La Fondazione Memmo dedica a Portia Zvavahera la sua prima mostra istituzionale in Italia: un percorso immersivo tra sogno, memoria e spiritualità, con installazioni site-specific e nuove opere pittoriche.

Alla Fondazione Memmo di Roma arriva la prima mostra istituzionale in Italia dedicata a Portia Zvavahera, artista zimbabwese tra le voci più interessanti della scena contemporanea internazionale. Il progetto, a cura di Alessio Antoniolli, sarà aperto al pubblico dal 29 aprile – 1 novembre 2026 negli spazi di via della Fontanella di Borghese 56/B, con ingresso libero.

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Per questa occasione Zvavahera presenta un’importante installazione site-specific pensata per gli ambienti della Fondazione, insieme a un nuovo nucleo di opere nate durante un periodo di residenza nella capitale. Un capitolo centrale della sua ricerca recente, in cui autobiografia, memoria e trascendenza si intrecciano in un linguaggio pittorico stratificato e profondamente emotivo.

Veduta di installazione di opere di Portia Zvavahera in galleria, con grandi tele dai colori intensi

Tra sogno, lutto e visioni del paradiso

Al centro della mostra romana, Zvavahera concentra la propria indagine su un tema intimo e meditativo: la scomparsa della nonna, esperienza che riaffiora in forma onirica insieme all’idea di paradiso e al modo in cui l’immaginazione può orientare la vita terrena. Gioie e inquietudini del quotidiano si mescolano così a visioni interiori, trasformando ogni quadro in uno spazio liminale tra presenza e assenza.

Il sogno, con le sue stratificazioni simboliche ed emotive, è una matrice generativa fondamentale del suo lavoro. Le opere sono abitate da figure quasi spettrali, colte in stati di estasi, metamorfosi o forte tensione emotiva, in un linguaggio che dissolve i confini tra dimensione tangibile e sfera spirituale. La pittura diventa così un luogo di rivelazione, in cui il vissuto personale si apre a una riflessione più ampia sulla condizione umana.

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Radicata nella cultura e nella lingua Shona, parlata in gran parte dello Zimbabwe e ambito in cui l’artista pensa, sogna e definisce la propria identità, la ricerca di Zvavahera fonde iconografia religiosa e indagine psicologica. Il sogno assume il ruolo di canale privilegiato di comunicazione con il divino e di guida quasi profetica: visioni, presagi e memorie vengono interiorizzati e rielaborati fino a diventare materia pittorica.

Dettaglio di installazione con dipinti di Portia Zvavahera caratterizzati da motivi ornamentali e stratificazioni cromatiche

Stratificazioni cromatiche e ritmo visivo

Dal punto di vista tecnico, la mostra alla Fondazione Memmo restituisce una pratica libera e sperimentale che integra disegno, pittura gestuale e stampa xilografica. Zvavahera lavora per accumulo: pennellate espressive, intensi passaggi di colore e complesse tecniche di stampa generano campi visivi densi, pulsanti, attraversati da pattern e figure che emergono e si dissolvono.

Attraverso una vibrante stratificazione cromatica, l’artista sovrappone motivi ripetuti e stencil intagliati a mano in un calibrato gioco di trasparenze e opacità. Ne nasce una tensione ritmica che conferisce alle superfici pittoriche profondità e movimento, come se le immagini fossero in costante trasformazione. Le opere, già presentate in istituzioni come l’Institute of Contemporary Arts di Boston, il Fridericianum di Kassel e la Biennale di Venezia, arrivano ora a dialogare con gli spazi romani in un nuovo contesto curatoriale.

Veduta dell'installazione di Portia Zvavahera alla Biennale di Venezia, con grandi tele dai colori accesi

La mostra si inserisce nel percorso che la Fondazione Memmo porta avanti dal 2012, dedicato all’arte contemporanea internazionale e al dialogo tra artisti e città. Dopo le personali di figure come Sin Wai Kin, Wynnie Mynerva e Anthea Hamilton, il nuovo progetto con Zvavahera conferma l’attenzione dell’istituzione verso ricerche che intrecciano dimensioni biografiche, spiritualità e sperimentazione formale.

La sede di via della Fontanella di Borghese è aperta da lunedì a domenica, dalle 11.00 alle 18.00 (chiuso il martedì), con ingresso libero. Un’occasione per scoprire da vicino il lavoro di un’artista già presente in collezioni come Tate, Johannesburg Art Gallery, Pérez Art Museum Miami e Zeitz MOCAA di Città del Capo, ora protagonista di un nuovo capitolo espositivo a Roma.

Foto: Portia Zvavahera / Elon Schoenholz / Maris Mezulis / Gianluigi Guercia, courtesy Stevenson e David Zwirner

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