Cholo, ‘Favelas’ e «la consapevolezza di giocare nella superficialità»

Cholo ci racconta il singolo 'Favelas', uscito il 14 maggio. Un'unione inedita di suoni e un testo che ha vari livelli di lettura.
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Venerdì 14 maggio è uscito Favelas (Reload Music), il singolo di debutto del duo formato dal cantautore Cholo e dal dj Mickey. Il brano, prodotto dai producer multiplatino Soulker e JARO e scritto da Cholo, Mickey e Noemi Fiorà, unisce il ritmo tropicale del reggaeton, il flow della trap e il basso delle produzioni della musica house. Il testo, con le sue rime, gioca tra il reale e il virtuale, tra il vero e il falso raccontando una società dove tutto si basa sulla superficialità.

«Per essere il primo brano dopo un anno e due mesi, stiamo facendo numeri alti. – ci dice Cholo – Sappiamo di avere potenzialità per fare un bel posizionamento, bisogna lavorare tanto sul marketing. Il pezzo di base deve essere concreto, ma per emergere devi starci dietro».

Cholo (all’anagrafe Lorenzo Commisso) e il dj Mickey (Michele Damiani) si sono conosciuti per la prima volta durante gli anni del liceo. I percorsi musicali dei due artisti si sono incontrati più volte in varie occasioni, nonostante Cholo canti e scriva prevalentemente musica indie mentre Mickey pop/dance. Dopo aver aperto i concerti di Franco126 e della band Eugenio in Via Di Gioia, Cholo ha accettato l’invito di Mickey di iniziare un nuovo progetto insieme con l’obiettivo di rinnovarsi musicalmente e di creare un sound fresco, riconoscibile e coerente con i rispettivi percorsi artistici.

«È un momento in cui mi sono circondato di persone che mi stanno valorizzando. – ci dice in proposito il cantautore – Ho capito che è devi dire sì a queste persone. Così fai le cose fatte bene. Non è facile quando sei giovane capire cosa per te è più giusto, ma stare da solo mi ha aiutato. Mi sono visto per ciò che sono. Ogni giorno impari e devi avere nuove sensazioni per capire cosa vuoi fare».

Cholo, Favelas e le metafore sulla superficialità

Ha le idee chiare Cholo, nonostante la giovane età.

«Questo contesto ci porta ad avere una vita già preconfezionata. C’è una mancanza di consapevolezza nell’ascoltarsi. – ci spiega infatti – Nell’ultimo anno ho capito quanto sono importanti i numeri. Non a caso ho aperto anche un’agenzia web. Se non ti ascolti vivi una vita che non è la tua. Te la fai andare bene, ma succedono le cose brutte. Non mi spiego la cattiveria nel mondo. Devi concretizzare ciò che sei e farti meno male possibile».

In questo senso, Favelas ha sicuramente rappresentato un approccio diverso.

«Vengo da una scrittura indie in solitaria. Favelas invece è molto da major, se pensi che i grandi lavori sono scritti da più persone. – ci dice – Citiamo Monet perché con l’impressionismo è stato un precursore. Anche noi nella musica vogliamo portare una novità, un’unione di suoni che sono quelli che ci hanno caratterizzato nel nostro percorso. Partiamo dai locali».

A contraddistinguere il brano, infatti, è soprattutto «la consapevolezza di giocare nella superficialità».

«Giochiamo sulla superficialità e sul mondo della notte. In realtà non è vita. O almeno, non è ciò che conta».