Nel Salotto Culturale di Casa Sanremo Writers la scrittura è protagonista al Festival: autori, editori, concorsi e progetti sociali per celebrare il valore culturale e civile della lettura.
A Casa Sanremo – spazio che durante il Festival di Sanremo accoglie artisti, addetti ai lavori e pubblico – c’è un luogo in cui la musica lascia spazio al silenzio fertile delle pagine. È il Salotto Culturale di Casa Sanremo Writers, diventato negli anni cuore letterario della settimana sanremese. Nato per offrire spazio ad autori, editori e nuovi narratori, il calendario è cresciuto fino a diventare un punto di riferimento nel panorama culturale italiano. Con un’identità chiara, ovvero accogliere la scrittura in tutte le sue forme (opere edite e inedite, narrativa, saggistica, racconti). Senza gerarchie, ma con rigore e qualità.
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L’edizione 2026 prevede una sequenza di appuntamenti tra presentazioni, premi, dibattiti e progetti speciali. Tra i format più riconoscibili c’è La Vetrina, palcoscenico dedicato ad autori e case editrici, per raccontare libri e percorsi creativi. Quindi, il Concorso Letterario Casa Sanremo Writers che offre visibilità ai talenti emergenti attraverso le sezioni Opere edite e Racconti brevi, presieduta da Lino Guanciale.
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Tra le collaborazioni più significative spicca quella con Rai Libri, che porta a Sanremo il progetto Ambasciatori della Lettura, nato per rafforzare l’impegno nella promozione della cultura del libro. Le interviste e gli incontri con gli autori vengono trasmessi su RaiPlay, ampliando il pubblico del Salotto Writers oltre i confini fisici della manifestazione.
Scrivere come atto di libertà
Numerose sono anche le iniziative rivolte ai giovani, con l’obiettivo di promuovere la lettura e la scrittura come strumenti di emancipazione e consapevolezza. Laboratori letterari coinvolgono scuole, accademie e associazioni culturali, creando ponti tra generazioni.
Particolarmente significativo è il dialogo con gli istituti penitenziari italiani, dove la scrittura diventa esperienza di riscatto. In quelle stanze chiuse, la pagina bianca si apre come una finestra: la parola attraversa muri e distanze, restituisce dignità, costruisce possibilità. Scrivere, in questi contesti, non è esercizio stilistico ma atto di responsabilità verso se stessi e verso la comunità.