Tra realtà virtuale, interazione e benessere psicologico, le mostre immersive stanno cambiando il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano alla cultura.
In un’epoca dominata dai social network, musei e mostre tradizionali sono spesso percepiti dalle nuove generazioni come luoghi distanti e poco accessibili. Le esperienze immersive stanno invece emergendo come uno strumento capace di riavvicinare il pubblico, soprattutto giovane, al mondo dell’arte e della cultura, parlando un linguaggio più vicino alla sensibilità contemporanea.
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Perché le mostre immersive attirano i giovani
Secondo numerosi studi, Gen Z e Millennial risultano particolarmente attratti da installazioni digitali, realtà virtuale e ambienti interattivi. «Le esperienze digitali, come la mostra Monet – The Immersive Experience attualmente in corso allo Spazio Ventura di Milano, incuriosiscono sempre più giovani, proponendo contenuti educativi di qualità attraverso un linguaggio più accessibile e attuale», sottolinea Roberta Saldi, Corporate & co-marketing manager di Exhibition Hub.
I dati confermano questa tendenza. Una ricerca del Department for Digital, Culture, Media & Sport del Regno Unito mostra che i visitatori tra i 16 e i 24 anni rappresentano solo il 18,44% del pubblico dei musei tradizionali. Percentuali simili emergono dallo studio del Ministerio de Cultura y Deporte spagnolo, secondo cui solo il 33,51% dei visitatori ha tra i 15 e i 24 anni.
I dati: chi visita musei tradizionali e chi sceglie l’arte immersiva
Per intercettare queste fasce d’età, le mostre immersive si rivelano un’alternativa efficace. Una ricerca promossa da Fever ed Exhibition Hub (su dati Istat e Annuario Statistico Italiano 2025) indica che le esperienze immersive sono le preferite da Gen Z e Millennial (18-44 anni), con un picco di oltre il 35% nella fascia 35-44 anni, seguite dal 25% tra i 25-34 anni e dal 10% degli under 24. Trend opposto per gli over 45, che continuano a privilegiare le esposizioni tradizionali.
Un quadro simile emerge anche dall’American Alliance of Museums: le persone sopra i 60 anni costituiscono la maggioranza dei visitatori dei musei d’arte e storici, con un’età media rispettivamente di 67 e 64 anni. Millennial e Gen Z rappresentano solo il 17% dei visitatori occasionali dei musei d’arte e il 24% di quelli storici, preferendo invece format immersivi e interattivi.
Arte e benessere: cosa dicono gli studi scientifici
Oltre all’aspetto culturale, entra in gioco anche quello del benessere. Uno studio del King’s College di Londra ha dimostrato che la fruizione dell’arte influisce positivamente sui sistemi immunitario, ormonale e nervoso. La ricerca, condotta su 50 persone tra i 18 e i 40 anni, ha monitorato le reazioni fisiologiche durante l’osservazione di opere di artisti come Manet, Van Gogh e Gauguin.
In questo contesto si inseriscono le mostre immersive, che trasformano lo spettatore da osservatore passivo a parte attiva dell’opera. «Per noi esseri umani l’arte svolge da sempre una funzione psicologica fondamentale: offre uno spazio simbolico in cui le emozioni possono essere elaborate e condivise», spiega Deborah Disparti, psicologa e psicoterapeuta. «Gli eventi immersivi amplificano questo processo coinvolgendo più canali sensoriali e favorendo una presenza più profonda nel qui e ora. Possono ridurre stress e tensione, aumentando il senso di connessione con sé e con l’esperienza vissuta».
Accessibilità e nuovi pubblici: un’arte più inclusiva
Le esperienze immersive si distinguono anche per l’accessibilità. Grazie alla tecnologia, superano barriere fisiche e culturali, permettendo a pubblici diversi di entrare in relazione con l’opera. «In tutto il mondo stanno nascendo spazi che uniscono arte, tecnologia, design e storytelling, trasformando l’opera in ambiente e il visitatore in protagonista», osserva Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo. «Questo linguaggio contemporaneo attinge dai social, dalla narrazione visiva e dall’interazione, avvicinando nuove generazioni alla cultura».
L’arte immersiva non sostituisce il museo tradizionale, ma amplia l’ecosistema culturale. Da Tokyo a New York, da Dubai a Buenos Aires, questi format attirano milioni di visitatori ogni anno, segnalando una domanda di cultura ancora viva, ma orientata verso modalità di fruizione più partecipative.
«Entrare in un ambiente artistico digitale significa concedersi uno spazio di meraviglia e sospensione del tempo. – aggiunge Trovato – In una società iperstimolata, la bellezza resta uno degli strumenti più potenti di equilibrio interiore. La tecnologia non è un fine, ma un linguaggio che permette all’arte di dialogare con il presente».
I 5 principali benefici delle mostre immersive
• Avvicinano i giovani all’arte e alla cultura attraverso linguaggi digitali e contenuti di edutainment.
• Favoriscono la condivisione e il dialogo, rendendo l’esperienza facilmente narrabile e confrontabile.
• Attivano più sensi, coinvolgendo corpo e mente e rendendo la visita più memorabile.
• Aumentano il coinvolgimento emotivo, stimolando identificazione e risonanza con l’opera.
• Migliorano l’umore e riducono lo stress grazie a un’esperienza immersiva e regolatrice delle emozioni.
Foto preview: Roberta Saldi – Corporate & co marketing manager di Exhibition Hub – Monet – The Immersive Experience