Biagio Antonacci: ‘Seria’, «una canzone su cura e uguaglianza»

Biagio Antonacci torna con il singolo 'Seria', che anticipa il prossimo album di inediti. La nostra intervista.
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Si intitola Seria il nuovo singolo di Biagio Antonacci, uscito il 27 maggio e prodotto da d.whale e Placido Salamone. Un brano «dalla melodia italiana, ma con la modernità del groove», come ci spiega Biagio, che anticipa il prossimo album di inediti in uscita entro il 2022.

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«Alla fine Seria è un suono, la canzone gliela costruisci intorno ed è la cosa bella. – ci racconta il cantautore – Pensandoci, l’ho fatta diventare una canzone in cui racconto la titubanza di una donna nel lasciar la sua vita e nell’affrontarne una nuova. Con un nuovo amore, che sente ma che teme. Canto la funzione dell’amore più autentico, il rispetto della libertà altrui. La richiesta di collaborazione, basata però su una decisione autonoma. Cerca di esser seria è un modo di dire. È come la parola amore, cosa vuol dire oggi? Conosco la passione, l’attrazione, ma non so spiegare cosa sia l’amore».

In modo assolutamente leggero, Biagio torna a cantare l’amore e l’animo femminile. Partendo da un preciso presupposto, però.

«È una canzone di totale cura, di uguaglianza. – ci dice – Un invito ad assumersi la responsabilità dei sentimenti, esercitando la propria autonomia. Senza possesso o dominio. Il dramma è che certi uomini ancora vogliono convincere le donne, ma son tutte stron*ate. Anche la parola Proviamo non ha senso. Se ti innamori e sei sicuro, non senti titubanza».

Seria è dunque una «storia un po’ cinematografica su due persone che collaborano».

«Finalmente usiamo la parola co-responsabilità. Ma la responsabilità ha un prezzo. Se non funziona chi paga? Resta solo la polvere».

A stupire in Seria è tuttavia soprattutto il sound, leggero e contemporaneo. Chiediamo a Biagio se, in questo senso, si sta divertendo lavorando all’album.

«È un disco pop, molto anni ’90. – ci risponde – Con le tastiere antiche, i sassofoni, i suoni liberi. Quando ascoltavi quel tipo di musica capivi tutto e oggi è un lusso. Capivi anche di cosa parlavano, oltre che capir le parole. C’era un linguaggio molto semplice, anche se quei brani non hanno lasciato tracce sociali. Ma poi quali sono le tracce sociali? Le canzoni sono canzoni. Seria è una canzone leggera che però ti fa dire Aspetta un attimo, forse me lo porto il cuscino stanotte».