Dal vedutismo alle avanguardie del dopoguerra, la mostra di Portogruaro ripercorre il ruolo della Biennale come specchio e motore della modernità artistica
È in corso fino al 12 aprile 2026, nelle sale del Palazzo Vescovile di Portogruaro, la mostra Artisti alle Biennali 1900–1960. Dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento, un progetto espositivo che rilegge i primi cinquant’anni della Biennale di Venezia come laboratorio cruciale della modernità artistica italiana ed europea.
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Curata da Stefano Cecchetto, con il supporto di un comitato scientifico presieduto da Giorgio Baldo, l’esposizione riunisce circa un centinaio di opere e si inserisce nel programma delle grandi mostre promosse dal Distretto Turistico Venezia Orientale, confermando Portogruaro come polo culturale attento alla storia dell’arte del Novecento.
La Biennale di Venezia, fondata nel 1895 sul modello dei grandi Salon ottocenteschi, non è solo il contesto storico di riferimento della mostra, ma il vero filo conduttore del percorso: uno spazio di confronto, di legittimazione e, spesso, di conflitto tra linguaggi artistici, poetiche e visioni del mondo. In questo senso, Artisti alle Biennali 1900–1960 non si limita a raccontare una successione di stili, ma mette in scena un sistema complesso di relazioni, avanzamenti e resistenze che hanno attraversato la pittura italiana tra due secoli.

Emblemi dal nuovo vedutismo
Il percorso espositivo è articolato in tre sezioni tematiche. La prima, Emblemi dal Nuovo Vedutismo (1900–1920), ripercorre il rinnovamento del paesaggio veneziano dopo Canaletto e Guardi, con figure come Guglielmo Ciardi, Ettore Tito, Luigi Nono, Alessandro Milesi e Pietro Fragiacomo, fino alla svolta impressa da Nino Barbantini a Ca’ Pesaro e alla nascita della Scuola di Burano, con artisti quali Gino Rossi, Umberto Moggioli e Pio Semeghini. È il momento in cui Venezia torna a essere laboratorio attivo, aperto alle istanze europee.
Le Biennali dagli anni Venti agli anni Quaranta – La grande svolta
La seconda sezione, Le Biennali dagli anni Venti agli anni Quaranta – La grande svolta, documenta il confronto diretto con le avanguardie internazionali e il ruolo critico esercitato da figure come Margherita Sarfatti. Emergono qui artisti che segnano un passaggio decisivo verso una pittura più consapevole e strutturata: Felice Casorati, Filippo de Pisis, Mario Sironi, Zoran Mušič, Felice Carena, in un clima attraversato da tensioni estetiche e ideologiche che riflettono il contesto storico dell’epoca.
All’insegna delle avanguardie (1940–1950)
La terza sezione, All’insegna delle avanguardie (1940–1950), si concentra sul secondo dopoguerra e sulla ripartenza della Biennale con la storica edizione del 1948, momento chiave per l’arte italiana. Tra astrattismo, informale e spazialismo, la pittura si apre a nuove possibilità espressive: Afro, Tancredi, Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso, Giorgio de Chirico, Massimo Campigli testimoniano una stagione di ricerca che segna definitivamente il passaggio alla contemporaneità.
Nel suo insieme, la mostra restituisce l’immagine di una Biennale come luogo di dialogo ma anche di silenzio, di riconoscimenti tardivi e di svolte improvvise, capace di riflettere – e talvolta anticipare – i cambiamenti profondi della società e della cultura visiva del Novecento.
A rafforzare il valore del progetto contribuiscono i numerosi prestiti, il sostegno istituzionale della Regione del Veneto, della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo e di Banca Prealpi SanBiagio, oltre al partenariato con Pordenone Verso Capitale Italiana della Cultura 2027. Il catalogo è edito da My Monkey Edizioni.
Artisti alle Biennali 1900–1960 si conferma così non solo come una mostra storica, ma come un’occasione attuale per interrogare il ruolo delle grandi esposizioni nel costruire – e riscrivere – il canone dell’arte moderna.