Dal 17 marzo al 28 luglio, Palazzo delle Esposizioni dedica una grande retrospettiva a Mario Schifano. Oltre cento opere raccontano l’artista che ha attraversato pittura, fotografia e cinema, reinventando il linguaggio visivo italiano del Novecento.
Negli anni ’80, una personale di Mario Schifano accompagnava la riapertura del Palazzo delle Esposizioni, segnando uno dei momenti simbolici della ripartenza culturale romana. Oggi, a distanza di decenni, l’artista torna negli stessi spazi con una grande retrospettiva, in programma dal 17 marzo al 28 luglio 2026. Curata da Daniela Lancioni, la mostra raccoglie oltre cento opere e attraversa l’intero percorso dell’artista, dagli esordi agli anni Novanta, ricostruendo un lavoro che ha attraversato linguaggi, tecniche e formati diversi.
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La pittura inquieta di Schifano continua ad emergere nella cultura italiana non per nostalgia, ma per necessità. Perché questo artista, che oscillava tra pittura e immagine contemporanea, è ancora così attuale? «Mario Schifano è un artista più complesso di quanto generalmente non si creda, è un artista che ha profondamente cambiato con le sue invenzioni visive il nostro modo di guardare e quindi di pensare», spiega la curatrice.
Mario Schifano torna al Palazzo delle Esposizioni di Roma
Il percorso espositivo si apre con le opere informali e materiche degli inizi e prosegue con il passaggio ai monocromi dei primi anni Sessanta, fino ai paesaggi urbani ridotti a dettagli essenziali. «La mostra raccoglie dalle opere degli esordi informali e materiche fino al suo exploit nel 1960, i famosi monocromi. – continua la Lancioni – Poi le opere dei paesaggi urbani dove Mario Schifano ha riportato soltanto un particolare». Accanto a queste, emerge la fase della nuova figurazione, in cui la pittura si confronta direttamente con il linguaggio fotografico. «Poi paesaggi, una nuova figurazione completamente nuova, inventata, filtrata attraverso il linguaggio della fotografia», dice la curatrice.
Uno degli elementi centrali della mostra è il dialogo tra linguaggi diversi, che attraversa tutta la produzione dell’artista. «La mostra – spiega – mette sullo stesso piano e unisce diversi linguaggi abbracciati da Mario Schifano e attraverso i quali ha rigenerato la pittura, e cioè la fotografia e il cinema». Tra i nuclei più significativi, quello dei paesaggi televisivi degli anni Settanta: «Il ciclo più innovativo degli anni ’70 è quello dei paesaggi TV, ossia le immagini del televisore fotografate e emozionate su delle tele su cui poi Schifano interveniva».
Gli anni ’80 e i lavori unici in mostra
La retrospettiva dedica ampio spazio anche agli anni Ottanta, con una selezione che privilegia opere non seriali. «Abbiamo fatto una scelta particolare, non documentare tanto i quadri e i soggetti su cui Schifano è tornato molte volte, ma i pezzi unici», dice Daniela Lancioni. Tra questi, «le tre grandi tele realizzate per la Biennale di Parigi nel 1985, Terminale, Osservatorio e Incidente».
Il percorso si conclude con i lavori degli anni Novanta, in cui emergono nuove tensioni legate al contesto storico. «Sono i lavori dove Schifano, che non è mai stato un artista politico, fa sentire la sua voce di denuncia per le criticità del mondo». Tra le opere citate, Sorrisi scomparsi, legata alla guerra del Golfo, e lavori che affrontano temi geopolitici e ambientali. «Ci sono quadri con scritte arabe, con scritto Palestina, un meteo malato, le minacce. È stato un artista che negli anni ’90 ha sentito le emergenze e le criticità non solo climatiche, ma anche geopolitiche».
A emergere, lungo tutto il percorso, è anche la varietà tecnica della sua produzione. «Un’altra particolarità della mostra è quella di dimostrare quante tecniche e materiali diversi ha attraversato Mario Schifano con la sua pittura. – chiosa la Lancioni – Sempre però con dei brani di altissima pittura».
Schifano e Roma: il ruolo nella scena artistica
La mostra si inserisce all’interno della programmazione del Palazzo delle Esposizioni, che torna a dedicare i propri spazi a figure centrali della scena artistica. «Apriamo la mostra di Mario Schifano, una retrospettiva molto importante su un grande protagonista dell’arte del Novecento», sottolinea Marco Delogu, Presidente PalaExpo.
Delogu ricorda anche il ruolo dell’artista nella vita culturale romana: «È stato un artefice della vita artistica della città, non soltanto come pittore ma anche come movimentatore». Un’attività che attraversava ambiti diversi, come dimostra il concerto del 1967 al Piper con il gruppo Le Stelle. Accanto alla retrospettiva su Schifano, il Palazzo delle Esposizioni ospita anche una mostra di Marco Tirelli, pensata per gli stessi spazi. «Due artisti che hanno molto influenzato, in modi diversi, la scena romana», conclude Delogu.
Con questo ritorno, il Palazzo delle Esposizioni riannoda un filo diretto con la propria storia espositiva, riportando negli stessi ambienti un artista che ne aveva già segnato una fase di ripartenza.
Foto: Ufficio Stampa/SIAE