Secondo indiscrezioni autorevoli, lo Stato avrebbe acquisito in trattativa privata l’Ecce Homo di Antonello da Messina, capolavoro del Rinascimento ritirato all’ultimo momento dall’asta di Sotheby’s.
La notizia in breve. Lo Stato italiano avrebbe acquistato l’Ecce Homo di Antonello da Messina, ritirato pochi giorni fa dall’asta di Sotheby’s dove era stimato tra i 10 e i 15 milioni di dollari. La notizia, diffusa da fonti autorevoli e rilanciata sui social da studiosi e direttori museali, non è ancora stata confermata ufficialmente dal Ministero della Cultura. Se confermata, si tratterebbe di una delle più importanti acquisizioni pubbliche di arte antica degli ultimi anni.
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Ecce Homo di Antonello da Messina: lo Stato avrebbe acquistato l’opera
Secondo indiscrezioni considerate autorevoli nel mondo dell’arte, lo Stato italiano avrebbe acquisito l’Ecce Homo di Antonello da Messina, la piccola e preziosa tavola che sarebbe dovuta andare in asta da Sotheby’s lo scorso 5 febbraio con una stima compresa tra i 10 e i 15 milioni di dollari. L’opera era stata ritirata poche ore prima della vendita, un dettaglio che fin da subito aveva fatto pensare a una trattativa privata in corso.
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A far circolare la notizia sono stati, nelle ultime ore, alcuni post sui social: tra i primi, la Fondazione Federico Zeri, che ha attribuito proprio allo storico dell’arte bolognese il merito di aver riconosciuto l’opera come autografa di Antonello nel 1981. A rafforzare l’indiscrezione è stato anche un messaggio — successivamente rimosso — pubblicato da Costantino D’Orazio, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna ad interim, che ha parlato esplicitamente di un’acquisizione da parte del Ministero della Cultura, avvenuta attraverso una trattativa privata anticipata rispetto all’asta.
L’Ecce Homo ritirato dall’asta di Sotheby’s
Secondo quanto emerso, il costo dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 12 milioni di dollari, una cifra che, se confermata, rappresenterebbe una delle più importanti acquisizioni pubbliche italiane degli ultimi anni nel campo dell’arte antica. Al momento, tuttavia, mancano ancora comunicazioni ufficiali da parte del MiC, e la prudenza resta d’obbligo.
Se confermato, l’acquisto avrebbe un valore storico e simbolico enorme. Le opere di Antonello da Messina presenti sul mercato sono rarissime: il corpus del maestro siciliano è estremamente limitato e la quasi totalità dei dipinti oggi conosciuti è conservata in musei pubblici. L’Ecce Homo ritirato da Sotheby’s è inoltre un’opera celebre, più volte esposta in contesti internazionali di primo piano e accompagnata da una bibliografia critica vastissima.

Un capolavoro raro nel corpus di Antonello da Messina
Si tratta di una tavola opistografa di piccolo formato, databile intorno al 1470, dipinta su entrambi i lati. Sul recto, Antonello raffigura Cristo a mezzo busto, frontalmente rivolto allo spettatore, con uno sguardo diretto e carico di sofferenza: gli occhi arrossati, le labbra dischiuse, i sottili rivoli di sangue che scendono dalla fronte. La presenza del parapetto con l’iscrizione INRI, di derivazione nordica, crea un ponte visivo e psicologico tra l’immagine e chi osserva, intensificando il coinvolgimento emotivo.
Sul verso compare invece San Girolamo penitente, immerso in un paesaggio minuzioso e silenzioso, intento a percuotersi il petto davanti a un crocifisso. Il dialogo tra recto e verso è teologicamente sofisticato. La sofferenza fisica del santo riecheggia quella di Cristo, in un rispecchiamento che rimanda alla devotio moderna e all’Imitatio Christi di Tommaso da Kempis.
La complessità teologica dell’opera
Federico Zeri ipotizzò che l’opera fosse destinata a una devozione privata, pensata come oggetto portatile, maneggiato, toccato, persino baciato durante la meditazione. Una funzione intima che spiega il formato ridotto e la doppia faccia della tavola. E che rende l’Ecce Homo uno degli esempi più intensi della capacità di Antonello di fondere immagine devozionale, ritratto psicologico e narrazione della Passione.
In attesa di conferme ufficiali, il mondo dell’arte guarda con attenzione a un’operazione che, se ratificata, segnerebbe un raro e significativo ritorno al patrimonio pubblico italiano di un capolavoro del Rinascimento.
Foto: Wikicommons