Al Museo dell’Ara Pacis la luce di Francesco Murano accompagna i capolavori dell’Impressionismo e del Novecento.

Al Museo dell’Ara Pacis di Roma la mostra Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts propone un viaggio attraverso oltre mezzo secolo di storia dell’arte, dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento. In esposizione 52 opere provenienti da una delle collezioni museali più importanti degli Stati Uniti, firmate da artisti come Degas, Renoir, Van Gogh, Matisse, Picasso, Kandinsky e Beckmann, che raccontano il superamento progressivo dell’Impressionismo verso linguaggi sempre più radicali e moderni.

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Accanto alle opere, un ruolo fondamentale è affidato al progetto illuminotecnico firmato da Francesco Murano, architetto delle luci, chiamato a costruire un dialogo silenzioso ma decisivo tra spazio, opere e visitatore. Murano ha lavorato per costruire un dispositivo di accompagnamento visivo mai invasivo ma pensato per sostenere la lettura delle opere senza imporre una narrazione precostituita.

La luce non diventa spettacolo, ma resta uno strumento discreto che guida lo sguardo, rispettando la diversità dei linguaggi pittorici presenti in mostra. Il principio guida è, infatti, il rispetto della pittura, a maggior ragione trattandosi di dipinti impressionisti e post-impressionisti, nei quali la luce è strumento di costruzione dell’immagine.

Impressionismo e Oltre, Ara Pacis / Foto Monkeys Video Lab

Luci in equilibrio e sfide tecniche

Nel percorso espositivo, l’illuminazione si modula in relazione alle diverse sezioni.
Nelle sale dedicate all’Impressionismo, per esempio, la luce è più morbida e diffusa, per restituire l’atmosfera della pittura en plein air e la vibrazione cromatica delle superfici. Nelle sezioni successive, dove la ricerca formale e strutturale diventa più evidente, l’illuminazione si fa più direzionale e precisa, sottolineando volumi, contrasti e costruzioni compositive.

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Una delle principali criticità del progetto è stata la grande eterogeneità dei materiali pittorici. Dalle superfici lucide agli impasti materici, dagli oli delicati alle verniciature differenti che reagiscono in modo diverso alla luce. A questo si sono aggiunti i rigorosi limiti conservativi, che impongono livelli di illuminamento molto contenuti per garantire la tutela delle opere.

La risposta progettuale è stata un sistema modulare in equilibrio tra luce reale e luce dipinta. Basato su ottiche differenziate, intensità calibrate e un accurato lavoro di micro-orientamento, studiato singolarmente per ogni opera esposta.

Tra i passaggi più significativi del percorso espositivo, spicca la sala dedicata a Vincent Van Gogh, dove l’illuminazione è studiata per far emergere la matericità del segnoe latensione emotiva del colore. All’ingresso della sezione impressionista, invece, una luce più ampia e avvolgente accompagna gradualmente il visitatore, introducendolo alla percezione atmosferica tipica della pittura impressionista.

Francesco Murano firma un progetto in cui la luce non sovrasta mai l’opera ma la esalta nella lettura, in processo di mediazione fra arte e pubblico.

Immagini Monkeys Video Lab / Ufficio Stampa

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