Arte, ingegneria, educazione ambientale: Andreco (Andrea Conte) si racconta tra progetti artistici e trans-mediali.

loading

Un’arte che affonda le sue radici nella scienza e che da essa si eleva, portando al pensiero critico: Andrea Conte (Andreco) muove i suoi passi tra arte visiva, ricerca, scienza ed ecologia politica, creando performance che sono summa e nello stesso tempo sublimazione dei suoi studi (ingegneria, tecnologie appropriate tra gli altri) e delle proprie intenzioni.

Tutti questi elementi sono ad esempio presenti nel Climate Art Project, progetto multidisciplinare tra arte, scienza ed ecologia politica. «Si parte dalle tematiche ambientali e dalla crisi climatica – ci racconta – per prefigurare possibili futuri attraverso l’arte contemporanea». Nel 2015, Andreco viene chiamato a realizzare un’opera in concomitanza della Conferenza delle Nazioni Unite COP21 a Parigi. «Ho deciso di unire due ricerche parallele – ricorda – una in ambito scientifico sulla mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici e l’altra meramente artistica».

Una duplice ricerca che non può prescindere da quello che Andreco definisce «un network multidisciplinare tra istituzioni culturali, associazionismo, attivisti ambientalisti e centri di ricerca». Perché è importante? «Perché molte delle opere si basano anche su dati. In alcuni casi li raccogliamo noi attraverso dei momenti di citizen science o di monitoraggio partecipato dei dati ambientali. In altri ci serviamo di studi scientifici e centri ricerca». Da questi dati nascono opere che si basano sui dati scientifici (data driven artwork o science informed artwork in inglese). «In questi casi, come artista, mi sento più un attivatore di processi. – commenta Andreco – E la parte autoriale cerco di condividerla per inserire nei processi anche altre persone». 

Climate Art Project, un progetto site specific

Un format itinerante, quello di Climate Art Project, diventato nel mentre anche Associazione Culturale. «È un progetto site specific, che cambia a seconda del contesto e ogni volta sottolinea diverse vulnerabilità del territorio. – dice Andreco – E soprattutto ci mostra le possibili buone pratiche per futuri diversi da quello che ci ha portato alla crisi climatica e anche alla crisi sociale che stiamo affrontando. Più largamente si può parlare di giustizia climatica». 

Dopo Parigi, Climate Art Project ha sostato a Delhi («Nel 2018 è diventata la città più inquinata al mondo per inquinamento atmosferico», dice l’artista), a Venezia («Per parlare di innalzamento del livello del mare»), ma anche Bologna e Bari.

«E qui – precisa Andreco – arriviamo ad uno degli ambiti di ricerca principali del mio lavoro, che è quello sulle piante e sulle soluzioni basate sulla natura (in inglese Nature-Based Solution). Sono soluzioni che mimano il funzionamento degli ecosistemi o utilizzano gli ecosistemi stessi per risolvere i problemi causati dagli umani, quindi di natura antropica. Una ricerca che conduco da vent’anni e che ancora influenza molte mie opere». Scienza sì, ma anche tante teorie contemporanee sociologiche e filosofiche, da Bruno Latour a Giorgio Agamben, Laura Conti e Ursula Le Guin. Da Elisee Reclus e Peter Kropotkin a Donna Haraway e «in generale tutti i pensatori e le pensatrici legati all’ecologia politica che, da fine ‘800, hanno ragionato sulla relazione tra natura e cultura».

Se la ricerca è scientifica e filosofica, le opere d’arte «sono visioni immaginifiche, pur se radicate su queste problematiche». L’obiettivo è contribuire al dibattito nella società civile e anche in ambito accademico. Allo stesso tempo le opere di Andreco si fanno «pungolo, portavoce di una questione, quella ambientale, climatica, sociale, cercando di stimolare il lato sensibile chi poi deve prendere delle decisioni in materia». 

Roma e l’Aniene

L’approccio di Andrea Conte (Andreco) ha raggiunto anche Roma, la Capitale. Non per progetti con durata limitata, ma con iniziative a lungo termine. «Si è instaurata – dice Andreco – una collaborazione con alcune associazioni, ma anche con individualità che hanno a cuore gli ecosistemi della città di Roma». Ovviamente, il lavoro di Andrea Conte si è spostato sui parchi fluviali: nasce così FLUMEN, un sotto-progetto di Climate Art Project.

«Facciamo passeggiate e con i cittadini realizziamo micro performance, in cui utilizziamo delle bandiere dei fiumi e degli spazi verdi. – ci spiega – L’obiettivo è trovare una nuova relazione tra umano e non-umano attraverso la performing art, altre pratiche artistiche e di citizen science. Raccogliamo anche dei dati scientifici: il cittadino diventa un po’ scienziato, insieme monitoriamo le matrici ambientali come acqua, aria, suolo. Constatiamo la biodiversità dei luoghi che attraversiamo ed analizziamo il tipo di piante presenti per capire come negli anni siano cambiate lungo le sponde e gli argini dei corpi idrici urbani». 

Di nuovo conoscenza, educazione ambientale e sensibilizzazione «sulla questione degli ecosistemi». «Siamo convinti – dice Andrea Conte – che per tutelare gli ecosistemi la cosa più importante sia conoscerne il funzionamento».

FLUMEN e Aula Verde: Andreco e le opere ambientali

E poi c’è l’arte, sculture in alluminio «che mostrano come variano gli inquinanti nel fiume Tevere. Abbiamo visto che l’Aniene ha delle concentrazioni di azoto totale più alte di quelle del Tevere, che invece ha considerevoli concentrazioni di arsenico dovute anche alla geologia del viterbese. C’è molto da fare ancora per i fiumi romani. In molti ci stiamo adoperando, il network di persone sensibili sta crescendo. Il ruolo dei Contratti di Fiume Tevere ed Aniene da poco costituiti è fondamentale per attivare le istituzioni locali, l’associazionismo e la cittadinanza e per favorire buone pratiche ambientali per gli ecosistemi fluviali romani. Le cose stanno migliorando rispetto agli anni ‘90, anche grazie alle normative ambientali introdotte, ma l’obiettivo è rendere i fiumi balneabili e migliorare la qualità della vita».

Da una collaborazione tra l’artista e esperte di ecologia forestale dell’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi terrestri del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRET), nasce poi anche Aula Verde, un’opera di arte contemporanea e una Nature-Based Solution (NBS), una soluzione basata sulla natura e uno spazio per la socializzazione aperto a tutti. «Aula Verde (in inglese Tree Room) – dice Andreco – è un’opera ambientale ma anche un’infrastruttura verde, una soluzione basata sulla natura e anche uno spazio dove incontrarsi e socializzare. Questa pratica è stata formalizzata in un articolo pubblicato su Scientific Report di Nature. Mi fa molto piacere che un’opera d’arte sia diventata un metodo efficace per la riforestazione artistica e sociale». 

DISPLACEMENT MALTA

Tra i progetti più recenti di Andreco, c’è sicuramente DISPLACEMENT MALTA, una versione site-specific di Displacement realizzata per l’apertura della Biennale d’Arte di Malta 2024. «Una performance che parla di climate migration, di migrazioni climatiche ma anche di migrazione in generale. – ci spiega l’artista – l’opera è una dimostrazione di solidarietà verso quei soggetti che sono costretti a migrare per guerre, difficoltà economiche e sociali, ma anche a causa dei cambiamenti climatici che rendono sempre più porzioni di terreno inabitabili».

«Non nascondo – continua Andreco – che si tratta di una performance anche critica verso le politiche migratorie sempre più stringenti di molti Paesi. A mio avviso è assurdo che non si affronti questo problema planetario in maniera globale. Molti governi si arroccano su posizioni identitarie e nazionaliste chiudendo le frontiere o rendendo sempre più difficile il loro attraversamento. Secondo i dati e le previsioni in materia, i migranti continueranno a migrare e saranno sempre di più a doverlo fare a causa dei cambiamenti climatici, chiudere le frontiere non è la soluzione». La performance Displacement Malta apre un ragionamento sulla «dicotomia tra il confine geografico, la bellezza delle scogliere e degli orizzonti di un’isola come Malta ed il confine politico e le conseguenze socio-politiche che si porta con sé». 

Water Talks – Conversazioni sull’acqua

Rientra in questa generale visione anche l’iniziativa Water Talks | Conversazioni d’Acqua, cinque incontri dal 1° marzo al 16 aprile a cura di Claudia Pecoraro, realizzato in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e con il supporto di Acqua Foundation, che si svolgeranno in cinque musei del Comune di Roma: Centrale Montemartini, Museo di Roma, Palazzo Braschi, Museo dell’Ara Pacis, Mercati di Traiano, Museo dei Fori Imperiali, Musei Capitolini.

«L’idea è quella di partire da opere che sono nelle collezioni dei Musei Civici di Roma per parlare di acqua con artisti contemporanei, pensatori, esperti e curatori. – spiega Andrea Conte – Tramite la poetica artistica si parla di dinamiche contemporanee a largo spettro legate all’acqua: fiumi, allagamenti, desertificazione, migrazioni, guerre e predazioni di risorse naturali nella storia e nella contemporaneità». 

Ma in che modo arte e scienza possono andare così di pari passo? «L’arte e la scienza hanno un territorio comune: l’intuizione. Mentre differiscono molto per metodo e linguaggio. Il linguaggio scientifico si basa su un metodo, quello artistico si basa su processi e pratiche differenti. – risponde l’artista – Per me un’opera d’arte deve lasciare sempre dei significati aperti, liberi, che vengono interpretati da chi osserva sulla base del suo sapere, del suo vissuto e al background culturale. È un altro modo di esprimersi che non è migliore o peggiore di quello scientifico o politico. L’arte è un allenamento percettivo ed è importante che generi domande e non dia risposte. Non si tratta né di propaganda né di comunicazione. L’azione artistica vuole stimolare il pensiero sensibile e portare altri punti di vista distanti da quelli dominanti per mostrare altre possibilità e prefigurare altri futuri percorribili».

I prossimi incontri

Venerdì 5 aprile – Mercati di Traiano, Museo dei Fori Imperiali
Acqua, Potere, Decostruzione e Decolonizzazione
La curatrice Lucia Cianciulli 
presenta
Il labrum (vasca) di porfido rosso egiziano dal Templum Pacis, III sec. d.C.
in dialogo con 
Justin Randolph Thompson e Jermay Michael Gabriel, artisti
Matteo Lucchetti, curatore per le arti e culture contemporanee, Museo delle Civiltà
Lorenzo Teodonio, storico, Wu Ming Foundation
con un contributo video inedito di Dry Ocean 

Martedì 16 aprile – Musei Capitolini
Aqua, fondazioni e migrazioni 
Ilaria Miarelli Mariani, Direttrice dei Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina 
presenta
Rubens, Romolo e Remo allattati dalla Lupa, olio su tela, inizi 1600
in dialogo con 
Alfredo Jaar, artista
Valentina Brinis, Open Arms – Advocacy Officer
con il contributo video: Andreco, TIBERINA Parade for the river Tiber. Collective Performance (teaser).
Finissage

Revenews