Caterina Rocchi e la Lucca Manga School: «Volevo fare la mangaka (e ce l’ho fatta)»

Sarà a Lucca Comics & Games con Riccardo Zanotti, ma nel frattempo Caterina Rocchi ci ha raccontato la sua storia.
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Caterina Rocchi di Lucca Manga School e Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari si raccontano alla Japan Town il 30 ottobre alle 12, per Lucca Comics & Games. Un’occasione unica in cui due arti diverse – ma unite da una forte passione – si incontrano e si raccontano con alcuni dei loro importanti esponenti.

«Il confronto con Riccardo è bellissimo, perché abbiamo storie molto simili. – dice Caterina – Avevamo un obiettivo e abbiamo fatto di tutto per raggiungerlo. Abbiamo fatto un percorso che, visto da fuori, sembra una favola. In realtà, ritrovarsi in un paese straniero da soli e molto giovani può essere diverso da una favola. Non è un percorso facile quanto può sembrare, ma le soddisfazioni sono oggettive».

Del resto, Caterina lo sa bene. Nota sui social come Pane e Manga, ha studiato in Giappone la tecnica e l’ha trasportata in Italia nella sua versione originaria. A soli 28 anni (e da quando ne ha 17), gestisce una scuola di sua fondazione con ben 16 docenti e forma non solo studenti di ogni età, ma anche i futuri insegnanti.

Caterina Rocchi

«Sono sempre stata una bambina molto presa dal disegno. – ci racconta – Alle elementari i miei compagni giocavano e io ero in classe a disegnare. Sin da piccolina, era molto chiaro che avrei fatto qualcosa col disegno e così è stato. Quando ho letto un manga per la prima volta è stato amore a prima vista. Ed è stato anche formativo. Avevo sempre letto fumetti, da Topolino a Lupo Alberto, ma in quel periodo i protagonisti erano uomini adulti. Io a 11 anni non riuscivo a capire. Scelsi un manga a caso ed era una serie d’amore, una cosa molto pura e serena. Ho scoperto per la prima volta che potevo immedesimarmi nella protagonista».

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«In Giappone, molto prima che in Italia uscisse qualcosa di simile, esistevano già i manga shōjo per le ragazzine. C’è una targettizzazione molto precisa che a me è piaciuta molto, perché ho letto storie in cui mi immedesimavo completamente. Ho iniziato a disegnare di tutto. E poi ho detto ai miei che volevo fare la mangaka. In Italia non c’era granché in quel periodo, soprattutto non c’era quello che cercavamo noi. Così, a 13 anni ho studiato giapponese e a 14 anni sono andata in Giappone per la prima volta».

«Il manga è una tecnica, non è uno stile. Se pensi ai manga, ti vengono in mente gli occhioni, lo spadone. Ma quelle, in realtà, sono scelte personali dell’autore. In Giappone ho scoperto che il manga ha le sue regole».

Caterina Rocchi e la Lucca Manga School

Caterina Rocchi

Con una buona dose di coraggio e animata dalla sua passione, Caterina in Giappone ha studiato presso la Yokohama Manga Kyoshitsu (ora scuola partner di Lucca Manga School) diretta da Ikuo Matsuda. Ha poi incontrato il maestro Mikiya Mochizuki, che le ha proposto di collaborare con lui e le sue pagine sono state pubblicate sulla rivista Daimokuroku, in una rubrica curata da Mikiya Mochizuki, edita da E-Book Japan.

«In Giappone ho studiato, ma poi per me è diventato anche un lavoro. Quando avevo 17 anni ho portato, per la prima volta, uno dei miei insegnanti dal Giappone all’Italia con l’intenzione di condividere con gli altri la mia fortuna. Mi sembrava giusto. – ci racconta Caterina Rocchi – L’ho fatto perché anche io per prima volevo studiare di più. La scuola in realtà è nata in quel momento e poi ha preso vita. Si è espansa in modo incontrollabile. È stata una crescita naturale e spontanea e non abbiamo potuto fare altro che andarle dietro. Sento la scuola come una creatura viva».

Nel frattempo, la stessa cultura del manga si è trasformata. Sia in Italia che in Giappone.

«Il manga ora è qualcosa che si trova dovunque, non è più una sottocorrente. Li trovi anche nelle grandi catene delle librerie. Ti fa capire veramente quanto è pervasivo questo fenomeno. Un po’ mi fa ridere perché, quando ho cominciato, dicevano che il manga fosse un meteora. Ma il manga in Italia c’è da più di 30 anni ormai».