L’Anga, Art not Genocide Alliance, ha chiesto alla Biennale di impedire la partecipazione di Israele, che quest’anno esporrà allo spazio dell’Arsenale con lo scultore rumeno Belu Simion Făinaru.

Il gruppo di attivisti Art Not Genocide Alliance (ANGA), ha chiesto che venga impedita la partecipazione di Israele alla Biennale di Venezia 2026: il documento è stato firmato da quasi 200 artisti, curatori e operatori culturali coinvolti nella manifestazione, tra cui Alfredo Jaar, Yto Barrada, Rosana Paulino, Meriem Bennani e Cauleen Smith, insieme a curatori quali Binna Choi e Carles Guerra.

L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura

LEGGI ANCHE: Non c’è niente di cool nel rivelare chi è Banksy

I firmatari scrivono che «noi, i sottoscritti, ci uniamo come artisti, curatori e operatori culturali in un rifiuto collettivo di permettere che lo Stato israeliano, mentre commette un genocidio, venga messo in mostra». Aggiungono di agire «a sostegno dei nostri colleghi artisti e operatori culturali in Palestina, in solidarietà con la Palestina e nella profonda speranza di porre fine al genocidio sionista e all’apartheid in corso, e di vedere la rinascita di una Palestina libera».

Biennale 2024, Israele non aveva esposto

Già nel 2025 ANGA aveva inoltrato la stessa richiesta, mentre nel 2024 il padiglione israeliano non era mai stato aperto per scelta dell’artista Ruth Patir, che aveva dichiarato che avrebbe mantenuto il padiglione chiuso fino al raggiungimento di un cessate il fuoco e di un accordo per il rilascio degli ostaggi. Quest’anno l’artista scelto è Belu Simion Făinaru, nato a Bucarest, scultore e artista interdisciplinare rumeno emigrato in Israele nel 1973: sarà presente nello spazio all’Arsenale con il progetto “The Rose of Nothingness”.

Dal sito della Biennale, in riferimento alle partecipazioni e agli eventi collaterali della 61° edizione, si legge: «In risposta alle comunicazioni e alle richieste di partecipazione provenienti dai Paesi, La Biennale di Venezia respinge ogni forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte. La Biennale, come la città di Venezia, continua ad essere un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo i legami tra popoli e culture, con la perenne speranza di una cessazione dei conflitti e delle sofferenze».

Come si legge su The Art Newspaper, potrebbero essere organizzate azioni di protesta sindacale in tutta Italia in concomitanza con l’inaugurazione della Biennale.

Revenews