‘Vent’Anni’, il corto di Aphton Corbin: «Una storia sull’imparare a essere adulti»

Aphton Corbin ci racconta il suo corto 'Vent'Anni', in arrivo su Disney+ e nato grazie al programma SparkShorts della Pixar.
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SparkShorts – il programma Pixar che permette ai dipendenti di realizzare dei cortometraggi a tema libero – nel 2021 ci ha regalato due piccoli capolavori, Vent’Anni e Nona. Vent’Anni (Twenty Something) è stato ideato e diretto dalla giovanissima Aphton Corbin e prodotto da Erik Langley. Forte di un’animazione volutamente vintage, il corto esplora le insidie dell’essere adulti, con una buona dose di immaginazione.

«In molti mi hanno detto di aver percepito vibes anni ’80 e ’90, ma in realtà io sono andata ancora più indietro. – ci dice Aphton – Mi sono ispirata agli anni ’60 e ’70 e a uno stile grafico molto vintage, tipico dei cartoni dell’epoca. Parlo delle animazioni UPA. Volevo dare una nuova sfumatura a questo vecchio stile bellissimo e molto grafico. Volevo vedere cosa sarei riuscita a tirarne fuori con uno sguardo più moderno. Probabilmente questa fusione tra old style e il mio approccio moderno ha portato a questo stile anni ’80 e ’90».

Vent'Anni

Vent’Anni e le insicurezze dell’età adulta

La storia del corto vede invece la protagonista Gia alle prese con il suo 21esimo compleanno. Come recita la sinossi, Vent’Anni «è una storia sulle insicurezze dell’età adulta e a come tutti fingiamo di capirci qualcosa finché ci riusciamo».

«L’ispirazione viene direttamente da me, da ventenne che inizia a lavorare per la Pixar. – ci racconta la regista – Provo una strana sensazione. Penso Oh Dio si sono sbagliati, oppure Hanno assunto una bambina. Il corto parla proprio di come si impara a essere adulti. La Pixar è il mio primo vero lavoro dopo il college, c’è preoccupazione e paura e nello stesso tempo cerco un equilibrio tra andare dal dentista senza che me lo dica mia mamma e la macchina, cambiare l’olio e tutte queste cose della vita da adulta che credo preoccupino molte persone a vent’anni».

Vent'Anni

Infine, un commento sulla musica che vanta nella colonna sonora il brano Hold the Line di ASTU.

«Volevo una musica da party che venisse dal club, che non fosse una colonna sonora. – ci dice – Tranne l’ultimo pezzo che volevo fosse ispirato dai sentimenti di risveglio e consapevolezza. Per fortuna ho potuto lavorare con ASTU, che è una musicista bravissima che vive nella Bay Area, dove si trova la Pixar. È stato bello lavorare con una persona del posto per creare questo suono magnifico. Sono felice di averlo nel corto».