Sette artisti e un omaggio contemporaneo al fiore: alla Galleria ME Vannucci di Pistoia la mostra ‘Grazie dei fior’ trasforma natura, luce e materia in un racconto corale tra fragilità, memoria e rinascita.
Alla Galleria ME Vannucci di Via Gorizia 122 a Pistoia si apre l’8 marzo 2026 la mostra Grazie dei fior, un progetto collettivo che invita a tornare a guardare la natura nella sua forma più immediata e vitale. Fino al 25 aprile 2026, il fiore diventa dispositivo critico e simbolico, al centro di un percorso che intreccia colore, luce, materia e riflessione sul presente.
L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura
Curata attraverso un testo critico di Stefania Gori, l’esposizione riunisce le opere di Paolo Fabiani, Fabrizio Corneli, Vittorio Corsini, Mohsen Baghernejad Moghanjooghi, Roberto Orlando, Erika Pellicci e Sandra Tomboloni. Linguaggi diversi si confrontano con il fiore come forma persistente nella storia dell’arte e come struttura biologica imprescindibile per la sopravvivenza degli ecosistemi.

Fiori tra luce, materia e corpo
Nel foglio di sala Vita in fiori, Gori ricorda come il fiore attraversi secoli di iconografia, da Van Gogh a Klimt, fino ai prati tessuti degli arazzi storici. In questa genealogia si inserisce Grazie dei fior, dove ciascun artista formula un proprio pensiero visivo sui fiori, tra trasformazione, memoria, forza e vulnerabilità. Le opere diventano così un invito a rallentare lo sguardo, a sostare di fronte a una natura che è insieme fragile e necessaria.
Vittorio Corsini introduce una dimensione quasi liturgica con Consolle (cura) (1998): corolle in vetro blu chiuse in teca come reliquie laiche, dove il fiore si sospende in una dimensione mentale e contemplativa. Fabrizio Corneli lavora invece sul fiore come evento luminoso: in fra tutti gli altri li ho riconosciuti (2008) l’immagine floreale appare sulla parete attraverso rifrazioni di luce, un’epifania instabile che richiama il tema della vanitas.
LEGGI ANCHE: Mostre marzo 2026 a Firenze: la guida aggiornata
Mohsen Baghernejad Moghanjooghi con Abnegzione (2026) fa affiorare una rosa da una lastra di cemento: a contatto con l’acqua, il solfato di rame trasforma il colore delle foglie da grigio a verde, attivando una metamorfosi cromatica che suggerisce resilienza e rinascita. Nei lavori di Erika Pellicci, come amo l’odore dei narcisi in fiore (2018), i narcisi gialli disegnati e associati a fotografie di letti disfatti e vasi di fiori sfioriti intrecciano intimità quotidiana, corpo e tempo che passa.

Accumuli, gesti e responsabilità
Il lavoro di Roberto Orlando prosegue il progetto Botanologico – edizione Victoria III (2025), terzo atto di un trittico nato al Giardino Botanico di Firenze. Qui il “tocco” tra mano e fiore diventa gesto simbolico di impollinazione: l’intervento umano non sostituisce l’insetto ma si integra nel ciclo vitale, evocando nuovi equilibri necessari in ecosistemi fragili.
Sandra Tomboloni porta in mostra la sedia Mezze maniche (mezza primavera) (2026), interamente ricoperta di fiori rossi in plastilina: un accumulo che non è decorazione ma urgenza, capace di trasformare un oggetto quotidiano in inganno visivo, dove il fiore da simbolo naturale diventa artificio insistente. Nei piccoli fogli come fiore (2023) ritorna la stessa tensione tra fragilità della materia e intensità cromatica.

Fiori e Hanami
Paolo Fabiani presenta le terracotte danseurs (2026), modellate direttamente in galleria, dove la forma appena abbozzata lascia emergere l’anima del fiore, e i tondi pittorici Hanami (2026), realizzati con un unico getto di colore, come esplosioni irripetibili di fioritura. Il titolo rimanda alla pratica giapponese di osservare i ciliegi in fiore, sottolineando il legame tra gesto, tempo e contemplazione.
Nel testo di sala, Gori evoca infine i Non ti scordar di me come possibile figura simbolica ulteriore: piccoli fiori blu che si espandono fino a coprire un prato, paragonati a stelle nel cielo notturno. In un tempo segnato da fragilità ambientale, il fiore diventa archivio vivente della biodiversità e promessa di continuità. In questa prospettiva Grazie dei fior è più di un saluto alla primavera: è un esercizio di consapevolezza responsabile, aperto alla costruzione di una lettura condivisa del presente.
Informazioni pratiche: la mostra è visitabile dall’8 marzo al 25 aprile 2026, dal mercoledì al venerdì 17:00-19:30, il sabato 9:30-12:30 e 17:00-19:30, oppure su appuntamento ai numeri indicati dalla galleria.
Foto: Ufficio Stampa