Le nuove scansioni sotto l’altopiano egiziano individuano un’anomalia geometrica di oltre 100 metri: tra ipotesi scientifiche e suggestioni archeologiche.
Una nuova indagine sull’altopiano di Giza riapre uno dei grandi interrogativi dell’archeologia: sotto la sabbia dell’Egitto si nasconde davvero una struttura monumentale ancora sconosciuta?
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Tra il 2025 e i primi mesi del 2026, un team internazionale di ricerca ha individuato, attraverso tecnologie avanzate di scansione, una vasta anomalia sotterranea nel settore orientale della necropoli. Una scoperta che, se confermata, potrebbe modificare in modo significativo la comprensione dell’architettura dell’Antico Regno.
La scoperta
Le analisi hanno evidenziato una struttura ipogea situata a una profondità compresa tra i 10 e i 15 metri, con un’estensione di circa 120 metri. Ciò che colpisce non è solo la dimensione, ma soprattutto la forma: una geometria regolare, con pareti verticali, difficilmente riconducibile a fenomeni naturali tipici del calcare dell’area.
Gli strumenti utilizzati – tra cui tomografia muonica e radar a penetrazione del suolo (GPR) – hanno rilevato una firma densimetrica anomala, ovvero una differenza nella distribuzione della massa sotto la superficie. In termini semplici, si tratta di un grande volume che appare vuoto o riempito di materiale diverso rispetto alla roccia circostante.
La tecnologia
La tecnologia impiegata sfrutta i muoni, particelle provenienti dallo spazio che attraversano la materia. Analizzando il loro comportamento, i ricercatori possono individuare zone più dense o più leggere all’interno del terreno.
È un po’ come osservare una radiografia: dove il materiale è compatto, il segnale cambia; dove ci sono vuoti o strutture artificiali, emerge un’immagine più definita. In questo caso, la scansione ha restituito una forma regolare e coerente, incompatibile con un semplice accumulo naturale.
Secondo i primi dati, l’anomalia potrebbe avere origine antropica e risalire alla IV Dinastia, il periodo in cui furono costruite le grandi piramidi. Le analisi di resistività elettrica hanno inoltre individuato tracce di materiali riflettenti lungo il perimetro, un elemento che potrebbe indicare la presenza di rivestimenti in granito o calcare lavorato, tipici delle architetture monumentali egizie.
Per ora, però, si tratta di un’ipotesi: senza esplorazione diretta, non è possibile stabilire con certezza la natura della struttura.
L’ipotesi della seconda Sfinge: suggestione o possibilità reale?
L’idea di una struttura gemella della Sfinge non nasce oggi, ma affonda nelle interpretazioni della cosmologia egizia.
Nel pensiero dell’Antico Regno, il principio di Maat, l’equilibrio universale, si traduceva spesso in architetture simmetriche. Templi e complessi funerari venivano progettati in modo speculare, riflettendo dualità fondamentali come quella tra Alto e Basso Egitto o tra oriente e occidente.
Anche l’iconografia del leone guardiano, noto come Aker, è spesso rappresentata in forma doppia, con due figure rivolte in direzioni opposte. La Sfinge oggi visibile guarda verso est: secondo alcune interpretazioni, una struttura complementare potrebbe essere esistita o essere stata progettata per completare il sistema simbolico della necropoli.
Le dimensioni e la posizione dell’anomalia individuata nel 2026 sembrano, almeno in parte, coerenti con questa ipotesi. Tuttavia, al momento non esistono prove dirette che colleghino la struttura a una seconda Sfinge.
I prossimi passi: micro-camere e carotaggi
Il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano ha già annunciato una nuova fase di indagini prevista entro la fine del 2026.
L’obiettivo è effettuare carotaggi mirati e inserire micro-camere a fibra ottica nel sottosuolo, per verificare la presenza di camere, corridoi o eventuali strutture architettoniche conservate. Solo queste analisi potranno chiarire se si tratta di una cavità naturale, di un’opera incompiuta o di un complesso monumentale ancora sconosciuto.
Una scoperta che potrebbe cambiare Giza
Se la natura artificiale venisse confermata, ci troveremmo di fronte a una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi decenni.
Non tanto per il fascino della seconda Sfinge, quanto per le implicazioni più ampie: una nuova struttura significherebbe rivedere l’organizzazione dell’altopiano, le tecniche costruttive e, forse, anche il significato simbolico dell’intero complesso.
Per ora, però, la prudenza resta necessaria. La storia dell’archeologia è piena di anomalie che si sono rivelate meno straordinarie del previsto. Ma è anche vero che, a Giza, sotto la sabbia, molto resta ancora da scoprire.