La chiesetta di Pizzo Calabro venne scavata a mano dai marinai scampati ad un naufragio e dedicata alla Madonna di Piedigrotta: la sua incredibile storia dal 1600 ad oggi.
La genesi della chiesetta di Piedigrotta affonda le sue radici fra leggenda e devozione: nonostante le circostanze della sua costruzione appaiano decisamente straordinarie, ancora oggi, a distanza di secoli, la piccola costruzione scavata nella roccia tufacea è lì, sulla spiaggia di Pizzo Calabro, e mantiene intatta – anche qua, quasi per miracolo – la sua meraviglia e il suo mistero.
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Siamo nel 1630 circa: un veliero napoletano incappa in una tempesta, al largo della Costa degli Dei. I marinai si riuniscono nella cabina del Capitano, dove era custodito il quadro della Madonna di Piedigrotta, e fanno un voto: se si salveranno dalla tempesta costruiranno una Chiesa e la dedicheranno proprio a questa Madonna, il cui culto a Napoli era anche all’epoca molto sentito.
I marinai si salvano dal naufragio e si ritrovano sulla spiaggia di Pizzo Calabro: sono riusciti anche a salvare il quadro della Madonna. A questo punto onorano il voto e scavano nella roccia tufacea antistante la spiaggia la chiesetta: vi posizionano dentro il quadro e anche la campana di bordo, datata 1632.
La chiesetta di Piedigrotta, una storia lunga secoli
La storia della Chiesetta di Piedigrotta è però appena iniziata: scavata nella roccia – immaginiamo – con mezzi rudimentali, era esposta alle tempeste e alle mareggiate e il quadro venne di nuovo trascinato in mare e di nuovo ritrovato sugli scogli.
Passano gli anni e la cura della chiesetta e dell’effige sacra è affidata ai locali: tra questi uno scultore di nome Angelo Barone, che di mestiere ufficiale fa il cartolaio ma che sviluppa una vera e propria ossessione per la chiesetta scavata nella roccia, tanto da decidere di farne il fulcro della sua attività artistica.

Fu prima lui e poi il figlio Alfonso a dare alla Chiesa l’aspetto e l’impianto attuale: ingradirono la grotta e riempirono gli ambienti con statue, sempre realizzate con la stessa roccia tufacea, rappresentanti le vite dei Santi e di Gesù. In particolare Alfonso dipinse anche gli affreschi sulla volta della navata centrale e dell’altare maggiore.
La visita alla Chiesetta
Il fatto che la Chiesetta, che secondo la leggenda sarebbe nata da un miracolo, si sia più o meno conservata intatta ha a sua volta del miracoloso: esposta al mare e ai vandali, ha subìto diversi danni e danneggiamenti nel corso dei decenni, ma quando finalmente il Comune, la Regione e i Beni Culturali hanno deciso di tutelarla, manteneva ancora il suo aspetto iniziale.
Per il visitatore che la scopre per la prima volta, la Chiesetta di Piedigrotta è un luogo emozionante: si arriva alla spiaggia scendendo lungo una scala e ci si ritrova nell’atmosfera sospesa di questa grotta, con i suoi gruppi di statue dai volti quasi cancellati, che riesce a restituire immediatamente il senso del mare, della sua forza anche spietata, e della fatica dei fragili esseri umani che vi si oppongono, appoggiandosi al culto e chiedendo l’intervento della divinità.

I gruppi scultorei, fra Santi protettori antichi e moderni
All’ingresso balza subito agli occhi l’altare con il quadro della Madonna, che non però quello originale: il quadro del 1600, dopo un restauro durato diversi anni, è custodito dentro il Santuario di San Francesco di Paola. La chiesa è al momento anche sconsacrata e si celebra Messa in via eccezionale solo il 2 luglio, per la ricorrenza della Madonna, quando la processione arriva fin dentro la Chiesetta.
La Chiesa è composta da tre grotte, popolate da statue create dalla stessa roccia sedimentaria. Ai lati della porta d’ingresso 4 Angeli reggono le due acquasantiere la cui basi poggiano su dei leoni. Subito a sinistra è visibile la cappella della Madonna di Pompei, con angeli e fedeli inginocchiati.

Non può mancare San Francesco di Paola, il santo protettore della Calabria, che attraversa lo Stretto sul mantello, ma anche San Giorgio che sconfigge il drago che è invece il protettore di Pizzo Calabro.
In alcune grotte ci sono oggetti particolari, come la statua in gesso della Madonna di Lourdes (ritrovata, si dice, agli inizi degli anni ’50 in un bosco tra Polia e Filadelfia), i medaglioni scolpiti da Giorgio Barone dedicati a Papa Giovanni XXIII e al Presidente americano Kennedy, un commovente ricordo di un bambino. C’è la grotta interamente dedicata al Presepe e quella, molto suggestiva, dove l’Angelo della Morte pone una corona sulla testa di Santa Rita prostrata ai suoi piedi.

Oggi la Chiesetta di Pizzo Calabro, che troneggia su un tratto di spiaggia dalle acque cristalline, è il sito più visitato della Calabria dopo i Bronzi di Riace. Viene sottoposta a mantenzione e restauri (l’ultimo nel 2019) e si cerca, con successo, di mantenerne l’aspetto selvaggio e naturale, che negli anni ha fatto sì che sembrasse parte del paesaggio circostante e non opera dell’uomo.