Un nuovo record d’asta consacra Artemisia Gentileschi tra i grandi nomi del mercato internazionale: il suo autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria supera ogni stima e rilancia il valore storico e simbolico della pittrice.
La notizia in breve. Un autoritratto di Artemisia Gentileschi, in cui l’artista si raffigura come Santa Caterina d’Alessandria, è stato venduto da Christie’s a New York per 5,69 milioni di dollari, stabilendo il nuovo record d’asta per l’artista. L’opera, uno dei soli cinque autoritratti conosciuti e probabilmente il più antico, risale al periodo fiorentino di Artemisia, intorno al 1613. Il risultato si inserisce in una vendita Old Masters di grande successo e conferma il crescente interesse del mercato e delle istituzioni museali per l’opera della pittrice, oggi pienamente riconosciuta come una delle protagoniste del Barocco europeo.
L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura
Artemisia Gentileschi: record d’asta per l’autoritratto venduto a 5,7 milioni
Un nuovo record d’asta riporta Artemisia Gentileschi al centro del mercato internazionale e, soprattutto, del racconto storico sull’arte del Seicento. Il suo Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria è stato venduto da Christie’s a New York per 5,69 milioni di dollari, più del doppio della stima iniziale e cifra più alta mai raggiunta da un’opera dell’artista.
LEGGI ANCHE: Itinerario artistico: alla scoperta dei luoghi di Artemisia Gentileschi a Roma
Il dipinto, uno dei soli cinque autoritratti certi di Artemisia e probabilmente il più antico, risale ai primissimi anni del suo soggiorno fiorentino, intorno al 1613. L’artista aveva poco più di vent’anni e si trovava nel momento cruciale della propria trasformazione personale e professionale: l’uscita dall’ombra del padre Orazio, l’inizio di una carriera autonoma, la costruzione consapevole della propria immagine pubblica.

Un autoritratto, ma anche una strategia
Artemisia si raffigura nei panni di Santa Caterina d’Alessandria, martire colta, nobile e determinata. Tiene in mano la palma del martirio, indossa una corona e accanto a lei compare la ruota spezzata, attributo iconografico della santa. Ma al di là dei simboli religiosi, ciò che colpisce è la centralità assoluta del volto: uno sguardo diretto, risoluto, consapevole.
Questo dipinto nasce come autoritratto laico e viene successivamente trasformato in immagine sacra, probabilmente per rispondere alle esigenze di un committente. Le analisi tecniche condotte durante il prestito al Nasjonalmuseet hanno rivelato modifiche in corso d’opera: l’aggiunta degli attributi della santa, il cambiamento dell’acconciatura, l’adattamento della posa. Un processo che racconta non solo la mano dell’artista, ma anche il suo pensiero imprenditoriale.
Artemisia, già in questi anni, utilizza il proprio volto come strumento di promozione. Autoritrarsi significa controllare la propria immagine, renderla riconoscibile, brevettarla. Una strategia modernissima, che la avvicina più a Rembrandt che alle sue contemporanee.
Firenze e la nascita di Artemisia
Il soggiorno fiorentino (1613–1620) è decisivo. È qui che Artemisia entra in contatto con la corte medicea, stringe relazioni con intellettuali come Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti il Giovane, e soprattutto diventa la prima donna ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno. È anche il periodo in cui realizza alcune delle sue opere più celebri, come Giuditta che decapita Oloferne.
L’Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria appartiene a questo momento di divenire Artemisia, per usare l’espressione dello storico dell’arte Keith Christiansen. Un’immagine che unisce autobiografia, ambizione e costruzione del mito personale.
Il record e il contesto
Il risultato ottenuto dall’autoritratto di Artemisia si inserisce in una vendita Old Masters eccezionale per Christie’s New York, la più importante dal 2012, con un totale di oltre 54 milioni di dollari. Tra i top lot della serata spicca la veduta di Canaletto, Venezia, il Bucintoro al Molo nel giorno dell’Ascensione, battuta a 30,5 milioni di dollari, uno dei prezzi più alti mai raggiunti per una veduta veneziana, dopo il record stabilito dalla stessa casa d’aste a Londra nel 2025.
La vendita ha visto inoltre ottimi risultati per Sandro Botticelli, con la Madonna col Bambino e san Giovannino venduta per oltre 5,1 milioni di dollari, e per Pieter Brueghel il Giovane, con una Scena di villaggio con la Fuga in Egitto, e Jean-Siméon Chardin, con La madre laboriosa, entrambe aggiudicate oltre i 2 milioni di dollari. In questo contesto di forte competizione internazionale, il nuovo record per Artemisia Gentileschi conferma il rinnovato interesse del mercato per il Barocco italiano e per opere capaci di unire qualità storica, rarità e potenza simbolica.Il risultato d’asta arriva in una vendita storica per il dipartimento Old Masters di Christie’s, che ha superato i 54 milioni di dollari complessivi. «Abbiamo assistito a un’energia eccezionale in sala», ha dichiarato Jennifer Wright, responsabile del dipartimento a New York, sottolineando l’interesse globale per il Barocco italiano.
Il record coincide anche con un altro segnale importante: l’acquisizione, da parte della National Gallery of Art di Washington, della Maria Maddalena in estasi di Artemisia. Un doppio riconoscimento che conferma come la pittrice non sia più una riscoperta, ma una presenza strutturale nel canone.
Oltre il mercato
Questo autoritratto non è solo un’opera da record. È un documento potente di autorappresentazione femminile, un manifesto silenzioso di indipendenza e consapevolezza. Artemisia non si limita a dipingere se stessa: si afferma, si mette in scena, reclama spazio. E forse è proprio questa lucidità, quattro secoli dopo, a parlare ancora al nostro tempo. Ben oltre il prezzo battuto in sala.
Foto: Christie’s