Riemergono quasi 300 iscrizioni nel corridoio dei teatri grazie alle nuove tecnologie digitali

Anche a Pompei, 2000 anni fa, i muri cittadini erano pieni di scritte e scarabocchi: come in una città moderna, dove graffiti e scritte oscene compaiono come funghi, per poi sparire ciclicamente sotto la mano della pulizia urbana. Così lontani ma così vicini, anche i nostri antenati dedicavano scritte alla donna o all’uomo amato, si prendevano in giro a vicenda o semplicemente lasciavano un messaggio per qualcuno, in quella che possiamo considerare una primigenia forma di social network.

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I graffiti di Pompei non sono una novità in senso assoluto: molti erano già noti, ma la notizia di pochi giorni fa è la ricomparsa di altre scritte, fin’ora rimaste invisibili, grazie all’utilizzo delle nuovissime tecnologie.

Dal sito Pompeisites.org

Scoperti nuovi graffiti a Pompei grazie alla RTI

Così nel corridoio di passaggio che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana, su un muro scavato oltre 230 anni fa da cui non ci si aspettava nessuna novità, emergono quasi 300 iscrizioni, tra quelle già note da tempo (circa 200) e quelle nuove identificate (79): il progetto che le ha riportate alla luce si chiama Bruits de couloir (“Voci di corridoio”), ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell’Università della Sorbona e Marie-Adeline Le Guennec dell’Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. Attraverso un approccio multidisciplinare che combina epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities, i ricercatori hanno analizzato le pareti del corridoio con RTI (Reflectance Transformation Imaging, tecnica di fotografia computazionale che acquisisce una serie di immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione), utilizzando una griglia virtuale che documenta legami spaziali e tematici tra le iscrizioni.

Riemerge così dal passato la testimonianza di un’umanità vivace e ricca, che non sapeva di essere ad un passo dalla sua fine materiale e dall’ingresso nella storia di tutti i tempi: conosciamo la storia d’amore di una donna di nome Erato, Erato amat… (“Erato ama…”), vediamo rappresentata la scena di un combattimento gladiatorio, leggiamo “Vado di fretta; stammi bene, mia Sava, fa che mi ami!” – “Miccio-cio-cio, a tuo padre che cacava hai rotto la pancia; guardate un po’ come sta Miccio!” – “Methe, (schiava) di Cominia, di Atella, ama Cresto nel suo cuore. Che ad entrambi la Venere di Pompei sia propizia e che vivano sempre in armonia.”

Tutela dei nuovi graffiti

“La tecnologia è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico e quelle stanze le dobbiamo anche raccontare al pubblico – ha commentato il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che in tutta Pompei sono oltre 10mila, un patrimonio immensoSolo l’uso della tecnologia può garantire un futuro a tutta questa memoria della vita vissuta a Pompei.”

Lo sviluppo di una piattaforma 3D che integri fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici porterà alla creazione di un nuovo strumento per la visualizzazione congiunta e l’annotazione delle iscrizioni. Per favorire al meglio la conservazione di questo importante complesso di attestazioni epigrafiche pompeiane concentrate in un unico ambiente, portate alla luce nel 1794, il Parco Archeologico di Pompei ha messo in programma la realizzazione di una copertura del corridoio, per consentire finalmente un’adeguata protezione degli intonaci su cui sono state incise le iscrizioni, e per favorire una futura esperienza di visita integrata con l’ausilio delle tecnologie sviluppate dalle nuove ricerche.

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