Alla Manifattura Tabacchi di Firenze la mostra “Luci d’alta quota” ripercorre quarant’anni di esplorazioni himalayane di Zhang Chaoyin, in dialogo con lo sguardo del figlio Zhang Yuxiao.

Alla Manifattura Tabacchi, nell’Edificio B12 di Firenze, si apre la mostra Luci d’alta quota. Lettera di un amore di quarant’anni su pellicola, personale dedicata al fotografo Zhang Chaoyin, figura di riferimento della fotografia paesaggistica e documentaria contemporanea in Asia. L’esposizione, realizzata in collaborazione con Aria Art Gallery e con il supporto di Manifattura Tabacchi, è visitabile dal 26 marzo 2026 al 15 maggio 2026 con ingresso libero.

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Il progetto, curato da Guoyin Jiang e coordinato da Massimo Listri, trova spazio nell’hub creativo della Manifattura, protagonista di un ampio intervento di rigenerazione urbana che sta ridisegnando un nuovo quartiere contemporaneo complementare al centro storico. Qui architettura, innovazione e cultura si intrecciano in un calendario di mostre ed eventi che, come sottolinea Michelangelo Giombini, puntano su collaborazioni tra artisti, curatori, architetti e realtà indipendenti e istituzionali.

I fotografi Zhang Chaoyin e Zhang Yuxiao, protagonisti della mostra Luci d'alta quota alla Manifattura Tabacchi di Firenze

Quarant’anni di Himalaya tra pellicola e platino-palladio

Da oltre quarant’anni Zhang Chaoyin porta avanti una ricerca sistematica sull’area himalayana, costruendo un vero e proprio atlante visivo e culturale del cosiddetto Terzo Polo del pianeta. Il suo lavoro si basa sull’uso rigoroso della pellicola analogica e sulla stampa al platino-palladio, tecnica che gli consente di unire precisione documentaria e profondità poetica, trasformando l’immagine in strumento di conoscenza del paesaggio e delle comunità d’alta quota.

Il percorso espositivo riunisce circa 60 opere realizzate in quattro decenni di esplorazioni tra altopiani, ghiacciai, formazioni geologiche e insediamenti umani. Le fotografie sono organizzate come un dialogo continuo tra uomo e paesaggio, tempo e memoria, luce e materia, offrendo una riflessione sulla fragilità degli ecosistemi himalayani e sul tempo profondo che li modella. A completare l’esperienza, un video in cui Zhang Chaoyin illustra il processo della stampa al platino-palladio e ripercorre quarant’anni di viaggi e riprese nell’area himalayana.

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Ritratto di ragazza in abito tradizionale nella Contea di Purang, Tibet, fotografia di Zhang Chaoyin esposta in Luci d'alta quota

Il dialogo generazionale con Zhang Yuxiao e il volume “Himalaya”

Accanto al nucleo principale dedicato a Zhang Chaoyin, la mostra presenta alcune opere di Zhang Yuxiao, che introducono uno sguardo generazionale complementare. Padre e figlio, entrambi fotografi per la rivista Chinese National Geography, condividono un percorso professionale e umano che si riflette nelle rispettive ricerche visive: il confronto tra le due pratiche restituisce il paesaggio himalayano come spazio fisico e simbolico, sospeso tra memoria, esperienza e contemporaneità.

Una sezione è dedicata alla serie Primavera, Estate, Autunno, Inverno, opere stampate su seta cinese che evocano il ciclo naturale come metafora della continuità della vita e creano un ponte tra tradizione orientale e cultura visiva occidentale. Fulcro dell’intero progetto è il monumentale volume Himalaya, pubblicato da Chinese National Geography, che raccoglie oltre 3.000 immagini e 85.000 parole di approfondimento scientifico: un’opera geo-umanistica senza precedenti, esposta in mostra come parte integrante del percorso.

Veduta dell'allestimento della mostra Luci d'alta quota negli spazi dell'Edificio B12 alla Manifattura Tabacchi di Firenze

Inserita negli spazi industriali riconvertiti della Manifattura Tabacchi, Luci d’alta quota stabilisce un ideale asse culturale tra le Alpi e l’Himalaya, tra Europa e Asia. L’esposizione, che si svolge dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.30 e il sabato dalle 12.30 alle 19.30 (domenica e lunedì chiuso), invita il pubblico a ripensare il rapporto tra uomo e montagna attraverso una fotografia che unisce rigore documentario, ricerca artistica e sensibilità poetica.

Foto: Ufficio Stampa

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