Dopo quattro anni di lavori, il Colosseo restituisce gli ambulacri meridionali: torna visibile l’ingresso imperiale, ora accessibile al pubblico.
Nei secoli di storia del Colosseo, molti angoli dell’iconico monumento sono stati meno osservati e studiati di altri, celati da stratificazioni e modifiche strutturali. È il caso specifico del settore meridionale dell’Anfiteatro Flavio. Quello da cui, nell’antichità, faceva il suo ingresso l’Imperatore. Oggi – grazie a un incredibile e certosino lavoro – riemerge in tutto il suo splendore.
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Dopo quattro anni di lavori, il Parco archeologico del Colosseo restituisce infatti al pubblico gli ambulacri meridionali, riqualificati e ripensati in un nuovo allestimento firmato da Stefano Boeri Interiors. Non si tratta solo di un restauro, ma di una vera e propria riscrittura dello spazio: un modo inedito di leggere il monumento più iconico di Roma.

Il Colosseo che non vedevamo
Tra il VI e il VII secolo d.C., si verificò il crollo del fronte meridionale del Colosseo. Il terreno alluvionale su cui poggiava era meno stabile rispetto al lato nord e – tra terremoti, cedimenti e spoliazioni – una parte significativa della struttura, pilastri e volte alti fino a 50 metri, scomparve. Un evento che rese quell’area protagonista di una seconda vita.
I blocchi di travertino vennero riutilizzati, gli spazi si trasformarono in ricoveri, stalle, recinti. Nei secoli successivi, fino agli interventi ottocenteschi, il terreno venne livellato, modificato, compresso. La memoria architettonica del Colosseo si stratificò. E, in un certo senso, si perse. È proprio questa stratificazione, accumulata tra il VII e il XX secolo su circa 3.000 metri quadrati, che gli archeologi hanno indagato tra il 2021 e il 2024, riportando alla luce un settore rimasto nascosto per oltre quindici secoli.

Lo scavo: cosa si è scoperto davvero
Gli interventi hanno permesso di recuperare la quota originaria dell’Anfiteatro Flavio, a circa 23 metri sul livello del mare. Un dato non solo tecnico, ma visivo: per la prima volta si ricostruisce la reale percezione del monumento. Tra i ritrovamenti più significativi ci sono i lacerti della pavimentazione originale in travertino, sopravvissuti alle spoliazioni, e soprattutto nuove informazioni sul sistema idraulico del Colosseo, che si è rivelato ancora più sofisticato di quanto si pensasse.
Fondamentali, in questo senso, i bolli laterizi rinvenuti nei canali fognari, che confermano la datazione all’età di Vespasiano. Un dettaglio che non è solo cronologico, ma che rafforza la comprensione dell’intero impianto costruttivo.

Il progetto: rendere visibile ciò che non c’è più
La vera sfida, però, non era solo scavare. Era raccontare. Il progetto di Stefano Boeri Interiors parte da qui: come restituire un’architettura che non esiste più, senza ricostruirla? La risposta è nella pavimentazione in travertino, posata alla quota originaria e disegnata seguendo le impronte lasciate dai blocchi antichi.
Dove un tempo si elevavano i pilastri, oggi emergono elementi stilizzati, leggermente sollevati da terra: volumi accennati che suggeriscono la presenza di ciò che è andato perduto. Non una ricostruzione, ma una memoria tridimensionale. A terra, in corrispondenza degli archi, tornano anche i numeri dei fornici, incisi su lastre di travertino per ristabilire il sistema di orientamento originario. E tra i fornici LXIV e LXXI, una finestra archeologica lascia visibili le fondazioni, raccontando le tecniche costruttive del monumento.

Una nuova piazza per Roma
Il risultato è uno spazio che non è più solo margine, ma diventa luogo. La nuova pavimentazione, realizzata con travertino proveniente dalle cave di Tivoli, distingue nettamente il Colosseo dalla piazza moderna in sampietrini, restituendo leggibilità alla sua crepidine, il bordo monumentale che definiva il limite dell’edificio.
Allo stesso tempo, l’area è stata progettata per essere accessibile, con rampe che permettono a tutti i visitatori di attraversarla. Gli elementi che richiamano i pilastri diventano anche sedute, trasformando l’area in una piazza contemporanea, dove storia e uso quotidiano si incontrano.

Un Colosseo più leggibile (ma ancora iconico)
L’immagine del Colosseo asimmetrico, così familiare dall’iconografia rinascimentale in poi, non scompare. Cambia tuttavia il modo in cui lo leggiamo. Per la prima volta dopo secoli, il monumento recupera la sua geometria originaria, almeno nella percezione. Non attraverso una ricostruzione, ma grazie a un lavoro sottile di scavo, restauro e progetto.
E forse è proprio questo il punto più interessante: il Colosseo non è stato rifatto. È stato, semplicemente, reso di nuovo visibile.