Amazon: i dipendenti ascoltano ciò che diciamo ad Alexa. E la privacy?

Secondo un’indagine pubblicata in rete, i dipendenti di Amazon avrebbero accesso, oltre che ai comandi diretti, anche a registrazioni audio involontarie captate dai sistemi Echo.

Arriva direttamente dalle colonne di Bloomberg un’inchiesta che mette ancora una volta in discussione la privacy nelle nostre case. Ormai gli assistenti personali intelligenti stanno iniziando a diffondersi a macchia d’olio ma sappiamo davvero dove vanno a finire le informazioni che diamo loro? L’articolo pubblicato risponde a questa domanda e non si tratta di una risposta riassicurante.

Secondo i risultati della ricerca messa in atto da un team di sette persone sembra, infatti, che gli operatori di Amazon (e si tratta di diverse migliaia) abbiano accesso a quello che diciamo ad Amazon Echo. Ogni giorno campioni audio dei nostri comandi verrebbero ascoltati dai dipendenti dell’azienda senza che l’utente ne abbia consapevolezza.

Ovviamente, lo scopo primario di questo “ascolto a distanza” è il miglioramento del servizio offerto dagli speaker e dai dispositivi, ma di certo quest’attività suona piuttosto invasiva. Oltre che alle parole rivolte ai sistemi di assistenza Alexa, in Amazon potrebbero anche origliare discorsi domestici che nulla hanno a che fare con i loro sistemi. E addio riservatezza.

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Per esempio, alle orecchie dei dipendenti sarebbero arrivate le stonature di una donna sotto la doccia e le grida di un bimbo che chiedeva aiuto. Questo tipo di ascolto, oltretutto, sarebbe affidato sia a dipendenti interni sia a società esterne in appalto, cosa, questa, che moltiplica la diffusione delle informazioni.

Da Boston alla Romania, dalla Costa Rica all’India: queste le sedi in cui le nostre conversazioni verrebbero ascoltate da migliaia di operatori. Ci sarebbero, poi, anche delle chat di condivisione dei dati in caso di comandi poco chiari o addirittura situazioni divertenti. Dal Canada, in particolare, è arrivata una spiegazione relativa a queste attività: oggetto degli studi sarebbero campioni vocali legati a richieste specifiche in modo da controllare la correttezza della risposta da parte dei sistemi.

Se da una parte questi ascolti possono captare anche conversazioni potenzialmente pericolose – è il caso di clip audio legate a reati in corso – d’altro canto non si può che sentirsi violati entro le mura di casa. “Amazon prende sul serio privacy e sicurezza delle informazioni personali dei clienti” ha dichiarato l’azienda a La Stampa: ma questo ci basta per sentirci tranquilli?

Paola Maria Farina

Musica, libri, varie ed eventuali. In tasca una laurea in Lettere/Filologia Moderna.