La spirale di violenza in cui è precipitata la zona delle Twin Cities ha dato il via ad una mobilitazione di aziende e organizzazioni, anche culturali, che hanno simbolicamente sostenuto la marcia pacifica, 25 gradi sottozero, della comunità. Il prossimo appuntamento il 30 gennaio, con una Art Call.

Quello che sta accadendo a Minneapolis è sotto gli occhi del mondo: la polizia per l’immigrazione americana, l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), agenzia federale istituita nel 2003 dopo gli attentati dell’11 settembre, si è distinta per alcune operazioni di polizia particolarmente brutali, durante le quali due persone, prima Renee Good e poi Alex Pretti, hanno perso la vita.

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A Minneapolis il massiccio intervento degli agenti dell’ICE è stato giustificato dalle indagini su una frode dei rimborsi legati alla pandemia, che sarebbe stata effettuata principalmente dalla comunità somala che vive nella città, una delle più estese degli Stati Uniti.

In quella che viene definita una sanctuary city, cioè una di quelle giurisdizioni locali che limitano o rifiutano attivamente la cooperazione con il governo federale sull’immigrazione irregolare, fin da subito i cittadini si sono ribellati all’ICE, scendendo in piazza armati di telefono e riprendendo nel dettaglio quello che stava succedendo.

Le proteste della società civile

Dopo le morti di Good e Pretty (tra l’altro due cittadini americani), la tensione è salita e anche le proteste, interne ed esterne. Il 23 gennaio è stato indetto una sciopero generale che ha interessato centinaia di aziende e organizzazioni delle Twin Cities (così vengono chiamate Minneapolis e la vicina Saint Paul), al quale hanno partecipato anche le istituzioni culturali. Il Walker Art Center e il Minneapolis Institute of Art (MIA) sono rimaste chiuse al pubblico nel weekend che è partito il venerdì 23 gennaio, unendosi a
un blackout economico a livello statale per protestare contro le operazioni dell’ICE.

Il panorama delle adesioni è stato vasto e ha coinvolto realtà di diverse dimensioni. Il Weisman Art Museum dell’Università del Minnesota, il Museum of Russian Art, il Minnesota Museum of American Art e il Minnesota Children’s Museum hanno chiuso i battenti, così come Minnesota Center for Book Arts, che ha chiesto apertamente l’allontanamento dell’ICE dallo Stato: «Vogliamo che cessino la violenza e la paura che l’agenzia sta continuando a scatenare contro le nostre comunità».

Il corteo pacifico a 25 gradi sotto zero e la chiamata per il 30 gennaio

Il 23 gennaio decine di migliaia di persone che hanno marciato attraverso la città in condizioni climatiche estreme, con temperature di molti gradi sotto lo zero (punte di -25). Una mobilitazione pacifica, accompagnata dalla chiusura dei luoghi della cultura che storicamente simboleggiano l’inclusione e la pace e chiedono a gran voce attenzione per una situazione che ha già da tempo superato i confini dell’accettabile.

Il prossimo appello è per il 30 gennaio. Gli organizzatori della protesta chiedono di bloccare tutto, scuole, aziende, shopping, ogni tipo di attività, per protestare contro l’ICE.

«L’intero Paese è sconvolto e indignato per le brutali uccisioni di Alex Pretti, Renee Good, Silverio Villegas González e Keith Porter Jr. da parte di agenti federali. – si legge sul sito ufficiale della protesta – Mentre Trump e altri politici di destra li diffamano definendoli terroristi, le prove video lo chiariscono senza ombra di dubbio: li hanno uccisi a colpi d’arma da fuoco in pieno giorno semplicemente per aver esercitato il loro diritto, garantito dal Primo Emendamento, di protestare contro le deportazioni di massa».

«Ogni giorno, l’ICE, la Border Patrol e altri esecutori del programma razzista di Trump entrano nelle nostre comunità per rapire i nostri vicini e seminare paura. È ora che ci mobilitiamo tutti insieme in un lockdown nazionale e diciamo basta!».

Il gruppo Indivisible ha già annunciato una nuova giornata di mobilitazione il 28 marzo, terzo appuntamento del No Kings Day. E c’è anche una ART CALL in corso: oltre a rinnovare la chiusura totale di musei e istituzioni culturali il 30 gennaio, gli artisti e i creativi di tutto il mondo sono invitati a caricare sul sito le loro opere (poster, grafiche) in sostegno della comunità che protesta.

Revenews