Alla galleria Thaddaeus Ropac Milano una mostra mette in scena il dialogo concettuale tra Marcel Duchamp e Sturtevant, tra ready-made, ripetizione e arte nell’era digitale.

Dal 17 marzo 2026 la galleria Thaddaeus Ropac Milano ospita la mostra Marcel Duchamp & Sturtevant. Dialogues are mostly fried snowballs, un percorso che mette in relazione due figure chiave dell’arte del Novecento e oltre. Nel cuore di Milano, il progetto intreccia ready-made, ripetizione e riflessioni sull’opera d’arte in un contesto ormai dominato da riproduzione digitale e intelligenza artificiale.

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La mostra sarà visitabile fino al 23 luglio 2026. In dialogo serrato, le opere di Marcel Duchamp e Sturtevant interrogano lo statuto stesso dell’originale, della copia e del gesto artistico.

Ready-made, ripetizione e il salto dall’immagine al concetto

Padre dell’Arte Concettuale, Marcel Duchamp ha rivoluzionato il sistema dell’arte elevando oggetti comuni a capolavori grazie alla sola scelta, ripudiando l’arte retinica a favore del pensiero. In mostra compaiono ready-made storici come Porte-bouteilles (Scolabottiglie, 1914/64), sospeso sopra lo spazio principale come a sorvegliare i suoi discendenti, e opere dall’intenso carattere erotico come Objet-dard (Oggetto-dardo, 1951/62) e Feuille de vigne femelle (Foglia di fico femminile, 1951/61).

Ritratto in bianco e nero di Marcel Duchamp fotografato da Irving Penn
Irving Penn, Marcel Duchamp – © The Irving Penn Foundation

Accanto a Duchamp, Sturtevant porta alle estreme conseguenze la logica della riproduzione. Le sue ripetizioni, basate sulla memoria delle opere altrui, producono un ulteriore salto dall’immagine al concetto. Smaterializzano quindi il visivo per accedere a quello che l’artista definisce il silenzio interiore dell’arte. In Dialogues are mostly fried snowballs si susseguono le sue versioni della leggendaria Fountain (1917) di Duchamp – tra fotografia, collage, disegno e scultura – che trasformano l’orinatoio firmato in un campo di indagine continua sul feticismo dell’oggetto d’arte.

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Dall’aura benjaminiana alla cultura cibernetica

Un nucleo centrale del percorso è dedicato a Nu descendant un escalier (N°2) (Nudo che scende le scale (No.2), 1912). Duchamp mostrò quest’opera a Walter Benjamin nel 1937 in forma di collotipia, lasciando il filosofo colpito dalla sua natura mozzafiato. Una collotipia del 1937 è esposta in galleria e trova un contrappunto nella ripetizione filmica di Sturtevant, Duchamp Nu descendant un escalier (1967/68). Qui il movimento di un corpo nudo che scende le scale viene scomposto in immagini sovrapposte, più per sezionare che per evocare l’aura dell’originale.

Ritratto in bianco e nero dell'artista Sturtevant
Portrait of Sturtevant – © Sturtevant Estate

Il confronto prosegue con il Rotorelief (1965) di Duchamp, montato su un giradischi a parete, e con Duchamp Rotary Disc (Lanterne Chinoise) (1969) di Sturtevant, fittamente annotato e diagrammato. Qui la mostra mette in scena il passaggio dall’illusione ottica all’ideazione, spostando l’attenzione dalla percezione al pensiero. Il fulcro del percorso è la celebre De ou par Marcel Duchamp ou Rrose Sélavy, La Boîte-en-valise (1966), museo portatile che raccoglie miniature e 77 riproduzioni delle opere duchampiane, tra cui molte presenti in mostra.

Autorialità, identità e arte nell’era della riproduzione

Tra le opere più emblematiche del dialogo spicca Duchamp Ciné (1992) di Sturtevant. Si tratta di un dispositivo che invita lo spettatore ad azionare una manovella sotto la proiezione del film, generando un flusso di vignette con le sue ripetizioni di Duchamp intraviste da una piccola apertura nel muro. Il riferimento a Étant donnés e all’alter ego Rrose Sélavy è esplicito, fino alla mini-diapositiva di Duchamp Wanted (1992), dove l’identità dell’artista americana si fonde con quella del maestro francese.

Biografie e contesto storico completano il quadro. Duchamp, nato in Normandia nel 1887 e attivo tra Francia e Stati Uniti, è oggi presente nelle principali collezioni museali internazionali. Sturtevant, nata nel 1924 in Ohio e Leone d’Oro alla carriera alla 54ª Biennale di Venezia, ha fatto invece della ripetizione un dispositivo critico per ripensare originalità, copyright e creatività nella cultura cibernetica. La mostra milanese coincide con la grande retrospettiva dedicata a Duchamp al Museum of Modern Art di New York, in apertura nell’aprile 2026, sottolineando l’attualità di un dialogo che continua a ridefinire cosa possa essere un’opera d’arte.

Foto: Ufficio Stampa

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