‘L’Ora’, Claudio Santamaria: «Il possibile contributo del giornalismo per la democrazia»

Il giornalismo contro la mafia nella Sicilia degli anni '50: Claudio Santamaria ci racconta la nuova serie 'L'Ora'.
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Debutta mercoledì 8 giugno, in prima serata su Canale 5, la serie L’Ora, inchiostro contro piombo. Una co-produzione RTI – Indiana Production, per la regia di Piero Messina, Ciro D’Emilio e Stefano Lorenzi, la serie in cinque prime serate racconta de L’Ora, il giornale fondato a inizio Novecento dalla famiglia Florio. L’Ora, attivo a Palermo negli anni a cavallo tra il secondo dopoguerra e il boom economico, è stato il primo quotidiano che ha avuto l’ardire di scrivere la parola Mafia.

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Nei panni del direttore del giornale troviamo Claudio Santamaria. Sebbene ispirato al personaggio realmente esistito Vittorio Nisticò, nella serie Santamaria interpreta Antonio Nicastro, che arriva da Roma insieme alla moglie Anna (Silvia D’Amico) proprio per dirigere il giornale del Partito Comunista, ormai in crisi di vendite.

Inchiostro contro Piombo

«C’è stato un grande lavoro di prova per arrivare a costruire questa grande personalità. – ci dice Santamaria – Nicastro è un uomo integerrimo, che ha dentro di sé il fuoco sacro della verità. Questo lo spinge a sfidare la mafia e a scrivere la parola mafia su un giornale della Sicilia degli anni ’50. All’epoca era una terra in cui la gente si ammazzava per strada. Abbiamo lavorato sulla grande determinazione di quest’uomo e sulla sua sensibilità».

«Ho parlato molto anche con mia moglie Francesca (Barra, ndr) che si è occupata sempre di mafia e che ha scritto la storia di Mario Francese. Lei mi ha descritto i direttori conosciuti nella sua carriera, quelli che non perdevano tempo in chiacchiere ma andavano dritti al punto. Mi sono ispirato a questa rudezza da buon papà severo nei confronti dei ragazzi della redazione, diventata poi militante. Nisticò, e quindi Nicastro, è un uomo che ha fatto scuola a tre generazioni di giornalisti. Per me è stato un lavoro intenso e importante».

Claudio Santamaria L'Ora

L’Ora fu dunque, effettivamente, una palestra di menti vivaci e giornalisti coraggiosi. Professionisti che si esponevano in prima persona, nonostante le ostilità del potere costituito, da troppo tempo connivente con la malavita.

«La storia mi ha colpito perché, in quel momento, loro sono entrati in guerra contro la mafia. – dice l’attore – E lo hanno fatto in un momento in cui non si poteva dire mafia neanche a casa propria. Inchiostro contro piombo è, in questo senso, un sottotitolo perfetto. Viviamo in un mondo in cui la parola è usata molto spesso per colpire, ferire e mettere in mostra l’ego personale. Anche da giornalisti o sedicenti tali. Questa serie parla di giornalismo puro, di ciò che il giornalismo può fare e il contributo che può dare alla democrazia. C’è da prendere esempio da quell’esperienza».

Claudio Santamaria: «L’Ora, serie di alto valore civile»

Al fianco di Nicastro, nella riorganizzazione del giornale, c’è il fidato Marcello Grisanti (Maurizio Lombardi), cronista ed ex partigiano. Nicastro comprende subito che le notizie di cui i lettori hanno bisogno sono ben altro rispetto alle lunghe e retoriche veline del Partito e, quando da Corleone arriva l’aspirante cronista Domenico Sciamma (Giovanni Alfieri), ne ha la conferma. Il ragazzo racconta di un sindacalista scomparso: il quotidiano avrà la volontà di andare a fondo alla notizia?

La redazione presto si dimezza e i fedelissimi del partito abbandonano il campo per lasciare spazio ai colleghi più coraggiosi e motivati: il capo redattore cattolico e poeta Giulio Rampulla (Francesco Colella); il cronista di nera e sciupafemmine Salvo Licata (Bruno Di Chiara); la determinata Enza Cusumano (Daniela Marra); Nic Ruscica (Giampiero De Concilio), il fotografo appena sedicenne e, infine, Domenico Sciamma (Giovanni Alfieri), il paesanuzzo pieno di passione e idealismo.

«L’Ora è una serie di alto valore civile secondo me. – ci dice ancora Santamaria – Per i valori che porta e per i valori dei personaggi, Sono eroi che sacrificano il proprio privato per una missione di democrazia. Il giornalismo è temuto dalle mafie, spaventa le organizzazioni criminali perché accende le coscienze, sprona la politica e le forze dell’ordine. In questo, la serie è importante per il nostro paese».