Raphael Gualazzi, ‘Ho un piano’: «La mia sorgente creativa»

Carioca è il brano con cui Raphael Gualazzi torna sulla scena discografica (e sul palco di Sanremo) all’insegna della contaminazione.
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Contaminazione. È questa la parola che meglio descrive Ho un piano, il nuovo album di Raphael Gualazzi contenente il brano di Sanremo 2020, Carioca. “Dopo quattro anni di assenza, mi sono reso conto che la musica è cambiata parecchio e, da questa considerazione, è nato il desiderio di lavorare con diversi produttori”, ci spiega l’artista a pochi giorni dal Festival.

“E queste collaborazioni sono state per me fondamentali. – continua Gualazzi – Dal primo beat o accordo hanno fatto crescere e declinare le mie composizioni secondo un abito più confacente all’oggi. Per parlare al meglio di questo progetto e diffonderlo anche attraverso i media.”

Il cuore di tutte le undici tracce del disco è il caro piano(forte), che diventa nel titolo un doppio senso con cui Gualazzi ama giocare. “Perché oggi è necessario avere un progetto rispetto alla musica che si fa e questa idea mi nasce dal fatto che la percezione che il pubblico ha di te cambia da Paese a Paese. – continua – Per quanto mi riguarda, per esempio, all’estero mi considerano un jazzista contaminato, in Italia invece sono pop con iniezioni di jazz.”

Ho voluto valorizzare la sorgente creativa da cui nasce tutto, il piano. E ci sono diversi livelli di lettura grazie alle contaminazioni. Ci sono elettronica e urban fino a momenti completamente acustici e jazz, come il duetto insieme Simona Molinari o il pezzo rossiniano Italià coi suoi fiati.

E con Sanremo alle porte Gualazzi ci racconta del brano in gara, che Amadeus ha scelto fra le tracce del progetto che gli erano state sottoposte. “Carioca è un crossover tra genere urban e musica latina. Il titolo un po’ tradisce, perché contiene un riferimento specifico al Brasile che però è solo un esotismo che rimanda in generale all’America del Sud. Sul palco del festival ho intenzione di valorizzare ancora di più la linea del pianoforte, sia nell’assolo sia nel pre-ritornello.”

Per la serata delle cover, invece, Raphael ha scelto di farsi accompagnare da Simona Molinari sulle note di E se domani di cui anticipa: “Preparatevi a una versione tra Gershwin e Fellini, con l’aggiunta della voce poderosa ed elegante di Simona che aggiunge classe e incisività.”

Non sono una persona competitiva, ma se avessi avuto quello spirito sarei partito perdente in partenza. Con ventiquattro cristiani sul palco…

Lo spirito di leggerezza che attraversa l’album nei suoni, non trascura certo i contenuti, veicolandoli attraverso immagini dall’impatto immediato. “Il divertissement  è sempre un ottimo canale di comunicazione che semplifica anche certi contenuti. – dice Raphael – Succede nel brano Italià, pezzo come non ne avevo mai scritti prima.”

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Ovvero? “Ha un approccio lievemente satirico per parla dell’immigrazione. In un momento di difficoltà per l’Italia si tende ad alzare muri invece di costruire ponti. Qui racconto il mio punto di vista: eticamente e politicamente ciascuno avrebbe dovuto assumersi le propria responsabilità. Anche perché siamo stati colonialisti ma siamo stati anche immigrati.”

E dopo Sanremo Gualazzi si prepara a nuovi concerti a teatro, il suo ambiente ideale. “Ci saranno sei date in anteprima del tour e con me ci sarà una band di sette elementi tra i quali i miei musicisti storici. L’obiettivo è riportare certi sapori senza rinunciare all’improvvisazione, perché ho un approccio attivo verso la musica. Non mi piace suonare su beat, per intenderci. In fondo si dice suonare dal vivo, altrimenti si direbbe da morto!”

Foto da Ufficio Stampa Letizia D’Amato