Dalla mostra fotografica sotto i portici del centro all’esposizione nel Duomo delle OGR di Torino passando per l’artwork del nuovo album ‘Terre Rare’. I Subsonica si raccontano nel trentennale.
Se ‘Terre Rare’ è molto più di un album, ‘Cieli su Torino’ è molto più della celebrazione di un trentennale. Per questo 2026 i Subsonica hanno preparato un progetto trasversale che, come è da sempre nel DNA della band, mette in relazione linguaggi espressivi differenti partendo dal terreno musicale e ramificandosi per diventare tanto di più. Così, il disco disponibile dal 20 marzo si contestualizza in un discorso artistico ed emotivo che ha il sapore del viaggio in luoghi lontani quanto le coordinate della riscoperta di ambienti vicini.
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A partire dalla città che è stata – e continua a essere – culla del gruppo. Non è un caso, infatti, che Samuel, Max Casacci, Boosta, Ninja e Vicio ci accolgano sotto gli storici portici di via Po. Esattamente dove inizia la mostra Istantanee – Ritratti A Cielo Aperto con decine di scatti che raccontano tre decenni di storia della band. Esposizione che si fa guardare con il naso all’insù snodandosi tra Piazza San Carlo e Piazza Vittorio Veneto. Con una tappa che va fino alle origini. Tra un palazzo e l’altro, si nasconde il garage ribattezzato Casasonica, con il suo ingresso colorato, che ospitò le prime sperimentazioni musicali dei cinque musicisti.
Per questo, osserva Boosta: «siccome trent’anni insieme non sono una cosa che succede tutti i giorni, abbiamo pensato che avrebbe avuto molto più significato regalarci ancora una volta del tempo di qualità insieme. Per noi il tempo di qualità significa fare dischi, salire sul palco e stare insieme alle persone che amiamo. Alla nostra squadra, a chi continua a condividere questo percorso con noi e naturalmente al pubblico».

«E abbiamo pensato di mettere in piedi questo circo delle meraviglie che è una meraviglia anche per noi – aggiunge –. Vi assicuro che, nonostante siano immagini che abbiamo visto tante volte, ritrovarle nella propria città, sotto i portici che ti hanno cresciuto e sotto quelli che hanno fatto risuonare la tua musica ancora prima che esistesse, resta qualcosa di molto emozionante. Perché se non ci fossero stati via Po e piazza Vittorio, probabilmente non ci sarebbero stati neanche i Subsonica».
Mostre ed eventi come restituzione alla città
Da qui, le iniziative che coinvolgono Torino suonano come una restituzione. «Non era scontato che la città rispondesse così, non è un dato già acquisito e, quando accade, si forma inevitabilmente una prospettiva: c’è un passato, c’è un presente e ci sono anche riflessioni sul futuro. – osserva la band – Questa è una celebrazione, ma non è un’autocelebrazione e soprattutto vuole essere un ringraziamento reciproco. Abbiamo visto cambiare una città, come tutti abbiamo visto cambiare il mondo, e negli ultimi anni tutto è diventato estremamente veloce: il cambiamento accelera continuamente».
Il senso profondo della mostra? Lo spiega Max Casacci: «provare a esporre tutto quello che sta dietro, intorno e talvolta al di sopra delle canzoni. Le tracce dei Subsonica sono sovente elaborazioni e restituzioni dirette di urgenze provenienti da ambiti sotterranei della realtà».
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In quest’ottica sono pensati anche i quattro concerti speciali alle OGR Torino, dove (dal 31 marzo al 12 aprile) gli spazi del Duomo accoglieranno lamostra antologica Rientro in Atmosfera dedicata al percorso artistico e umano del gruppo. In esposizione, foto, memorabilia, costumi di scena, strumenti e apparecchiature dei primi album, manifesti e tanto altro. «Parlare della storia dei Subsonica comporta un “rientro in atmosfera” che ci riconnette con un ecosistema temporale di sub-movimenti culturali di cui la musica era vettore primario, ma all’interno del quale raramente era finalizzata a se stessa», spiega il gruppo.
«Erano gli anni nei quali la “musica elettronica”, coltivata durante le stagioni rivoluzionarie dei primi rave, usciva allo scoperto. Gli stessi anni nei quali una nuova ondata di videoartisti elevava il videoclip da pura funzione commerciale auto celebrativa a più complesso e potente strumento di comunicazione. Gli anni delle sperimentazioni attraverso nuove tecnologie, degli spazi autogestiti che diventavano acceleratori di creatività diffusa e incubatori di nuovi linguaggi espressivi.

Alcuni videoclip dei Subsonica sono stati considerati ed esposti, come opere d’arte, in spazi dedicati alla cultura contemporanea. A dimostrazione di quanto la band sia sempre stata sintonizzata sui canali di ricezione e trasmissione del proprio tempo».
Il videoclip del nuovo singolo Straniero e l’artwork di ‘Terre Rare’
Restando in tema di videoclip, proprio nel giorno di uscita di ‘Terre Rare’ viene rilasciato il nuovo singolo Straniero il cui video è curato dal regista Ivan Cazzola. «Il giorno in cui lo abbiamo raggiunto – ricordano gli artisti – coincideva con il primo attacco dell’ultima guerra in Medio Oriente tuttora in corso. Solo qualche giorno prima avevamo deciso di indossare delle divise militari e abbiamo sentito tutto il peso di quella scelta. Perché in quel momento si stava attribuendo un significato nuovo a qualcosa di cui non conoscevamo ancora l’esito: non sapevamo cosa sarebbe successo il giorno dopo».
«Ci siamo interrogati molto rispetto all’opportunità di dare un taglio fortemente ancorato ai temi della guerra, alla percezione distorta di ciò che sta accadendo. Basti pensare a come la Casa Bianca abbia presentato certe immagini quasi fossero un videogioco… Probabilmente si gioca anche su una sorta di assuefazione che rischiamo di sviluppare rispetto alla disumanità delle morti sotto le bombe. Non sentiamo l’odore, non sentiamo le grida, non sentiamo i lamenti. Vediamo soltanto immagini, spesso prodotte da chi uccide a distanza. Per questo è stata una scelta precisa, e riteniamo sia stata una scelta giusta».
Perché, osserva ancora la band, «dentro lo smarrimento che ognuno può provare rispetto a ciò che sta succedendo, esistono elementi di profonda connessione con lo stato d’animo collettivo che tutti possiamo sentire. In qualche modo queste sensazioni sono finite dentro questo video, al di là del puro racconto musicale. Con il regista abbiamo intrapreso un viaggio già da tempo. Lui è entrato a far parte del nostro immaginario e ci ha seguito raccogliendo fotografie e immagini quasi rubate durante la nostra permanenza insieme. Per questo il suo è uno sguardo molto interno, molto vicino al momento che stiamo vivendo musicalmente e umanamente all’interno dei Subsonica».
Lo sguardo attorno, all’altrove che ci circonda è ben testimoniato dall’album ‘Terre Rare’ che evoca ampiamente il viaggio nelle sue suggestioni sonore e visive. Basta sfogliare il booklet del disco per rendersene conto, con le immagini del designer e multimedia artist Marino Capitanio che ha preso ispirazione da Treasures from the Wreck di Damien Hirst.

«Ci siamo conosciuti tempo fa – spiega Casacci – quando l’ho coinvolto un mio progetto solista introducendolo gradualmente nel nostro mondo. Prima di suggerire qualcuno, per me è fondamentale testarlo perché portare una persona all’interno dei Subsonica significa inserirla in una realtà molto complessa. Oltre alla visione, serve che i creativi abbiano anche una certa solidità per reggere il confronto non con un singolo artista ma con un collettivo».
«In questo percorso l’ho seguito da vicino e lui ha capito che la cifra stilistica dell’album si riferiva a stimolazioni legate a un’immaginazione geografica non definita. Ovvero si parlava di geografie immaginarie, di luoghi suggeriti ma mai completamente identificabili. Tutto rimane sospeso come riferimento e lui, attraverso la sua passione per la stampa e per una certa ricerca visiva, ha sottolineato questo aspetto dell’album costruendo oggetti, quasi memorabilia immaginari, come se in questi viaggi mentali ci fossimo portati dietro un’oggettistica definita ma al tempo stesso evocativa, misteriosa, enigmatica.



Per certi versi – conclude Casacci – tutto questo mi ha fatto pensare a Emilio Salgari, che secondo me incarna bene anche un tratto profondamente torinese. Salgari non era torinese di nascita, ma ha vissuto e prodotto molto a Torino ed è probabilmente uno dei massimi esempi di viaggio immobile. Ci siamo emozionati da bambini con le storie di Sandokan, eppure lui non aveva mai visitato davvero quei luoghi. Non aveva conosciuto direttamente quelle geografie, ma è riuscito comunque a descriverle e a farle vivere nell’immaginazione di tutti noi». Esattamente come fanno i Subsonica da trent’anni a questa parte.
Immagini da Ufficio Stampa