Dalle fontane rinascimentali alla casa di Einstein, dai musei storici agli spazi interattivi: un itinerario a piedi nella capitale svizzera, dove il passato non è mai nostalgia ma presenza quotidiana.
Il Trenino Verde delle Alpi arriva a Berna da Domodossola in poco più di due ore (ne parliamo qui), attraversando paesaggi montani fatti di vallate silenziose e cime innevate. È un viaggio piacevole, quasi fiabesco, che collega non solo due città, ma due nazioni. In questi giorni invernali, Berna ci accoglie grigia e fredda, ma sempre sorprendentemente accogliente. Capitale del Canton Berna e – de facto – dell’intero Stato svizzero (in Svizzera non esiste una capitale formale: Berna è definita piuttosto città federale, in quanto sede del Consiglio federale, dei Dipartimenti e della Cancelleria dello Stato), la città conta circa 130mila abitanti ed è Patrimonio UNESCO dal 1983.
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Il suo nucleo storico è, di fatto, una delle più importanti testimonianze di architettura medievale d’Europa: un centro urbano che i suoi abitanti custodiscono con un’attenzione quasi maniacale, tanto da apparire immutato da oltre due secoli. E, in effetti, che peccato sarebbe ritoccare una cartolina perfetta. Le acque turchesi dell’Aare (o Aar) segnano un confine naturale tra quartieri collegati da ponti e passeggiate, mentre lungo le strade si aprono botole che conducono a negozi sotterranei, testimonianza di antichi magazzini, granai e una storia sotterranea ancora leggibile. A Berna l’arte è storica, architettonica, prima ancora che figurativa.

Zytglogge: Berna e la Torre dell’Orologio
La nostra prima tappa, non a caso, è la Zytglogge (Torre dell’Orologio), anch’essa patrimonio UNESCO. La torre risale ai primi anni del XIII secolo: la sua struttura, all’epoca, era solo un accenno di quella odierna, ma già vantava il celebre orologio astronomico, tuttora punto di riferimento per la città. Nei secoli l’edificio è stato più volte restaurato – tra il 1527 e il 1530 il meccanismo fu completamente ricostruito da Kaspar Brünner – mentre l’aspetto attuale si deve principalmente a Niklaus Hebler e Ludwig Emanuel Zehnder, che operarono nel 1770.
L’interno della Torre dell’Orologio, visitabile su prenotazione, è tuttavia il suo vero cuore: uno scrigno che nel tempo è stato torre di guardia e carcere e che oggi vive grazie ai volontari, cittadini bernesi, incaricati di ricaricare a orari scanditi il complesso meccanismo di orologeria. È qui che il tempo di Berna si fa visibile, pubblico, condiviso: non qualcosa da rincorrere, ma da osservare.
La vita e il ritmo della città ruotano straordinariamente intorno a questa torre, che segna ore, minuti e persino il segno zodiacale. Da qui si imbocca Kramgasse, fino alla Casa di Albert Einstein. Camminando, lo sguardo viene catturato dalle celebri fontane di Berna, per la maggior parte opera dello scultore rinascimentale Hans Gieng.

Le fontane di Berna
A Berna l’acqua è un elemento distintivo e motivo di vanto: è potabile in tutta la città e scorre come una presenza quotidiana, naturale, mai ostentata. Le fontane sono importanti anche per questo. Nei secoli sono state luoghi di servizio, ma anche di incontro, centri di vita comunitaria attorno ai quali si è costruita l’identità urbana. Persino Albert Einstein, che visse a Berna tra il 1903 e il 1905 insieme alla moglie Mileva Marić, si riforniva abitualmente a una fontana pubblica a pochi metri dalla sua abitazione nella Kramgasse: un gesto semplice, quotidiano, che restituisce bene il rapporto diretto e funzionale che la città ha sempre avuto con l’acqua.
Le undici fontane figurative del centro storico, che raffigurano personaggi storici e simbolici legati alla città, non mancano di attirare lo sguardo. Ognuna racconta una storia diversa: eroi civici, episodi biblici, valori sociali, potere, giustizia, ammonimento. Otto di queste furono realizzate da Hans Gieng e sono giunte fino a noi nella loro forma originale, magnifici esempi di arte rinascimentale che riflettono la prosperità e l’orgoglio della borghesia bernese del tempo.

Estetica e politica
Alcune colpiscono per la loro forza simbolica e quasi disturbante, come la Kindlifresserbrunnen in Kornhausplatz, con il suo orco mangiatore di bambini: una figura grottesca e inquietante, probabilmente concepita come monito educativo. Altre sono vere dichiarazioni politiche, come la Gerechtigkeitsbrunnen, dove la Giustizia bendata sovrasta papa, imperatore, re e sultano, ricordando che nessun potere terreno è al di sopra della legge. E poi ci sono le fontane identitarie, come la Zähringerbrunnen, con l’orso – animale araldico della città – che veglia sulla Kramgasse, richiamando i fondatori di Berna e il suo mito originario.
Passeggiare tra queste fontane significa leggere Berna come un racconto scolpito nella pietra e nel colore, dove l’acqua non è solo decorazione, ma memoria, funzione e simbolo di una città che ha fatto della continuità storica una forma di orgoglio civile.
Einstein
Dicevamo di Einstein. In Kramgasse sorge uno dei luoghi imperdibili della città: al numero 49, la casa-museo dello scienziato ricorda che proprio qui, tra queste strade, Albert Einstein elaborò la teoria della relatività. All’epoca lavorava come impiegato presso l’Ufficio federale dei brevetti e, per due anni, in questo appartamento visse una quotidianità fatta di genialità e lentezza. La casa è arredata nello stile dell’epoca, sebbene i mobili non siano originali, ma resta una tappa fondamentale per comprendere il suo periodo bernese, all’origine di una delle rivoluzioni scientifiche più importanti della storia.
Il Kunstmuseum Bern
Da qui si prosegue verso il Kunstmuseum Bern, il Museo delle Belle Arti di Berna, il più antico museo d’arte della Svizzera. La sua storia inizia nel 1821, quando il Cantone di Berna acquistò un primo nucleo di opere, dando avvio a una collezione pubblica che negli anni si è stratificata e ampliata fino a coprire oltre sette secoli di storia dell’arte. L’edificio attuale riflette bene l’identità del museo: nessuna monumentalità ostentata, ma un’architettura solida e misurata, pensata per accompagnare il visitatore in un percorso lineare e meditato, in dialogo continuo tra passato e modernità.
All’interno, il Kunstmuseum custodisce alcune delle collezioni più significative del Paese. Da non perdere il Trecento italiano, con opere attribuite a Duccio di Buoninsegna, e soprattutto il forte nucleo dedicato all’arte bernese tra XV e XIX secolo, con artisti come Niklaus Manuel, Albert Anker e Ferdinand Hodler, di cui spicca La notte (1889–1890), opera simbolo del simbolismo europeo.
Il percorso prosegue con l’arte moderna e contemporanea: da Paul Cézanne, presente con l’Autoritratto con cappello, a Henri Matisse, Pablo Picasso e l’espressionismo tedesco di Ernst Ludwig Kirchner. Centrale è anche la donazione dedicata ad Adolf Wölfli, figura chiave dell’art brut, che lega il museo a una riflessione profonda sul rapporto tra arte, marginalità e creazione. Le opere di Paul Klee, un tempo custodite qui, sono oggi esposte allo Zentrum Paul Klee, ma restano parte integrante della storia del Kunstmuseum e del panorama artistico bernese.

Panorama Switzerland, la mostra temporanea
Attualmente – e fino al 5 luglio 2026 – è in corso anche la mostra temporanea Panorama Switzerland, curata da Anne-Christine Strobel, che offre una lettura ampia e articolata dell’arte svizzera tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo. Il percorso mette al centro la produzione artistica nazionale, costruendo un vero e proprio affresco visivo capace di attraversare tre secoli di storia, sensibilità e immaginario elvetico.
La selezione alterna pittura simbolista – da Arnold Böcklin a Ferdinand Hodler – a scene di genere che raccontano la vita quotidiana e rurale, da Albert Anker a Max Buri. Ampio spazio è dedicato anche al paesaggio alpino, elemento identitario per eccellenza, con vedute monumentali che vanno da Caspar Wolf ad Albert Müller, così come alle rappresentazioni del tempo libero borghese, tra colori e modernità, da Cuno Amiet a Martha Stettler. Accanto a questi filoni principali, la mostra include opere di Giovanni Giacometti, Félix Vallotton, Ernst Ludwig Kirchner, Alice Bailly, Alexandre Calame e molti altri, restituendo una visione complessa e stratificata della cultura visiva svizzera.
Il Quartiere dei Musei e il Museo della Comunicazione
Ora, con una camminata di circa venti minuti, si raggiunge Helvetiaplatz, cuore del Quartiere dei Musei. Qui, in pochi metri, si concentrano istituzioni come il Museo Alpino Svizzero, il Museo di Storia Naturale, il Museo di Storia (con il percorso dedicato a Einstein), il Museo d’Arte Contemporanea e uno dei luoghi più sorprendenti della città: il Museo della comunicazione.
In questo museo è impossibile annoiarsi. La parola d’ordine è interattività, ed è attraverso il gioco e l’esperienza che si esplorano le forme della comunicazione, private e politiche, storiche e contemporanee. Installazioni multimediali, maxischermi, oggetti insoliti e mediatori in carne e ossa accompagnano il visitatore in un percorso che va dalla diligenza al chip sottopelle, fino a un veicolo originale utilizzato in una celebre fuga dopo una rapina. Karaoke cinematografici, giochi sul firewall ed esperienze immersive dedicate ai flussi di dati rendono ogni visita diversa dalla precedente. Non a caso, nel 2019 il museo è stato insignito del Premio Museo del Consiglio d’Europa.

Altre chicche
E proprio sotto la città, a pochi passi dalla Kornhausplatz, si trova uno dei luoghi più suggestivi di Berna: il Kornhauskeller. Un tempo granaio cittadino, oggi è un ristorante ricavato in un imponente spazio sotterraneo voltato, dove architettura barocca e atmosfera conviviale si fondono. Cenare qui significa letteralmente abitare la storia della città, seduti in un luogo che per secoli ha custodito le sue riserve e che oggi racconta, in chiave gastronomica, il volto più intimo di Berna.

Tra una tappa e l’altra, la città si lascia attraversare anche attraverso i suoi palazzi storici e le sue chiese, mai invadenti ma sempre presenti: dal Münster gotico che domina il profilo urbano agli edifici istituzionali in arenaria, tutto contribuisce a creare un paesaggio coerente, misurato, profondamente europeo. Berna non si offre allo sguardo in modo spettacolare, ma chiede tempo, attenzione, ascolto.
Foto: Bern Welcome