La monumentale scultura dorata dedicata all’ex presidente Usa, commissionata da investitori crypto, è bloccata nella fonderia dell’artista per una disputa sui pagamenti
Una statua in bronzo ricoperta di foglia d’oro raffigurante l’ex presidente americano Donald Trump è al centro di una curiosa e controversa vicenda legata al mondo delle criptovalute. L’opera, soprannominata Don Colossus, doveva essere installata presso il club di golf di Trump a Doral, in Florida, ma al momento è ferma nella fonderia dell’artista che l’ha realizzata, che reclama il pagamento di lavori e diritti d’autore prima di consegnarla ai committenti.
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La statua è imponente: alta circa 4,5 metri (15 piedi) e montata su un basamento da oltre 3 tonnellate, rappresenta Trump con il pugno alzato, un’immagine ispirata a fotografie del presidente dopo il famoso attentato in Pennsylvania. Originariamente commissionata da un gruppo di investitori in criptovalute per promuovere un memecoin (una criptovaluta nata come scherzo o fenomeno virale su internet, ispirata a meme, personaggi pop o tendenze social) chiamato $PATRIOT, l’opera è diventata un elemento di marketing virale e un simbolo della commistione tra politica, cultura digitale e campagne speculative.
Don Coloussus in ostaggio
Secondo fonti legate alla vicenda, i committenti non hanno saldato completamente il compenso pattuito con lo scultore Alan Cottrill, artista dell’Ohio noto per monumenti e statue di grandi dimensioni (tra cui la statua di Thomas Edison esposta nella National Statuary Hall del Campidoglio degli Stati Uniti). Per questo Cottrill trattiene l’opera e rifiuta di consegnarla finché i committenti non verseranno gli oltre 90.000 dollari che ritiene dovuti.
La collocazione della statua a Doral non ha ancora una data ufficiale, anche se i responsabili hanno già posizionato il basamento e alcuni sostenitori auspicano un’inaugurazione alla presenza dello stesso Trump.
La vicenda ha attirato l’attenzione internazionale non solo per la sua teatralità, ma anche perché riflette tensioni più ampie: la stretta relazione tra progetti crypto altamente speculativi come i meme-coins, l’uso di simboli politici forti come statue monumentali e la gestione delle promesse pubbliche legate alla figura di un presidente che fin dall’inizio si è eretto a paladino dei bitocoin, visti come la “moneta del popolo”.
“Don Colossus” è stato fin dall’inizio un tributo e veicolo promozionale, ma le dispute contrattuali ne stanno ritardando l’installazione definitiva, trasformandola in un caso emblematico di arte, bitcoin e potere brandizzato.