Evanescence: «’The Bitter Truth’, oscurità e voglia di essere fragili»

Gli Evanescence ci raccontano l'album 'The Bitter Truth', in uscita il 26 marzo. Si tratta del primo album di inediti dopo 10 anni.
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Dopo una lunghissima attesa, gli Evanescence tornano finalmente con un disco di inediti – The Bitter Truth (Sony Music) – in uscita il 26 marzo. Dopo Evanescence (uscito nel 2011), il gruppo si è infatti preso del tempo per lavorare a nuovi brani, rilasciando raccolte e rivisitazioni di brani già noti (Synthesis e The Ultimate Collection). Anche per questo motivo, The Bitter Truth è più di un semplice album. È il ritorno di una delle band più attese sulla scena e anche un progetto che ne immortala la crescita e il periodo storico che stiamo vivendo.

«Sono emozionata al pensiero di far ascoltare l’album ai fan. – ci dice Amy Lee – Ci siamo presi molto tempo per lavorare alla nostra musica. In realtà abbiamo iniziato a lavorare a molte delle canzoni dieci anni fa. È una grande parte della mia vita, siamo pronti. Sarà diverso con la situazione che c’è ora, non possiamo fare il tour. Ma è un modo per connettersi alle persone nonostante gli ostacoli ed è stato già questo di per sé di ispirazione. Vedrò su Twitter cosa commentano. Credo che piacerà e credo che sarò felice».

The Bitter Truth – anche per questa lunga lavorazione – appare come un lavoro molto schietto e sincero.

Amy Lee

«Non sono sempre una persona che va verso le difficoltà e la profondità. – ci spiega Amy – Devi essere pronta e averne anche voglia. Ma stavolta avevo tanto da dire e, quando il mondo è stato travolto dalla pandemia, eravamo già su quella strada. È stata dura ma scrivere questo album mi ha anche guarito».

«Senza questo album non so cosa ne sarebbe stato di me. Ho imparato che non è ciò che ti capita a fare la differenza, ma come reagisci a ciò che ti capita. Quando riesci a superarlo e a trasformare l’esperienza in qualcosa di buono e che sia buono anche per gli altri, c’è vita. Nella mia carriera ho capito che la nostra musica è speciale non solo per noi, ma anche per persone che non conosco. Sento che c’è una grande storia di cui faccio parte».

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Per rappresentare visivamente questo concetto, Amy ricorda un concerto ad Atene («Eravamo emergenti e tutto accadeva molto velocemente») organizzato in una location immersa nel verde. «Ero presa dalla performance con gli occhi chiusi mentre cantavo My Immortal. Ho aperto gli occhi e ho visto le luci accese. Quelli che non erano riusciti a entrare al concerto si erano arrampicati sulle rocce. Avevo difficoltà a sentirmi, ma non era più qualcosa che riguardava solo me. Quell’immagine mi ha fatto capire il nostro impatto sulle persone».

The Bitter Truth, la lavorazione degli Evanescence a distanza

The Bitter Truth è un album diretto, ma a caratterizzarlo sono anche le sonorità degli Evanescence. E – inutile sottolinearlo – la pandemia ha avuto un impatto non indifferente sulla costruzione e sulla registrazione del progetto. Ce ne parla Troy McLawhorn.

«La pandemia ha avuto sicuramente un impatto sulle modalità di registrazione. – dice infatti Troy – Abbiamo registrato quattro canzoni prima della pandemia. Dopo qualche mese abbiamo pensato a un modo per riunirci, ma era difficile. Non potevamo spostarci con le nostre famiglie. È stata una sfida, ha cambiato completamente il modo in cui lavoravamo. Jen (Majura, ndr) non c’era per gran parte delle registrazioni. Dovevamo mandarle le cose e lei doveva suonare praticamente da sola».

Per Amy, invece, l’isolamento è stato motore di un processo di riscoperta di se stessa.

«Mi piace l’oscurità di questo album, la voglia di essere fragili. – dice Amy – Di solito le canzoni partono da un flusso di coscienza, quasi come un’interpretazione dei sogni. C’era molta pressione. Ammetterlo mi annoia, perché mi giudicavo più di qualsiasi altra persona al mondo. Durante quest’isolamento sono stata quasi costretta a confrontarmi con me stessa ed è stato utile per scrivere. Non c’era una via di fuga. Credo che abbiamo tirato fuori il meglio di questo periodo».

E, in fondo, ciò che ne è uscito è un messaggio semplicissimo ma difficile da apprendere con consapevolezza.

«La vita è breve, che ti piaccia o no. Per me non bisogna perdere tempo, per questo facciamo ciò che facciamo. – ci dice Amy – Non sappiamo cosa succederà domani. Il tempo è prezioso e dobbiamo vivere alla giornata. Dobbiamo accettare la verità su cosa sta succedendo ora e dobbiamo affrontarla per capire cosa ci sta succedendo».