Dal 29 marzo 2026 quattro grandi mostre firmate Pinault Collection tra pittura, installazioni e pratiche politiche, con Michael Armitage, Amar Kanwar, Lorna Simpson e Paulo Nazareth.
Dal 29 marzo 2026 Venezia torna al centro della scena internazionale con quattro importanti mostre firmate Pinault Collection tra Palazzo Grassi e Punta della Dogana. Un progetto espositivo ampio e articolato che riunisce pittura, video, installazione e pratiche performative, confermando il ruolo dei due spazi veneziani come piattaforma privilegiata per il dialogo tra arte contemporanea e riflessione politica.
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Michael Armitage a Palazzo Grassi
Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027
A Palazzo Grassi arriva The Promise of Change, grande retrospettiva dedicata a Michael Armitage (Kenya, 1984), una delle voci più riconosciute della pittura contemporanea. Curata da Jean-Marie Gallais, con la collaborazione di Hans-Ulrich Obrist, Caroline Bourgeois e Michelle Mlati, la mostra riunisce oltre 150 opere tra lavori storici e nuove produzioni.
Armitage costruisce un linguaggio sospeso tra figurazione e astrazione, cronaca documentaria e visione onirica. Nei suoi dipinti si intrecciano memoria personale, storia coloniale, tensioni politiche e riferimenti mitologici. Temi come le conseguenze della guerra, la migrazione, la repressione politica e l’abuso di potere diventano materia pittorica intensa, spesso ambigua, mai didascalica.
Elemento distintivo della sua pratica è l’uso della corteccia d’albero come supporto, secondo tradizioni ugandesi e indonesiane, che sostituisce la tela occidentale e introduce irregolarità materiche – fori, pieghe, superfici ruvide – capaci di influenzare direttamente la composizione. Il risultato è una pittura stratificata, cromaticamente vibrante, che costringe lo sguardo a muoversi tra più livelli narrativi.
Amar Kanwar a Palazzo Grassi
Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027
Sempre a Palazzo Grassi, al secondo piano, Pinault Collection presenta Co-travellers, mostra dedicata ad Amar Kanwar (India, 1964). Il progetto riunisce due importanti installazioni multimediali: The Torn First Pages (2004-2008) e The Peacock’s Graveyard (2023).
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Kanwar lavora tra arte, documentazione e attivismo, esplorando i temi della violenza, della giustizia e della resistenza politica nel Sud-Est asiatico. The Torn First Pages affronta la complessità della lotta per la democrazia in Birmania, partendo dal gesto simbolico di un libraio che strappava le prime pagine dei libri imposte dalla propaganda militare.

Digital video installation, ©Amar Kanwar, Courtesy Marian Goodman Gallery
L’opera più recente, The Peacock’s Graveyard, è invece un’installazione immersa nell’oscurità, composta da sette schermi invisibili e accompagnata da una partitura musicale che conduce lo spettatore in una dimensione quasi rituale. Favole metafisiche, immagini astratte e testi poetici costruiscono una riflessione senza tempo sulla moralità e sulle conseguenze dell’arroganza umana.
Lorna Simpson a Punta della Dogana
Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026
Per la prima volta in Europa, Punta della Dogana ospita un’ampia personale di Lorna Simpson (Stati Uniti, 1960), in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York. La mostra, curata da Emma Lavigne, riunisce circa cinquanta opere tra dipinti, collage, sculture, installazioni e un film, includendo lavori inediti.

Dalla metà degli anni 2010 Simpson ha sviluppato un’importante ricerca pittorica che indaga memoria, stereotipi e costruzione dell’immagine. Le serie Ice, Special Characters ed Earth and Sky compongono un percorso che attraversa paesaggi artici, figure enigmatiche e ritratti femminili monumentali, spesso presentati nel Cube di Tadao Ando
Il collage, centrale nel suo processo creativo, diventa uno strumento di riscrittura della storia visiva occidentale, attraverso giustapposizioni e slittamenti semantici che destabilizzano ogni lettura univoca.
Paulo Nazareth a Punta della Dogana
Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026
Sempre a Punta della Dogana, la mostra Algebra di Paulo Nazareth (Brasile) – curata da Fernanda Brenner – riunisce oltre vent’anni di pratica artistica, includendo opere inedite.
Il titolo richiama l’etimologia araba al-jabr, “rimettere insieme le ossa rotte”, e diventa metafora della volontà di ricomporre le fratture della storia coloniale. Nazareth lavora attraverso camminate performative nelle Americhe e in Africa, mettendo in luce le violenze strutturali che hanno plasmato i confini contemporanei.
Una linea di sale attraversa le sale espositive, evocando la geometria di una nave negriera – il tumbeiro – e trasformando lo spazio dell’ex dogana veneziana in un luogo di riflessione sui sistemi di misurazione, registrazione e cancellazione della memoria.
Quattro mostre, quattro prospettive radicali sul presente: dalla pittura stratificata di Armitage alle narrazioni poetico-politiche di Kanwar, dalla decostruzione dell’immagine di Simpson alla pratica performativa di Nazareth.
La stagione 2026 della Pinault Collection si presenta così come un’indagine ampia e complessa sul rapporto tra memoria, identità e potere, riaffermando Venezia come crocevia privilegiato del dibattito artistico internazionale.