Ghali: «La pace tra me e Salvini è una bugia mediatica»

Le cose stanno diversamente da quanto raccontato in Tv
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Qualche giorno fa, a San Siro, durante il derby Milan-Inter, sono volate parole grosse tra Ghali e Salvini. Grazie a un video dell’acceso scambio tra i due, il momento è diventato virale e ha fatto il giro del Web e dei giornali.

Le Iene non potevano lasciarsi scappare un fatto tanto ghiotto e, a loro modo, hanno girato un servizio sull’accaduto. L’intento? Portare la pace tra i due, attraverso una maglietta. L’inviato Stefano Corti ha, quindi, raggiunto Ghali, chiedendogli di firmare una maglia della nazionale tunisina con su i nomi dei due litiganti.

Stavo esultando – ha raccontato il cantante – poi mi sono girato e quando l’ho visto mi sono riapparse in mente tante immagini e mi è sembrata una grandissima presa per il c**o. Di fronte a un personaggio del genere non sono riuscito a starmene zitto. Dopo aver vissuto certe cose sulla propria pelle, avendo perso delle persone che conosco nel mare, è una questione molto delicata che non va trattata come la fa lui, in questo modo veramente disumano.

Il cantante ha firmato la t-shirt e Salvini, pacifico, ha accettato il regalo.

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Tutto risolto?

Tutt’altro. Perché, attraverso Instagram, Ghali ha voluto chiarire la situazione una volta per tutte:

Sono andato allo stadio per tifare la mia squadra del cuore, lo stesso cuore che mi ha portato ad agire d’impulso. Non ho assolutamente fatto pace con Salvini e non mi sono mai pentito delle parole che gli ho detto durante il derby. Io sono per la pace, ma la pace non si può fare con chi ogni giorno fa guerra ai più deboli portando avanti politiche razziste e di odio, con chi fa soffrire e morire la mia gente. La pace si farà quando ammetterà i propri errori, quando risponderà delle sue azioni, quando racconterà la verità al suo popolo e smetterà di creare disinformazione, usando l’immigrato come capro espiatorio dei problemi dell’Italia. Questa storia della pace tra me e Salvini è una bugia mediatica.

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E ancora:

Ho firmato quella t-shirt solo perché sapevo che sarebbe finita a suo figlio, essendo mio fan, nella speranza che un giorno, crescendo, potrà farsi delle domande e avrà voglia di vivere in un’ Italia diversa da quella voluta da suo padre.