Tra gli artisti in mostra nella collettiva ‘Artificialis’, Veronica Montanino ci racconta la sa interpretazione del rapporto fra natura e artificio. L’intervista.

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Dallo scorso 7 maggio, lo Spazio Espanso di Palazzo Capizucchi (Roma) ospita fino al 24 maggio la mostra Artificialis con le opere di EPVS, Bankeri, Veronica Montanino, Innocenzo Odescalchi e Silvia Scaringella. Ciascuno degli artisti coinvolti è stato chiamato a riflettere sul rapporto tra reale e immaginario, tra natura e artificialità trasformando, così, l’ex biblioteca in una vera e propria ‘Wunderkammer’.

Montanino
Foto da Ufficio Stampa

Due le opere in esposizione per ogni interprete della collettiva, in moda da raccontare interpretazioni diverse e complementari dello stesso tema. “Questo mio lavoro è molto ragionato sullo spazio ma, allo stesso tempo, si sposa molto bene con la ricerca che conduco da anni sulla ‘Wundercammer’”, spiega Montanino a proposito delle opere N.C. non classificati e Mappe Mondi.

“Ho ricreato una commistione di elementi naturali ed elementi artificiali dove l’artificio si naturalizza e sembra un organismo, mentre la natura si artificializza [sic] attraverso vari materiali”. Ecco, allora, una sequenza di “cassetti tipografici che al posto delle lettere hanno degli elementi come se fossero un alfabeto”, prosegue l’artista. “Tutti sono proiettati all’interno di una libreria in cui gli elementi naturali e artificiali sono anche in una forma reale”.

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“Quindi, con un gioco di luci, ombre e proiezioni in movimento, l’immagine è continuamente cangiante. Diciamo che metto il fruitore nella condizione di non capire bene e, quindi, di chiedersi cosa stia guardando. Grazie a una sorta di illusione su ciò che vede, che non è ben identificabile ma nello stesso tempo dà delle tracce per essere riconosciuto”.

“La struttura architettonica lignea costruisce un ambiente oscuro che ho esasperato portandolo fino al buio. Così, l’effetto è quello di una magia. Dopo la stanza di Bankeri che è coloratissima e luminosissima, improvvisamente ci si immerge in questo buio dove tutto diventa sfumato e un po’ onirico”.

Montanino
Foto da Ufficio Stampa

Alle spalle, infine, spicca “un’installazione con quattro enciclopedie della Treccani montate in un’unica struttura come se fossero un corpo unico totalmente aperto. Da qui il titolo, Mappe Mondi, a indicare qualcosa di aperto a un’interpretazione del mondo che non può identificarsi né con il sistema classificatorio né con la conoscenza enciclopedica. Deve necessariamente ristrutturarsi su una dimensione dell’immaginazione e della fantasia”, conclude Veronica Montanino.

L’artista

Veronica Montanino vive e lavora a Roma

Mostre passate:
2023: Speculare, Sculture in Campo, Bassano in Tevrerina
2022: In casa Esperimenti di trasparenza, edificio Lucio Passarelli, Roma / Meshwork, Palazzo Hercolani, Art City – Arte Fiera, Bologna / Appariscenze, Chiesa di San Martino, Gerace, Fondazione Rocco Guglielmo
2020-21: Rami, Musei di Villa Torlonia, Roma; 2019 Isola Croma, Macro, Roma
2018 Interno domestico, Galleria Russo, Roma; 2018: Disallineamenti, MARCA Museo delle Arti di Catanzaro
2018: Abstracta Un secolo di astrattismo italiano Da Balla alla street art, Museo Gagliardi, Noto

Intervista a cura di Marco Del Bene / Immagini da Ufficio Stampa