Dal 30 aprile al 2 agosto Parma diventa il centro dell’immaginario di Brian Eno. L’artista britannico, icona della cultura contemporanea e Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2023, torna in Italia con un progetto diffuso che attraversa due luoghi simbolo della città: il Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio.

L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura

Non si tratta di una semplice mostra. È un intervento urbano e culturale che intreccia musica generativa, installazioni luminose, architettura storica e spazio pubblico. Un’operazione che restituisce alla città ambienti monumentali rimasti a lungo chiusi, trasformandoli in luoghi di esperienza contemporanea.

Brian Eno Light Boxes_IMG_3380 GDG Press
Brian Eno Light Boxes_IMG_3380 GDG Press

SEED: Brian Eno e l’arte generativa ai Giardini di San Paolo

Il cuore più sperimentale del progetto è “SEED”, installazione audio site-specific che abita gli 8.000 metri quadrati dei Giardini di San Paolo. Qui Brian Eno presenta “Installation for Giardini di San Paolo”, un’opera composta da molteplici tracce di musica generativa diffuse nello spazio aperto.

La logica è quella che Eno definisce “generativa”: niente brani fissi, nessuna struttura definitiva. Il suono cambia costantemente. È il visitatore, camminando, a costruire la propria esperienza d’ascolto. Ogni percorso crea una combinazione diversa. Ogni visita è unica.

Il progetto esplora temi centrali nella ricerca di Eno: il rapporto tra uomo e natura, la percezione del tempo, la trasformazione continua del suono. L’installazione non si impone, ma si lascia attraversare. Non chiede di essere osservata frontalmente, ma vissuta.

Al termine della prima fase espositiva, l’opera non scomparirà. L’esperienza sonora verrà registrata attraverso field recording e impressa su un vinile in copia unica, curato dallo stesso Eno, che entrerà nella collezione permanente della Casa del Suono. Un gesto simbolico e concreto insieme: l’arte effimera diventa archivio, memoria pubblica.

My Light Years: la più grande collezione di installazioni di Brian Eno

Negli spazi monumentali della Crociera dell’Ospedale Vecchio prende forma “My Light Years”, la più ampia ricognizione mai realizzata delle installazioni audiovisive di Brian Eno.

Qui la dimensione immersiva si amplifica. L’edificio, imponente e restaurato, diventa un contenitore perfetto per opere che dialogano con la luce, con il tempo e con la percezione.

Tra i lavori centrali spicca “77 Million Paintings” (2006), definita dall’artista “musica visiva”: un sistema generativo che combina immagini e suoni in sequenze sempre diverse. L’opera si trasforma lentamente davanti allo spettatore, come un dipinto che muta nel tempo. La stessa combinazione non si ripeterà mai.

Accanto a questa, “Face to Face” (2022) porta avanti la riflessione sull’identità nell’era digitale. Diciotto volti reali vengono trasformati da un software che genera mutazioni progressive pixel per pixel. Nascono oltre 170.000 volti intermedi, persone che non sono mai esistite, ma che sembrano incredibilmente familiari. È un’indagine potente sul concetto di individuo, algoritmo e casualità.

La mostra include anche alcune delle prime installazioni luminose realizzate da Eno negli anni Settanta, offrendo una lettura completa del suo percorso tra arte, tecnologia e musica ambient.

Brian Eno Light Boxes_IMG_3390, credits GDG Press
Brian Eno Light Boxes_IMG_3390, credits GDG Press

Parma come laboratorio culturale

L’arrivo di Brian Eno a Parma non è solo un evento espositivo. È un progetto culturale di città, promosso dal Comune e sostenuto da Fondazione Cariparma, che punta a integrare arte contemporanea e patrimonio storico.

Due luoghi monumentali tornano a vivere come spazi pubblici. L’arte generativa dialoga con architetture secolari. Il paesaggio sonoro si intreccia con quello urbano.

Eno paragona il suo lavoro al giardinaggio: si piantano semi e si osserva cosa accade. A Parma quei semi hanno trovato terreno fertile. E per tre mesi la città diventa un ecosistema in continua trasformazione, dove luce e suono cambiano con noi.

Revenews