Dardust tra estasi e paura: «Il dovere artistico di essere scivolosi»

Tra i primi album del 2020 c’è ‘S.A.D. – Storm And Drugs’, progetto di Dardust che completa la sua trilogia ‘attraversando la tempesta’. Intervista.
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Parla di ego e alter-ego, di letteratura e di arte, di psicologia e di musica, di analogico e di digitale, di classica ed elettronica. Lui, Dario Faini aka Dardust, è il deus ex machina dietro molti dei successi meno scontati che sorprendono nelle classifiche, brani scivolosi nella definizione di genere e tracce costruite facendo della contaminazione la propria cifra stilistica.

Dal 17 gennaio il pianista, compositore e produttore fa ascoltare al pubblico il suo nuovo lavoro S.A.D. – Storm And Drugs, capitolo che chiude un percorso in tre tappe che disegnano una geografia insieme emotiva e sonora. Dall’Islanda a al Regno Unito passando per la Germania, Dardust ha affrontato la sua tempesta vivendo con un’anima divisa tra il Werther di Goethe e il Mike di Trainspotting.

Proprio quella capacità di trascorrere in altro è qualcosa che arriva da lontano, da un Dario ancora bambino cresciuto in provincia: “Passavo i giorni periodicamente a identificarmi in personaggi sempre diversi, dal domatore di circo all’astronauta. – ricorda oggi – Entravo proprio nelle loro personalità, visceralmente, e questo mi ha permesso di essere tante persone diverse.”

Ora, se quell’itinerario che è la vita è passato attraverso un saliscendi emozionale non sempre prevedibile, l’impegno dell’artista era chiaro fin dal principio: Prendere l’oro anche dal dramma„. Come, ce lo ha spiegato lo stesso Dardust, che abbiamo incontriato nel giorno di uscita del singolo Rückenfigur.

“Nell’immaginario dello Sturm und Drang, corrente che apre al Romanticismo, ci sono molte immagini pittoriche con persone di spalle, che guardano tempeste o tramonti. – esordisce Faini spiegando la genesi della propria opera – Come loro ho cercato di entrare nel concetto del sublime, fra l’estasi e la paura. Ho vissuto, forse per la prima volta, la sensazione di non avere più il controllo e il senso di non avere più anche simbolicamente un tetto.”

Da una parte c’era la chiusura di una storia dopo una convivenza e dall’altra il terremoto nelle Marche: la casa di famiglia era scomparsa. Allora ho iniziato a scrivere pensando a come entrare in questa tempesta e uscirne vivo.

Per aspera ad astra, direbbero i latini, ma qui si tratta di sopravvivenza dell’anima perché “quando non puoi cambiare le cose esterne, puoi cambiare solo te stesso.” Così, continua Dario “l’asse geografico lo avevo pensato in tre tappe perché definissero la mia identità. Ogni città mi ha dato tantissimo e ogni città è come se fosse in tutte le altre.”

Reykjavík, Berlino ed Edimburgo sono i luoghi di ispirazione percorsi da Faini, che in loop fa tornare i concept dello Sturm und Drang e di Trainspotting, mescolando influenze classiche come la sua formazione da conservatorio e la scena elettronica della generazione chimica. “Ho cercato di metabolizzare tutto come in un prisma che non mi categorizzi: credo che il dovere di ogni persona che fa della creatività il proprio mestiere si mettersi in una posizione scivolosa.”

Così, il rigore, lo studio, il metodo che fanno parte della quotidianità di Dario, tra studio e sessioni di scrittura o ascolto, si stempera nella scommessa di scardinare quelle stesse regole. Privilegio, questo, che solo chi conosce bene ogni norma può riuscire a fare e che è fra le chiavi anche del Dardust produttore: “Mi piace pensare che in un’era di campionamento sia un musicista a fare la differenza.”

È successo per esempio con quel battito delle mani su Soldi di Mahmood, che nel 2020 ha conquistato l’Ariston, teatro nel quale anche a Sanremo 2020 ascolteremo lo zampino di Faini. Sue, infatti, ben tre produzioni: firma i brani di Elodie e Rancore fra i Campioni e quello degli Eugenio in Via Di Gioia in gara tra le Nuove Proposte.

“Tutte hanno come comun denominatore la non linearità; creano stupore, che era un po’ anche il trip di Soldi”, anticipa l’artista che nel suo prossimo futuro ha in cantiere innanzitutto un tour europeo.

“Sul palco siamo con la formazione consolidata in trio, con il live è diviso in due parti in versione 2.0. La prima parte è statica e teatrale, con quadri che accompagnano ogni brano. Poi interverrà una tempesta di pioggia che apre alla seconda parte molto dinamica ed elettronica.”

E come continuerà, poi, il viaggio di Dardust? “Uscirà una versione piano solo e piano orchestra del progetto. Ora io chiudo una trilogia, che sento come punto di indipendenza e maturità, e apro una nuova prospettiva che ancora devo esplorare e capire. Il resto è tutto da scoprire.”

Foto di Emilio Tini da Ufficio Stampa MA9PROMOTION