Lowlow si espone ‘In prima persona’: «Quello che ancora non avevo raccontato di me»

Si intitola ‘In prima persona’ il nuovo album di Lowlow che si lascia alle spalle la rabbia come filtro al suo racconto interiore.
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Venerdì 30 luglio – giornata non certo comune per lanciare un nuovo progetto musicale e che dice tanto dell’artista – Lowlow pubblica l’album ‘In prima persona’ (Epic Records Italy/Sony Music Italy). Il progetto è frutto di un percorso interiore personale prima ancora che musicale, cosa a cui del resto il rapper ci ha abituato. Ma questa volta, ammette lui stesso, c’è qualcosa di più; si va oltre, e il gioco si fa duro.

“La parola chiave per raccontare questo disco, e insieme questo periodo della mia vita, è apertura, o comunque una ricerca di apertura”, spiega Lowlow. “Su tanti livelli e tanti aspetti, e il titolo non è un caso. Vengo da un lavoro precedente, ‘Dogma 93’, filtrato dalla mia passione per le citazioni e il racconto dii personaggi storici. In questo caso, ho deciso di lasciare alle spalle quella cultura e quel background fatto di cinema e riferimenti culturali. Questi, ora, arrivano più trasversalmente: qui il protagonista sono io, in primo piano”.

 
 
 
 
 
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Il fuoco diventa così Giulio prima che Lowlow e tutto il resto si fa sfondo. “Ho fatto tanti lavori in cui mi sono raccontato”, continua “perché la mia scrittura è fortemente introspettiva ma credo che la differenza sia dovuta al periodo complicato. Ho lavorato tanto nel periodo tragico del lockdown che per me è stato un momento di ricostruzione con il mio team”.

“Questo lavoro – spiega Lowlow – mi ha dato la tranquillità umana che mi è sempre mancata, quella che mi ha fatto lavorate tranquillamente. Da sempre intendo questo lavoro come identitario ma quando sei molto preoccupato da quello che c’è intorno tendi a soffermarti sul nucleo che tutti conoscono. Quindi su Lowlow, trascurando Giulio. Ma Giulio e Lowlow sono la stessa persona”.

Riportare al centro l’io umano rispetto all’io artistico è, dunque, il viaggio di ‘In prima persona’. “Faccio musica da quando ho tredici anni e sono tutto qui dentro, con quello che faccio, guardo, leggo”, continua Lowlow. “Tutto confluisce nella scrittura, che per me è la cosa più importante e più riconoscibile del mio lavoro. E proprio la maggiore tranquillità di cui parlavo ha dato la possibilità di guardarsi dentro con più coraggio e far uscire i momenti negativi come paura e tristezza.

Fino ad ora queste emozioni venivano sempre filtrate dalla rabbia, come meccanismo sia di Giulio nella vita di tutti i giorni sia di Lowlow nelle liriche. Quando sei arrabbiato è tutto un po’ più facile perché non hai paura di farti male; era il lato più affascinante di Eminem, per esempio. Però, così, ti precludi certi aspetti e dai peso a certe cose che infatti non avevo mai raccontato di me. Io sono una persona molto ironica con tanti interessi eclettici e la mia estetica va oltre quello che ho sempre mostrato”.

Lowlow e il nuovo racconto di sé che parte dalla riconoscibilità

“Siamo partiti dalla riconoscibilità della mia penna: da questa matrice abbiamo, quindi, aperto ed esplorato”, spiega l’artista addentrandosi nella fase creativa che ha portato a ‘In prima persona’. “È il mio disco più vario e lo si capisce anche dalle collaborazioni; confrontarmi con altri producer oltre a Big Fish e con tanti colleghi è stata una grande soddisfazione. La mia è anche, quindi, un’apertura verso la scena, dal punto di vista musicale e verso il pubblico per il coraggio di raccontarsi in una maniera più matura.”

“Più che la forma è cambiata la sostanza”, dice ancora Lowlow che definisce ‘In prima persona’ come “un lavoro molto ragionato, scritto e riscritto, con un labor limae estremamente curato. Per me che sono un istintivo è un cambiamento forte”.

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Ma in che misura, dunque, il nuovo album si può legare al precedente disco? Risponde: “Non riesco a scindere un lavoro dall’altro. Nella mia testa è un continuum di evoluzione e di analisi, e sicuramente senza ‘Dogma 93’ non sarei mai arrivato alle conclusioni di oggi. C’è tanto istinto ma anche tanta testa e c’è, del resto, un distanziamento da quel progetto per quanto riguarda la volontà di raccontare se stesso. Oggi mi sono esposto di più su cose che prima avevo paura di dire di me”.

“Temevo di esporre certe mie vulnerabilità che solo ora ho imparato ad affrontare consapevole del percorso”, continua Giulio. “Ero ancora insicuro e raccontavo il mio dolore per non dare troppo fastidio a Giulio. In questo disco scrivo come sono nella vita di tutti i giorni”.

 
 
 
 
 
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E il rapporto con la musica è cambiato? “La musica aiuta soprattutto gli altri, non faccio musica per autoanalisi”, dice. “Sono molto ambizioso in questo e ho una visione alta di dove voglio arrivare. Eppure costantemente mi sento la brutta copia di me stesso, convivono demoni e scintille che mi permettono di scrivere cose belle e taglienti. Credo in tutto quello che faccio e per me questo lavoro è per me una missione”.

“Amo il cantautorato e la scrittura a 360 gradi, ma sicuramente parto dal freestyle”, osserva infine Lowlow. “Quello che mi piacerebbe è trovare un bilanciamento con la mia matrice rap per arrivare al punto in cui le persone sono interessante a quello che ho da dire indipendentemente dalle tendenze e dai generi. Ed è quello che fanno i cantautori”.

Foto di Giulia Ballone da Ufficio Stampa V. Aiuto