L’artista britannico critica duramente il prestito dell’Arazzo di Bayeux al British Museum: «È troppo fragile per essere spostato». Tra diplomazia culturale, tutela e rischio conservativo, il dibattito divide Francia e Regno Unito.

Il progetto di trasferire l’Arazzo di Bayeux dalla Francia al Regno Unito scatena polemiche nel mondo dell’arte e della conservazione. A intervenire con parole durissime è David Hockney, che ha definito il piano «una follia» e «un rischio inaccettabile» per uno dei capolavori più fragili e importanti della storia europea.

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L’arazzo, lungo circa 70 metri e risalente a oltre 900 anni fa, dovrebbe essere esposto al British Museum a partire da settembre, nell’ambito di un accordo tra i governi francese e britannico. Il prestito durerà fino a luglio 2027, mentre il Bayeux Museum in Normandia è sottoposto a lavori di ristrutturazione.

«Troppo fragile per essere spostato»

In un intervento pubblicato sull’Independent, Hockney – che oggi vive proprio in Normandia – ha raccontato il suo legame personale con l’opera, vista per la prima volta nel 1967 e visitata più di venti volte negli ultimi tre anni. «Non ho paura di espormi per l’arte. – ha scitto – È qualcosa che ha definito la mia vita per oltre otto decenni».

Secondo l’artista, l’Arazzo di Bayeux è troppo prezioso per correre un rischio simile. «È quasi millenario, è il più completo racconto figurativo d’Europa e ricordiamoci che è lunghissimo. È fragile, e pensare di spostarlo è pura follia», ha affermato. Hockney ha sottolineato come il supporto in lino sia indebolito dal tempo e i fili di lana ricamati siano estremamente vulnerabili allo stress meccanico: «Arrotolarlo, srotolarlo o maneggiarlo in modo diverso può causare danni».

Un capolavoro priceless

L’opera, che racconta gli eventi che portarono alla Battaglia di Hastings del 1066, è assicurata per circa 80 milioni di sterline dal Tesoro britannico. Una cifra che, per Hockney, «non significa nulla»: «È semplicemente inestimabile». L’artista ha anche criticato le motivazioni dell’operazione, sostenendo che il trasferimento risponderebbe alla «vanità di un museo desideroso di vantarsi del numero di visitatori».

La replica del British Museum

Dal canto suo, il British Museum ha respinto le accuse. Il direttore Nicholas Cullinan ha dichiarato che l’istituzione dispone di «uno dei migliori team di conservazione al mondo» ed è abituata a gestire materiali estremamente delicati. «Ogni anno spediamo e riceviamo migliaia di prestiti, inclusi affreschi e tessuti antichi, anche più vecchi dell’Arazzo di Bayeux», ha spiegato, ribadendo che la sicurezza dell’opera è «una priorità assoluta».

Anche le autorità francesi hanno assicurato che il trasferimento avverrà in condizioni di massima sicurezza, sebbene diversi esperti d’arte d’Oltralpe abbiano espresso timori simili a quelli di Hockney.

Arte, diplomazia e memoria storica

In cambio del prestito dell’arazzo, il Regno Unito invierà in Normandia importanti manufatti, tra cui reperti provenienti dai tumuli anglosassoni di Sutton Hoo e i celebri pezzi degli scacchi di Lewis del XII secolo. Un’operazione che intreccia diplomazia culturale, memoria storica e grandi istituzioni museali.

Resta però aperta la domanda sollevata da Hockney: fino a che punto è lecito muovere un’opera così fragile, anche in nome della cooperazione internazionale e dell’accesso pubblico? Una questione che va ben oltre l’Arazzo di Bayeux e tocca il cuore del rapporto tra tutela, spettacolarizzazione e responsabilità culturale.

Foto: Shutterstock

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