Alla scoperta di Novi Sad, cuore della Voivodina

La città di Novi Sad è senza dubbio il cuore culturale della Serbia. Perfetta per un weekend, soprattutto se cade nei giorni di Exit Festival.

“Il nostro obiettivo è farvi pensare, dopo aver girato per le strade di Novi Sad, che sia almeno la seconda città più bella del mondo, tra tutte quelle che avete visitato finora”.

Il goal dell’Ufficio Turistico serbo, che si occupa di sponsorizzare l’intera regione della Voivodina, viene dichiarato appena metto piede nel loro centro e – sulla carta – sembra quantomeno ambizioso.

Novi Sad è infatti una città di poco più di 380mila abitanti situata sulle rive del Danubio, a nord della Serbia. Non ci sono dubbi sul fatto che sia impregnata di storia e cultura (nel 2021 sarà la capitale europea della cultura insieme a Timișoara e Eleusi), ma a colpire maggiormente è proprio l’estremo affetto che i suoi abitanti le dimostrano, un misto di orgoglio e consapevolezza, venuto fuori in seguito a anni di sofferenze e ricostruzione.

Senza andare troppo a ritroso nel tempo, basta ricordare gli eventi del 1999, quando la città fu bombardata dalla NATO durante la guerra del Kosovo, distruggendone i ponti e le strutture, ma non di certo lo spirito.

“Già in quei giorni – mi racconta la guida – venne fuori tutta la forza degli abitanti. Di tutta quella strage ricordo soprattutto l’ironia con cui reagimmo. L’immagine di una Mercedes che riuscì a resistere al crollo del ponte fece storia. In giro già si diceva che da quel momento in poi la Mercedes non aveva più bisogno di pubblicità nella nostra zona. L’evento parlava da solo. Ironia, appunto”.

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Di quel periodo, rimangono visibili i pilastri immersi nel Danubio della vecchia ferrovia che si addentrava nella Fortezza di Petrovaradin e che forse, in futuro, verrà ricostruita. Per il momento, il punto forte della città – l’imponente costruzione che sorge appunto su una collina al di là del fiume – è per gli abitanti un altro motivo di orgoglio. La costruzione fu portata a termine nel 1780 e, ad oggi, è tra le più grandi fortezze d’Europa. Il suo pregio, però, è quello di non essere mai stata conquistata né distrutta. I cittadini di Novi Sad spesso – con l’ormai consolidata dose di black humour – ricordano che sono morti più serbi nel costruirla che nel difenderla.

Novi Sad vista dalla Fortezza di Petrovaradin

Oggi le stradine della rocca ospitano eventi culturali (come il prestigioso Exit Festival, di cui parleremo dopo) e i suoi chilometri di tunnel sotterranei sono indubbiamente un must see, perché vi faranno comprendere quanto fosse importante la difesa della città, che si trova del resto in una posizione storicamente strategica, che l’ha resa nel tempo terra di conquista ma anche di innesti multiculturali.

Un’altra storia che gli abitanti di Novi Sad amano raccontare risale infatti alla fine del 17esimo secolo, quando il governo asburgo vietò ai popoli di religione ortodossa di stabilirsi a Petrovaradin. I serbi della zona costruirono dunque un insediamento sulle rive del Danubio, trasformandolo in un centro particolarmente fervido e vitale. Maria Teresa, inoltre – per ripopolare l’area – iniziò a offrire terre da coltivare a molti cittadini europei, che accettarono di buon grado rendendo appunto l’intera zona ancora più variegata e – di conseguenza – ricca di fermento culturale. I cittadini di Novi Sad sottolineano spesso, infatti, che i loro antenati non sono solo serbi, ma che – se si va scavando a ritroso nel tempo – l’albero genealogico porterà a famiglie ungheresi, spagnole e persino italiane, che si insediarono qui secoli fa alla ricerca di un futuro stabile.

La Voivodina è, per questa e altre ragioni, considerata il vero centro culturale della Serbia. Più della capitale Belgrado, con cui amano dividere le conseguenze nefaste del maltempo (“Arriva una tempesta – mi ha raccontato uno dei miei tutor – però potrebbe fermarsi a Belgrado. Se piove lì, siamo salvi”), sottolineando nello stesso tempo che il Teatro Nazionale e molte preziose reliquie sono conservate qui e non nel centro politico del Paese.

Tramonto sul Danubio

Un altro aneddoto che qualsiasi abitante di Novi Sad vi racconterà con orgoglio è, ad esempio, la storia dei rari elmi romani che si trovano nel Museo di Novi Sad. Si narra che furono trovati da un’anziana contadina che – pensando si trattasse di bombe della seconda guerra mondiale – mise un contrassegno laddove la sua pala aveva toccato del materiale, temendo che il governo le avrebbe confiscato il giardino. Dieci anno dopo, la signora iniziò a notare che le presunte bombe emanavano uno strano luccichio. Scoperti gli elmi romani dorati, li portò a un mercante per venderli ma la risposta dell’uomo fu che quanto trovato era di un valore inestimabile e che alla signora conveniva “fare due passi, arrivare al Museo e portarli lì”. Gli abitanti della città sono molto fieri degli elmi perfettamente conservati (“Non ne esistono altri al mondo”), così come della loro Cattedrale (che in realtà non è una cattedrale) e persino del loro gemellaggio con la città italiana di Modena, a cui hanno dedicato una via.

Reclamano persino la parentela con Albert Einstein, sposato con Mileva Marić, fisica originaria proprio di Novi Sad. Si narra che passeggiando tra le strade del centro con suo suocero, Einstein abbia avuto l’illuminazione giusta per elaborare la teoria della relatività. Ma c’è anche chi mormora che tutte le conquiste scientifiche addebitate al noto Albert siano da accreditare in realtà alla meno celebre moglie, relegata in quegli anni ad essere la mente nascosta e non riconosciuta.

L’orgoglio di questa città in realtà è proprio ciò che la anima maggiormente. Perché ogni conquista è arrivata dal nulla, dalla fatica e dalla voglia di rinascere dalle ceneri. E, a dire il vero, il risultato è sorprendente perché a Novi Sad c’è tantissimo da ammirare (basterebbe il tramonto sul Danubio a bordo di un battello) e capire che – se non si tratta certo della seconda città più bella del mondo – si tratta senza dubbio di una città unica al mondo. E questo basta e avanza.

L’Exit Festival

Exit Festival

Alla luce di tutto ciò, la storia dell’Exit Festival – uno dei principali catalizzatori di turismo a Novi Sad – è ancora più intrigante. Il mega party – che al giorno d’oggi occupa per circa 4 giorni l’area della Fortezza – nacque nel 2000 per volontà di tre studenti universitari, che vollero organizzare una festa per tutti gli abitanti della città per far sì che dimenticassero i bombardamenti dell’anno precedente. Fu talmente un successo che, 19 anni dopo, la festa è diventata un Festival capace di chiamare a sé circa 200mila avventori, grazie a un mix di musica, intrattenimento e cultura che rischia di non avere pari in Europa.

Ecco, se state pensando di fare un salto a Novi Sad, approfittare dei giorni dell’Exit Festival è la soluzione ideale, perché un Festival così – fidatevi – non lo avete mai visto.

Grazia Cicciotti

Giornalista, serialista, divanista.