
Ma c’è un altro aspetto che i due artisti tengono a sottolineare. «È assurdo, per esempio, che un luogo come la Galleria Borbonica non sia nemmeno tra le tappe consigliate quando cerchi cosa vedere a Napoli. Non fa parte dei tour classici, e questo fa capire quanta poca informazione circoli su certi tesori artistici. Certo, quando cerchi Napoli trovi subito il Cristo velato, Castel dell’Ovo, il lungomare, Napoli Sotterranea. Ma ci sono luoghi meno raccontati che meritano la stessa attenzione».
E, allora, abbiamo colto l’occasione per farci consigliare le tappe da non perdere per un tour nel segno dell’arte fuori dai tracciati più battuti.
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Le tappe imperdibili di una Napoli (e dintorni) non scontata
1. Galleria Borbonica – Nelle viscere della città

«Senza nemmeno discuterne: va vista», ribadiscono. Nata come opera militare e trasformata in rifugio durante la guerra prima di diventare deposito urbano, oggi è uno dei percorsi sotterranei più affascinanti della città. Nel 2007, grazie a nuove esplorazioni, furono riscoperti ambienti murati, antichi accessi e reperti di grande valore storico, tra cui statue e monumenti funerari. Insieme agli ambienti caveali circostanti, racconta oltre cinque secoli di storia di Napoli
2. Parco Virgiliano – Per una vista panoramica incredibile.
Il parco si estende su circa 70.000 mq sulla sommità della collina di Posillipo, nel punto più panoramico dello sperone roccioso che domina il Golfo di Napoli. Come si può intuire, il nome attuale richiama la figura del poeta latino Virgilio, tradizionalmente legato a questi luoghi. E oggi è uno dei belvedere più suggestivi della città con i suoi viali terrazzati da cui si gode una vista spettacolare che abbraccia Monte Vesuvio, i Campi Flegrei, l’isola di Nisida e Capri.
3. Le Tredici discese – Storia, spiritualità e paesaggio
Note anche come Rampe di Sant’Antonio, queste tredici discese che collegano la collina di Posillipo al lungomare, attraversando la zona di Santa Lucia. Le origini del tracciato risalgono addirittura all’epoca greco-romana e il loro recupero si deve, nel XVII secolo, al duca Ramiro de Guzmán che ne promosse il recupero per agevolare i pellegrini diretti alla Chiesa di Sant’Antonio a Posillipo. Un tempo circondate da vegetazione fitta, le rampe conservano ancora oggi un fascino antico, fatto di gradini irregolari e scorci improvvisi sul mare. Non una scorciatoia urbana ma un percorso panoramico di straordinaria bellezza.
4. Monte Faito – Una gita fuori città

Con i suoi 1.131 metri sul livello del mare, il Monte Faito svetta lungo la catena dei Monti Lattari. Rappresentando uno dei balconi naturali più spettacolari tra il Golfo di Napoli e la Costiera. Il nome “Faito” racconta già la sua anima, o almeno una parte: deriva, infatti, dalle imponenti faggete che ne ricoprono i versanti. Ma il Faito è anche montagna di fede e leggenda. La tradizione vuole che in una grotta si ritirarono in preghiera i santi Catello di Castellammare e Antonino di Sorrento, ai quali sarebbe apparso l’arcangelo Michele. Non a caso, nel 1950 è stato inaugurato il nuovo santuario dedicato a Arcangelo Michele, ancora oggi meta di pellegrinaggi.
5. Scavi di Pompei – Un classico che riserva sempre sorprese
Impossibile, infine, non addentrarsi nella città che l’eruzione del Vesuvio cristallizzò nel 79 d.C. rendendola simbolo eterno di storia, arte, memoria e archeologia. Il suo patrimonio è unico al mondo fatto di strade basolate, domus affrescate, templi, botteghe, teatri e calchi delle vittime raccontano con impressionante immediatezza la vita di duemila anni fa. Passeggiare tra le rovine significa attraversare una città rimasta sospesa nel tempo che ci restituisce uno spaccato autentico della civiltà romana.
Tra le altre tappe «una visita al Maschio Angioino la farei e pure al Vesuvio». Parola di LDA e AKA 7EVEN.
Immagini da Ufficio Stampa / Shutterstock