Viene prorogata per il grande successo la retrospettiva milanese dedicata a Jack Vettriano: oltre 80 opere al Museo della Permanente.
A fronte del grande successo, il Museo della Permanente di Milano proroga fino all’1 febbraio la retrospettiva dedicata a Jack Vettriano (1951–2025), artista scozzese recentemente scomparso e tra i più amati dal pubblico. Una mostra che conferma la forza narrativa e l’impatto emotivo di un autore dal forte taglio cinematografico, intrise di malinconia, sensualità e mistero.
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L’esposizione è curata da Francesca Bogliolo e riunisce oltre 80 opere, in una panoramica ampia e articolata sull’intero percorso creativo dell’artista. In particolare, il percorso comprende nove oli su tela, una serie di lavori su carta museale a tiratura unica e il ciclo di fotografie scattate nello studio di Vettriano da Francesco Guidicini. Oltre a un video in cui l’artista racconta in prima persona la propria ricerca e l’evoluzione del suo stile.
L’artista
La biografia di Jack Vettriano – nato Jack Hoggan nella contea di Fife, sulla costa scozzese del Mare del Nord – sembra uscita da un romanzo di formazione. Cresciuto in una famiglia legata all’industria mineraria, inizia a lavorare giovanissimo per contribuire al bilancio familiare. E a soli 16 anni lascia la scuola per diventare apprendista tecnico minerario.

La pittura entra nella sua vita quasi per caso: è a 21 anni che, grazie a un set di pennelli e acquerelli ricevuto in regalo, comincia a dipingere da autodidatta. Il debutto ufficiale arriva poi nel 1988, quando espone alla Royal Scottish Academy di Edimburgo. Un autentico successo dato che nel primo giorno di apertura entrambi i dipinti presentati vengono venduti.
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Trasferitosi stabilmente a Edimburgo, adotta il nome d’arte Vettriano, riprendendo il cognome della madre, figlia di un emigrante italiano originario della provincia di Frosinone. Nonostante una carriera spesso osteggiata dalla critica ufficiale, Vettriano ha conosciuto un’enorme popolarità grazie alla sua capacità di creare atmosfere evocative. Situazioni sospese tra noir, romanticismo e tensione erotica.
I suoi dipinti raccontano, infatti, storie di amori inquieti e desideri trattenuti. Popolati da donne magnetiche e uomini eleganti, ambientati in sale da ballo, camere d’albergo, club esclusivi o spiagge battute dal vento. Emblematica, in questo senso, è una delle sue opere più celebri, The Singing Butler (Il maggiordomo che canta), battuta all’asta da Sotheby’s nel 2004 per quasi 750.000 sterline.

La scena raffigura una coppia che danza sulla battigia in una giornata uggiosa, protetta dagli ombrelli di una cameriera e di un maggiordomo che, nell’immaginazione dell’artista, intona Fly Me to the Moon di Frank Sinatra.
Nel 2004, il riconoscimento istituzionale arriva con l’onorificenza OBE (Ordine dell’Impero Britannico), conferita dalla Regina Elisabetta II per i servizi resi alle arti visive.
La retrospettiva milanese, arricchita da un catalogo in mostra, è organizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci di Pallavicini s.r.l.. In collaborazione con Jack Vettriano Publishing e con il coordinamento di Beside Arts.
Jack Vettriano
Museo della Permanente, Milano (via Turati 34)
Fino all’1 febbraio 2026
Da lunedì a domenica: 10.00–19.00 (ultimo ingresso ore 18.00)
Immagini da Ufficio Stampa / Crediti indicati