Emma Nolde ci racconta il nuovo album ‘Dormi’, che ha visto Francesco Motta nelle vesti di producer. La nostra intervista.

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Dopo Toccaterra, album d’esordio uscito nel 2020, Emma Nolde torna a offrirci un assaggio dei suoi mille mondi con Dormi. Il secondo album, uscito il 30 settembre 2022 per Woodworm/Capitol Records Italy, continua a mostrarci l’abilità della penna di Emma, che per fare ordine si è avvalsa anche dell’aiuto di Francesco Motta. Ufficialmente produttore, ma di fatto più vero e proprio «psicoterapeuta».

«Io e Francesco ci siamo conosciuti quando ho aperto un suo concerto nel 2018. – ci racconta Emma – Ha ascoltato i brani di Toccaterra, erano ancora delle demo, e nel backstage mi disse Bello, continua a scrivere. Un paio di anni dopo ha ascoltato i provini di Dormi ed era felicissimo. Devo dire che ha avuto un grande rispetto di quei provini. Se te li facesse ascoltare, ritroveresti quello che c’è ora. Il lavoro fatto è stato riuscire ad avere una visione più chiara di insieme di quello che volevo dire e di come volevo dirlo. Mi poneva tantissime domande senza darmi risposte. Ha avuto un ruolo diverso rispetto a quello del producer, che mette a posto ciò che è confusionario. Ha avuto un altro tipo di approccio, un’attenzione maggiore alla canzone e un grandissimo rispetto nell’aggiungere cose. Passavamo giornate in studio in cui ascoltavamo i pezzi, aggiungeva una nota e si fermava per non sciuparli».

«E poi – aggiunge Emma – abbiamo lavorato entrambi con il cuore. Ci vogliamo bene e facevamo entrambi il possibile per il bene del disco. Lui l’ha trattato come se fosse suo, ha dato tutto se stesso anche se non c’era la sua faccia». Elemento raro – dice la Nolde – per un cantautore abituato a stare al centro, che ha però permesso alla sua stessa scrittura di avere una forma specifica. Più chiara.

Emma Nolde

Eppure, Toccaterra non era di certo nebuloso. Indubbiamente, però, era un primo step di cui Dormi rappresenta l’evoluzione.

«Ho scritto le canzoni di Dormi dopo Toccaterra. Non avevo scritto canzoni italiane oltre le otto del primo disco, e la mia sfida era capire se riuscissi a farlo. Andando oltre gli impulsi più personali. Ho scoperto un mio lato più cantautorale, ho capito il mio modo di scrivere. – dice Emma – Ci sono più mondi in quello che faccio e in Dormi volevo sperimentarli. Il mio più grande timore era rinunciare a qualche mondo, ma non l’ho fatto e ne sono felice. È un disco molto eterogeneo che ha molte facce musicali di ciò che faccio».

Oltre al suono, cambiano però anche i temi. Pur mantenendo la malinconia di fondo che caratterizza la scrittura di Emma Nolde.

«Per me Toccaterra era più onirico, perché ciò che vivevo era un sogno. – dice – Non c’è mai stato un momento in cui mi sono confrontata con la realtà. In Dormi la realtà invece non funziona, ma io e l’altra persona siamo consapevoli di ciò che ci accade. Semplicemente, la distanza non è controllabile. È diventato onirico alla fine perché non potevo fare ciò che volevo. Toccaterra era più non posso dire, Dormi più non posso fare».

Emma Nolde e il duetto con Bianco

Chiediamo infine a Emma un commento su Bianco, con cui ha duettato sui social sulle note di Filo d’erba.

«Alberto – ci risponde – ha un modo di scrivere bellissimo. Mi è capitato di ascoltarlo live e ogni volta penso che scriva benissimo. Ci è venuta questa idea di fare un video in cui suoniamo insieme. Ci siamo rivisti in varie occasioni, lo stimo tantissimo e spero che sia reciproco. Un giorno spero di scriverci una canzone insieme, ma è una cosa realizzabile. Ci vogliamo bene».

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