Gio Evan: «Si vive anche se si è un pesce fuor d’acqua»

In attesa di Sanremo, Gio Evan ci racconta l'album 'Mareducato' in uscita il 12 marzo. Il 16 marzo esce il libro 'Ci siamo fatti mare'.
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Gio Evan: «Si vive anche se si è un pesce fuor d’acqua»

Uscirà il 12 marzo l’album di Gio Evan, Mareducato, che conterrà anche Arnica, brano che ascolteremo sul palco dell’Ariston a Sanremo.

Il disco si può definire un vero e proprio concept album, realizzato in due parti. Nella prima parte ci sono dieci canzoni che rappresentano le tappe di un viaggio immaginario dalla riva al profondo del mare, dove ogni fase è uno stato d’animo, conoscenza di se stessi e dei propri limiti. Nella seconda parte Gio dà spazio all’arte poetica recitando dieci poesie inedite accompagnate dalla musica. E – per suggellare ulteriormente la forte commistione tra arte e musica tipica di Gio Evan – uscirà anche il libro Ci siamo fatti mare, edito da Rizzoli e in libreria dal 16 marzo.

«Quando senti che il crepuscolo si addentra devi essere creativo. – ci dice Gio Evan – E io mi stavo cantando addosso. Non potevo suonare la chitarra però e così ho comprato una tastiera. Per uno o due mesi ho preso lezioni per dodici ore al giorno. Così è nata Arnica, la prima canzone creata non alla chitarra. Non ho mai ambito a Sanremo. Direi una bugia se dicessi che era una cosa che sognavo, le mie priorità sono spirituali. Gli altri hanno visto in Arnica una forza diversa dalle altre e mi hanno detto Perché non ci fai provare?. A volte bisogna fare qualcosa anche per gli altri».

Gio Evan, del resto, è un personaggio indefinibile, senza confini. Se Glenn Miller (qui la nostra intervista) era pervaso dall’amore per l’improvvisazione e dalla calma degli amati boschi dell’autore, Mareducato (come dice lo stesso titolo) rimanda a spiagge e onde.

«Ho amato tanto il rapporto con il mare, perché imparavo un po’ le lezioni che mi dava» ci spiega Gio.

Tornando a Sanremo, Gio Evan ci spiega come mai – nella serata delle cover – ha scelto di cantare Gli Anni degli 883 insieme ai protagonisti di The Voice Over.

«Gli 883 sono le mie urla di infanzia. Max Pezzali è stato un altro guru, ci ha accompagnato nelle prime tappe. Io ero in quella fascia d’età che cantava quelle cose e lui era il papà che non avevo. Gli Anni mi ricordava un po’ presuntuosamente il ritornello di Arnica, l’urlo di tante cose insieme. Arnica forse ha una parte più nostalgica, Pezzali invece arriva con la sua tranquillità. Direi che è un bacio alla Klimt tra me e Pezzali».

Sarà, del resto, un Sanremo particolare quello di Gio Evan. Dichiaratamente – in primis – senza tv.

«Si può vivere anche se si è dei pesci fuor d’acqua. Non sono contrario a chi ha la tv, ma mi fa ridere che io non ce l’abbia mai avuta. Sanremo non l’ho mai visto, insomma, ma ci vado».