‘Porno Società’, Paolo Simoni: «Il consumatore è diventato consumato»

Si intitola 'Porno Società' il singolo di Paolo Simoni che anticipa l'album 'Anima' e che racconta con ironia le derive della società.
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Venerdì 8 gennaio è uscito Porno Società, il singolo di Paolo Simoni che anticipa Anima, il suo nuovo album di inediti, piano e voce, in uscita il 5 febbraio (pubblicato da Riservarossa Records e distribuito da Warner Music). Un brano dalle sonorità jazz, con cui il cantautore emiliano-romagnolo vuole ironicamente descrivere la società occidentale che insegue le mode e i pensieri di «opinionisti alla maniera, tuttologi da tastiera, sgrammaticati, affamati di fama e di follower».

«Ho scritto Porno Società un anno e mezzo fa. – ci racconta Paolo – Confesso di aver scoperto che le canzoni anticipano sempre gli uomini. Mi succede spesso e capita anche ad altri artisti. Le canzoni arrivano prima di alcune tematiche, per cui la porno società è antecedente alla pandemia».

«Ho ricevuto la mail di un’agenzia che si occupava di pubblicizzare un corso per influencer. – continua Paolo Simoni – Pensavo fosse una presa in giro, invece era tutto vero. Da lì ho fatto alcune considerazioni. La porno società è arrivata a un punto di non ritorno secondo me. Il consumatore ormai è diventato il consumato, l’oggetto che viene messo in mostra. Siamo utilizzati per altri scopi. C’è un’ondata di trash costante, un continuo flusso di contenuti più vuoti che pieni. Il concetto che viene trasmesso alle nuove generazioni è che, con tanti like, si possa essere più considerati. E non con quello che sappiamo fare. Noi abbiamo vissuto il passaggio dall’analogico al digitale, ma i giovani non si fanno molte domande».

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Paolo Simoni commenta anche «il vizio di dover commentare tutto e tutti», sostenendo che «va bene, ma l’assalto tra le parti è sbagliato».

«Ne parlo con ironia perché sono convinto che tutto vada cantato e raccontato, ma che vada anche affrontato con una bella risata sana».

E infatti, se il testo di Porno Società è decisamente duro, il tappeto sonoro del brano è allegro. «Avevo bisogno di una base ironica – ci spiega Paolo – di una fusione tra blues e jazz che fosse una sorta di giochetto musicale e regalasse al testo un incastro. Il mio disco, Anima, sarà piano e voce. Si può fare senza dover mettere sovrastrutture inutili. Una canzone può stare in piedi anche con pochi ingredienti».

«La musica è succube di meccanismi più alti. Mi sembra che si sia creato un mono-pensiero musicale e che gli artisti siano vittime di questo sistema. Io con questo disco ho scelto di fregarmene».

«Bisognerebbe prendere come esempio il sentimento degli anni ’70, perché è giusto che oggi ci sia la tecnologia. – conclude il cantautore – Il sentimento era interessante, c’era la varietà della musica. E le radio e le tv passavano questa molteplicità. Adesso o canti con certe produzioni o sei fuori dal recinto. Se in questo momento ho deciso di stare fuori dal recinto è per una scelta personale. Il disco si chiama Anima perché queste canzoni hanno un abito bianco e sono spettinate. E poi ho imparato che togliere è peggio che mettere. È complicato gestire i vuoti intorno a te e devi capire quando è il momento di fare silenzio e fare in modo che sia persuasivo».