Un percorso immersivo tra arte, tecnologia e sostenibilità: il FAO MuNe trasforma il lavoro della FAO in esperienza.
Opere di Michelangelo Pistoletto che invadono stanze piene di manufatti, ologrammi interattivi, abiti sostenibili e fotografie. L’arte che non si limita a essere esposta ma diventa spazio, esperienza. Un museo che si costruisce attorno a chi lo attraversa.
L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura
LEGGI ANCHE: L’Ara si rivela: esperienza immersiva all’Ara Pacis
Cos’è davvero la FAO? Un organismo internazionale, certo. Ma anche qualcosa di molto più difficile da raccontare: una rete invisibile che tiene insieme cibo, clima, territori, culture. E allora come si traduce tutto questo in uno spazio? Come si rende visibile ciò che, per sua natura, è complesso e globale?
La risposta: nasce un museo
A Roma, la risposta prende la forma di un museo. Si chiama FAO MuNe — Museo e Rete per l’Alimentazione e l’Agricoltura — ed è nato proprio all’interno della sede dell’organizzazione: non un semplice luogo espositivo, ma un tentativo di trasformare dati, politiche e visioni in esperienza. Inaugurato il 16 ottobre 2025, in occasione dell’80° anniversario della FAO e della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, il museo si presenta come uno strumento di diplomazia culturale. Un dispositivo capace di tradurre il mandato dell’organizzazione in un linguaggio accessibile e condiviso.
Come si entra: l’esperienza immersiva
Entrare nel FAO MuNe significa attraversare un percorso che non si limita a raccontare, ma chiede continuamente di prendere posizione. Le dodici sale tematiche — pensate attorno all’invito Esplora. Impara. Agisci. — costruiscono una geografia immersiva in cui ogni ambiente ha un proprio ritmo, una propria voce, un proprio modo di mettere in relazione oggetti, immagini e dati.
Appena entrati, si coglie subito la portata di questo Museo e la sua capacità di fondere informazione, arte e tecnologia. In un prato ricco di fiori bianchi e suggestivo – è la sala L’Inizio del Viaggio – a darvi il benvenuto è un ologramma: un’attestazione del fatto che si entra in uno spazio nuovo, in cui niente è immobile.

La caratteristica principale di questo museo è infatti il suo totale e completo dinamismo: non è un’esposizione statica in cui il visitatore riceve passivamente le informazioni. È obbligatorio partecipare, leggere, interagire. Un esempio è l’albero tecnologico presente nella stanza Biblioteca della FAO, dove è possibile letteralmente raccogliere le parole dall’ologramma e approfondirle. Oltre a questo, il MuNe si presenta come un’area mobile, in continua espansione: le opere si inseriscono nel percorso con ogni nuova donazione — recentemente, ad esempio, il Museo ha accolto un abito organico di Tiziano Guardini — e i numerosi eventi trasformano le stanze in spazi vivi, attraversati da attività e nuove proposte.
Le sale come geografie tematiche
Tra tutte le sale, la Foresta della Consapevolezza è forse la stanza più suggestiva. Qui Pace con la Natura di Pablo Atchugarry fa da contesto a un’esperienza che coinvolge direttamente il visitatore: raccogliere un seme, piantarlo e assistere simbolicamente alla nuova vita che ne nasce. Accanto, una stanza completamente interattiva permette di immergersi in un ambiente altro, quasi sospeso: i bambini la attraversano con naturalezza, ma è pensata anche per spingere gli adulti a fermarsi, a riflettere, a interrogarsi su ciò che il museo propone.
Un’altra stanza emblematica è la seconda, Un’unica FAO. Qui lo spazio si organizza attorno a un albero della vita che raccoglie i 193 Paesi membri dell’organizzazione, accompagnati da parole chiave nelle diverse lingue delle Nazioni Unite. È una scena che tiene insieme scala globale e dimensione individuale. Sopra, la storia del cibo e dell’agricoltura. Sotto, quella della FAO, scandita in momenti chiave. E poi uno specchio, che rompe la distanza e suggerisce qualcosa di semplice ma radicale: questa storia non è conclusa, e riguarda anche chi guarda.
Il nodo più esplicito del percorso emerge nei Quattro miglioramenti — migliore produzione, migliore nutrizione, un ambiente migliore, una vita migliore — tradotti in quattro ambienti, quattro colori, quattro direzioni. Qui il linguaggio si fa visivo, quasi fisico: fotografie, progetti e video trasformano una visione politica in esperienza percepibile. Non è più una piattaforma programmatica, ma uno spazio in cui orientarsi.
Il Laboratorio dei Cibi e il ruolo dell’Italia
Nel Laboratorio dei Cibi il discorso si sposta sul piano più concreto. Non solo alimentazione, ma anche materiali, tessuti, abiti. La sostenibilità, qui, non riguarda soltanto ciò che mangiamo, ma anche ciò che indossiamo, perché molte delle fibre che utilizziamo provengono da piante o animali e raccontano filiere, territori, economie. È una stanza che allarga lo sguardo e mostra come il quotidiano sia già profondamente intrecciato con le grandi questioni globali.
E poi c’è la Biblioteca della FAO, che sembra rallentare il ritmo del percorso e riportarlo alla profondità del tempo. Qui il sapere prende forma attraverso una collezione che include libri rari e incunaboli, voci che attraversano secoli e che continuano a interrogare il presente della sicurezza alimentare e dell’agricoltura sostenibile.
A completare il percorso, una costellazione di sale che ampliano ulteriormente lo sguardo senza perdere coerenza con il racconto complessivo. Tra queste, Rete e Speranza lavorano sul piano delle connessioni e delle prospettive future, mentre Storie in movimento introduce una dimensione immersiva che attraversa immagini, suoni e narrazioni. Gli Eroi dell’alimentazione restituiscono centralità alle persone, alle pratiche e ai gesti che sostengono i sistemi agroalimentari nel mondo. Accanto, la sala dedicata alla FAO e l’Italia riprende e rielabora uno degli elementi simbolici già visti a Expo — l’albero — inserendolo all’interno del racconto globale dell’organizzazione. Chiudono il percorso ambienti come il Mondo delle azioni, che invita a trasformare la consapevolezza in responsabilità concreta.
La memoria e il sapere
Al MunE siamo oltre il concetto di Museo, per entrare in quello di un archivio vivo: attrezzi agricoli, tessuti, manufatti, creazioni artigianali, fotografie e illustrazioni. Ogni oggetto racconta una storia sul cibo, sull’agricoltura e sulle persone che lo hanno prodotto. Un racconto che attraversa continenti — dalle Americhe all’Africa, dall’Europa al Mediterraneo, fino al Vicino Oriente, all’Asia e al Pacifico — e restituisce al settore agroalimentare qualcosa che raramente gli viene riconosciuto: memoria e voce. Qui convivono le pratiche ancestrali degli agricoltori e dei Popoli Indigeni, le culture culinarie, le innovazioni contemporanee. Tradizione e futuro non si oppongono, ma si rispecchiano. In questo contesto, le opere assumono un peso preciso.

L’arte non è infatti pura decorazione: è il dispositivo che tiene insieme tutto e, nello stesso tempo, è evocazione e informazione. L’opera di Pistoletto – il Terzo Paradiso, nella sala Tradizioni e Innovazioni – dialoga con l’ambiente: tre cerchi interconnessi — natura, artificio e un terzo spazio possibile — diventano la rappresentazione di un equilibrio da immaginare prima ancora che da raggiungere.
L’identità del FAO MuNe
È in questa stratificazione che il FAO MuNe trova la sua identità più chiara. Non un museo che espone oggetti, ma uno spazio che mette in relazione storie, pratiche e visioni. Dove l’arte non serve a spiegare, ma a rendere visibile ciò che tiene insieme il mondo.
Il risultato è una collezione che non si limita a esporre, ma connette. Cultura, identità, innovazione. Tradizione e futuro. Diplomazia e vita quotidiana. Gli ologrammi interattivi, le timeline, i video d’archivio — anche quelli storici provenienti dall’Istituto Luce — non costruiscono una scenografia, ma un linguaggio. Un linguaggio che prova a rendere visibile ciò che di solito resta invisibile.
Nel FAO MuNe, allora, l’arte, la tecnologia e gli allestimenti non servono a spiegare la FAO. Servono a farla attraversare. E forse è proprio qui che il museo trova la sua forma più interessante: non come luogo che semplifica la complessità, ma come spazio che la rende, finalmente, percepibile.
Come visitare il FAO MuNe
Il FAO MuNe è accessibile tramite un sistema di prenotazione online gratuito, pensato per accogliere un pubblico ampio e trasversale: famiglie, scuole, gruppi di ricerca, associazioni internazionali e visitatori singoli. Le visite si svolgono durante tutto l’anno e permettono di partecipare anche a laboratori di cucina, attività educative e mostre tematiche legate ai temi dell’alimentazione e dell’agricoltura.
Il museo è affiancato da una piattaforma digitale dedicata, che estende l’esperienza oltre lo spazio fisico. Attraverso il sito ufficiale è possibile esplorare parte della collezione e accedere a contenuti educativi, mentre la web app Discover FAO MuNe offre un’audioguida disponibile in sette lingue (le sei lingue ONU più l’italiano), con percorsi pensati sia per adulti sia per i più giovani. Un’estensione naturale del museo, che ne rafforza la dimensione dinamica e internazionale.