Dal Piemonte a Berna, il Trenino Verde delle Alpi trasforma l’attraversamento alpino in un’esperienza culturale tra ingegneria, paesaggio e lentezza.

Se è vero, come accertano i dati, che il turismo sta sempre più virando verso esperienze lente e sostenibili, nulla – soprattutto nella nostra collegatissima Europa – è slow ed ecologico come il treno. Per chi, ad esempio, volesse visitare la Svizzera partendo dall’Italia, il Trenino Verde delle Alpi collega Domodossola a Berna in un viaggio unico: poco più di due ore di tratta e paesaggi incredibili, appena fuori dal finestrino. Non è un viaggio che si misura in chilometri, ma in cambi di luce. Questa linea ferroviaria attraversa vallate, laghi e città svizzere come una lunga inquadratura continua, in cui il paesaggio diventa racconto.

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Il treno come idea di Europa

In un’Europa spesso raccontata attraverso confini, velocità e consumo dei luoghi, il viaggio in treno restituisce un’idea diversa di attraversamento: continua, leggibile, condivisa. Il Trenino Verde delle Alpi non è soltanto una linea ferroviaria che collega l’Italia alla Svizzera, ma un’infrastruttura culturale che rende visibile la continuità del paesaggio europeo. Da Domodossola a Berna non si ha la sensazione di entrare in un altro mondo, quanto piuttosto di attraversare una stessa storia fatta di montagne, valli e città nate in dialogo con la geografia. Il treno diventa così uno spazio comune, un osservatorio privilegiato da cui leggere l’Europa non come somma di destinazioni, ma come territorio attraversabile, abitabile, ancora capace di raccontarsi attraverso il movimento lento.

Una ferrovia pioniera nel cuore delle Alpi

La ferrovia risale agli inizi del XX secolo e fu costruita da oltre 3000 lavoratori. Molti di loro erano italiani e popolarono – in men che non si dica – Naters, Kandersteg, Goppenstein e Frutigen. Dalla Val Divedro ai 19,8 km della galleria del Sempione (che collega l’Italia e la Svizzera dal 1906), il Trenino è sempre stato – in questo senso – pioniere: il trasporto ferroviario lungo la galleria del Sempione si affidava infatti alle locomotive elettriche anziché a quelle a vapore. Il viaggio oggi prosegue risalendo la valle del Rodano fino a Goppenstein, porta d’ingresso alla valle del Lötschen. Sull’asse del Lötschberger è stata proprio BLS, che ha in gestione la linea, ad introdurre le locomotive elettriche.

Ingegneria alpina e dialogo con il paesaggio

Il percorso del Trenino Verde delle Alpi racconta una storia di ingegneria che non impone la propria presenza sul paesaggio, ma la negozia. Superato il tratto piemontese, la ferrovia segue il corso del fiume Diveria e supera il trasporto veicoli di Iselle. Dopo il confine, il viaggio prosegue verso Briga, incorniciata dal passo del Sempione e dai ghiacciai dell’Aletsch, per poi affrontare la cosiddetta rampa sud della linea del Lötschberg: un tratto in cui il treno supera un dislivello di circa 450 metri, risalendo la valle del Rodano fino a Goppenstein.

Qui l’ingegneria ferroviaria diventa quasi scrittura nello spazio, fatta di curve, pendenze e tempi calibrati, fino all’attraversamento della galleria in quota del Lötschberg, che conduce in pochi minuti a Kandersteg. Anche la rampa nord, gestita da BLS, è un piccolo capolavoro: pendenze importanti, gallerie elicoidali, viadotti spettacolari come quello di Kander, forse il punto più fotografato dell’intera linea. In questi passaggi si comprende come la ferrovia alpina non sia solo un’infrastruttura funzionale, ma una forma di dialogo continuo tra tecnica e paesaggio.

Turismo culturale e sostenibilità

Da un lato, dunque, viaggerete a bordo di un’opera d’ingegneria che coniuga un’estetica alpina storica, mutevole nel corso delle stagioni ma immobile – nello stesso tempo – da secoli. Dall’altro è una forma di turismo culturale sostenibile: oltre il 95% dell’energia utilizzata proviene da fonti idroelettriche, contribuendo in modo significativo alla tutela dell’ambiente. BLS si impegna inoltre nella riduzione di rumori, vibrazioni ed emissioni, gestendo responsabilmente le risorse naturali e limitando l’impatto ambientale e sociale delle proprie attività.

Infine, qui si sceglie consapevolmente la lentezza: il viaggio a bordo del Trenino delle Alpi si fa zaino in spalla, concedendosi tappe e soste libere, in base alle vostre preferenze. Anche l’organizzazione del viaggio riflette questa filosofia di libertà e lentezza. Il documento di viaggio ideale è infatti la Carta giornaliera BLS Trenino Verde: un giorno 64 CHF in 2ª classe, due giorni 72 CHF in 2ª classe, bambini 15 CHF in 2ª classe. La carta, acquistabile su bls.ch/treninoverde o presso i rivenditori ufficiali, consente di salire e scendere liberamente dal treno più volte al giorno, permettendo di esplorare le località lungo il percorso. È inoltre inclusa una gita in battello sul Lago di Thun (Thun – Spiez – Interlaken West).

Viaggiare lentamente: una scelta contemporanea

In questo senso, il viaggio a bordo del trenino delle Alpi è una vera e propria esperienza culturale: le montagne e i tunnel si alternano come i capitoli di un racconto, aprendosi all’improvviso a città abitate e paesaggi innevati. Le finestre sono quadri in sequenza che mostrano fotografie incredibili in ogni momento dell’anno. E non guasta l’idea che siano cartoline in cui è possibile entrare e immergersi, semplicemente scendendo dal treno e decidendo di fermarsi: quasi un atto di coraggio di questi tempi.

Scegliere di viaggiare sul Trenino delle Alpi oggi significa anche prendere posizione rispetto al modo in cui consumiamo i luoghi. In un’epoca dominata da itinerari compressi, immagini condivise in tempo reale e destinazioni vissute come checklist, il treno propone un ritmo diverso, fatto di attese, soste e attraversamenti. La possibilità di salire e scendere liberamente, di fermarsi senza un programma rigido, restituisce al viaggio una dimensione abitata, non performativa. Non si tratta di rallentare per nostalgia, ma di recuperare una relazione più profonda con lo spazio: guardare il paesaggio che cambia dal finestrino, accettare la durata come parte dell’esperienza, concedersi il tempo dell’osservazione. In questo senso, la lentezza diventa un atto contemporaneo, quasi controcorrente, che riporta il viaggio alla sua funzione originaria: non collezionare luoghi, ma attraversarli con consapevolezza.

Le tappe come capitoli di un racconto alpino

Tra le tappe, si incontra Kandersteg, in cui in questa settimana si celebra la Belle Epoque in un evento unico al mondo: l’intera città si trasforma e appare come un quadro dell’800, tra abiti eleganti, valigie trainate a mano e sale da thé. 

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C’è poi Thun, dove l’acqua è architettura, e Berna, la città come forma mentale. E ancora Spiez, Frutigen, Goppenstein: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Lungo la linea, le fermate non funzionano come semplici destinazioni, ma come capitoli di un racconto alpino che cambia tono e ritmo. Domodossola è il punto di partenza naturale: una città di confine, storicamente crocevia ferroviario, da cui il viaggio prende slancio verso nord. Briga, nel soleggiato Alto Vallese, segna invece il passaggio verso un paesaggio più aperto, dominato dai ghiacciai e dal castello di Stockalper, simbolo di antiche rotte commerciali.

Kandersteg, Thun e Berna

Goppenstein rappresenta una soglia: porta d’accesso alla valle del Lötschen, dove la montagna si fa più selvaggia e verticale. Kandersteg, incastonata nell’Oberland bernese, è un luogo in cui il tempo sembra rallentare davvero, tra chalet in legno, viste sul massiccio della Blümlisalp e un forte legame con il turismo storico. Spiez introduce invece una dimensione più dolce e mediterranea del viaggio alpino, con il lago di Thun che apre lo sguardo e il castello che domina i vigneti circostanti. Thun stessa è una città d’acqua, porta d’ingresso all’Oberland bernese, dove il paesaggio si organizza attorno al lago e al fiume Aare. Il percorso si chiude a Berna, una città che ha saputo preservare il proprio carattere storico e che sembra offrire una sintesi perfetta tra ordine urbano e stratificazione culturale. Ogni fermata, più che una meta, diventa così una possibilità di sosta e di lettura del territorio.

Oggi viaggiare sul Trenino delle Alpi è una risposta consapevole all’overtourism, alla crisi del viaggio mordi-e-fuggi e al bisogno di esperienze non performative. Il Trenino delle Alpi non è un’attrazione: è una dichiarazione di intenti. Viaggiare, oggi, può ancora essere un atto culturale.

Foto di BLS

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