A scuola di manga con i Melancholia

A scuola di manga con Caterina Rocchi e i Melancholia nell'universo di Lucca Manga School, un posto in cui sentirsi a casa.
- - Ultimo aggiornamento
loading

Non capita tutti i giorni di sedersi in classe e prepararsi a una lezione di manga tenuta da Caterina Rocchi, con i Melancholia come compagni di classe. Ma alla Lucca Manga School tutto è possibile. E così, un pomeriggio di dicembre mi sono trovata a vagare tra le stanze e i disegni di questo piccolo universo immerso nella Toscana: una scuola di manga, ma anche un campus – dove gli studenti possono dormire in camerate, sfogliare fumetti e assaggiare il cibo (buonissimo) del cuoco – ma soprattutto un luogo in cui l’inclusività e l’arte la fanno da padroni.

LEGGI ANCHE: Caterina Rocchi e la Lucca Manga School: «Volevo fare la mangaka (e ce l’ho fatta)»

Ad accomunare una band come i Melancholia e Caterina Rocchi, founder della Lucca Manga School, più che un qualcosa di manifesto e tangibile è proprio infatti la necessità di pensare fuori dagli schemi. Che è poi il preludio di ogni arte degna di essere definita tale. Oltre al fatto che sono tutti molto più bravi di me a disegnare, ma questo è un altro discorso. E in fondo poi è l’impegno che conta.

Manga Melancholia

Manga e musica, ma soprattutto cringe

Il legame strettissimo tra musica e disegno emerge non enunciato nei discorsi che si accavallano durante la lezione o nella mensa, davanti all’albero addobbato con i Pokémon a cui Caterina si dedica ogni anno con invidiabile dovizia. Mentre sui banchi abbozziamo il volto del nostro personaggio manga, Benedetta, Filippo e Fabio chiedono ad esempio a Caterina informazioni sull’animazione.

«Sarebbe bellissimo farci un video», precisa Benedetta, non nascondendo che – già solo ad abbozzare l’idea – i Melancholia abbiano capito quanto sia difficile la missione. E in effetti Caterina elenca le differenze tra animazione 2D, 3D e Motion Capture e subito appare chiara l’enormità del lavoro (e del talento) che c’è dietro. Si parla de L’attacco dei giganti e di come a volte i manga esplorino i lati più inquietanti e insondabili dell’animo umano. Ma, del resto, «a me il cringe piace», precisa Benedetta. Ed è un’occasione per dare un’occhiata all’arte di Shintarō Kago, che fa dell’ultraviolenza e della deformazione strumenti di satira sociale. Del resto grazie all’orrore (inteso come genere) si infrangono i tabù e si allena parte della nostra sensibilità ad accettare anche l’inconscio. Tutto sommato, un esercizio positivo.

Melancholia, il ritorno sul palco

Se arte e musica – soprattutto considerando quanto ormai sia importante il mondo visivo per ogni musicista e cantante nell’epoca del web – sono ormai sempre più legati da intenzioni e forme, è meno scontato ciò che le accomuna nella pratica. Vale a dire un’immensa preparazione, anche fisica. Benedetta, seduta al tavolo della mensa, ci racconta di studiare (continuamente) canto, ma soprattutto postura.

Manga Melancholia

Il modo in cui respira o cammina ha una diretta conseguenza sul modo in cui canta. Simile – sottolinea Caterina – alla formazione di un mangaka. Basta reggere il pennino nel modo sbagliato per toppare un tratto. Tra aneddoti (l’esperienza dei Melancholia a X Factor o le avventure di Caterina in Giappone) e condivisione, i Melancholia ci raccontano anche il ritorno alla dimensione live. Il 18 dicembre, a Roma li attende intanto il palco del RADAR Xmas Party a Largo Venue. «Viviamo per il live – ci dicono – lì una band mostra veramente quanto vale. È strano, le prime date di solito ci sembrano durare un’eternità. Ora è come se salissimo sul palco e, un attimo dopo, il concerto è già finito».

Passione e anima

Diversi palchi ma stessa passione per i Melancholia e Caterina Rocchi. E una voglia incredibile di essere se stessi a qualsiasi costo. Caterina racconta di quando, a scuola, provavano a convincerla a giocare in cortile contro la sua volontà di disegnare in classe. Anche per questo ha dato vita alla sua Lucca Manga School: un posto in cui ogni bambino o ragazzo può seguire la sua inclinazione e, lontano dai giudizi, sentirsi a casa. Ma nell’arte in generale – quindi nel disegno come nella musica – essere fedeli a se stessi e seguire la propria strada ha spesso un prezzo, che si traduce in sacrifici e dubbi. Vale la pena? A vedere i Melancholia e la squadra di Lucca Manga School a cena insieme – mentre si parla di cose che non cambiano ma che andrebbero cambiate – risponderei senza dubbi: Beh, sì. Sempre.