Rovigo ospita la mostra ‘Gian Antonio Cibotto – Il gusto del racconto’ nel centenario della nascita. Ce ne parla il curatore Francesco Jori.

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Nel centenario della nascita di Gian Antonio Cibotto (1925–2017), Rovigo celebra uno dei suoi interpreti più intensi e complessi con la mostra Gian Antonio Cibotto – Il gusto del racconto, allestita a Palazzo Roncale dal 5 dicembre 2025 al 28 giugno 2026. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con l’Accademia dei Concordi e il patrocinio del Comune di Rovigo, l’esposizione nasce da un’idea di Sergio Campagnolo e porta la firma curatoriale di Francesco Jori, per anni vicino allo scrittore.

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Fin dall’impostazione, la mostra si distingue come un’esperienza immersiva in cui è Cibotto stesso a raccontarsi. Lo spiega chiaramente Jori. «Questa è una mostra che ha un’impronta molto specifica: non è una mostra su Toni Cibotto, ma una mostra di Toni Cibotto. Abbiamo scelto che fosse lui a raccontarsi attraverso testimonianze filmate, frasi tratte dai suoi scritti e contributi di amici che lo hanno frequentato».

Accanto alla dimensione biografica e affettiva, l’obiettivo è superare l’immagine – pur fondamentale – del Cibotto legato al Polesine, per restituirne la statura nazionale. «La seconda impronta di fondo è la volontà di sottrarre, tra virgolette, Cibotto alla sua dimensione meramente polesana e veneta.

Cibotto
Immagine da Ufficio Stampa

Per recuperare quella dimensione nazionale che si è ritagliato in vent’anni di lavoro a Roma, alla prestigiosa rivista La Fiera Letteraria. Un percorso che l’ha messo faccia a faccia con grandi figure della cultura dell’epoca». Un invito, dice Jori, rivolto prima di tutto ai polesani: «Conosceranno un altro Cibotto rispetto a quello cui sono abituati».

Il metodo e i premi letterari

Tra gli snodi chiave del percorso espositivo c’è il suo metodo di lavoro, radicato nell’osservazione della realtà. Jori lo racconta attraverso un esempio emblematico. «Il suo lavoro probabilmente più significativo, Scano Boa, è diventato un film di grande successo. È un libro che ricorda Il vecchio e il mare di Hemingway, ma è scritto prima di Hemingway. Soprattutto nasce da una notizia di cronaca: una donna che partorisce in barca andando a un funerale. Da quel fatto lui trae spunto per il romanzo».

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La mostra mette anche in luce la dimensione interiore di Cibotto, che Jori non teme di definire:
«Una solitudine esistenziale che lo accompagna fin da bambino e che si prolunga fino agli ultimi giorni. Era un uomo solo, che si sentiva solo, amareggiato nel vedere il degrado del Veneto che amava».

Accanto alla scrittura e al giornalismo – dal Gazzettino ai suoi libri – l’esposizione ricostruisce il ruolo cruciale di Cibotto nei premi letterari, sia come autore premiato sia come organizzatore. «Il più famoso è sicuramente il Premio Campiello – ricorda il curatore – Cibotto ne è stato per anni membro della giuria e anche presidente».

Cibotto
Immagine da Ufficio Stampa

Gli anni a Roma

Una sezione specifica è dedicata agli anni romani, periodo decisivo e tutt’altro che facile.«Lui parte da giovane spiantato; diceva che, nei primi tempi, l’unico pranzo quotidiano era cappuccino e brioche. Poi però si inserisce pienamente nella vita letteraria e culturale». Proprio a Roma intreccia relazioni importanti: Fellini, la redazione della Fiera Letteraria, il ruolo di responsabile stampa della Rizzoli, i grandi premi come lo Strega e il Fiuggi.

Una pluralità di esperienze che restituisce un profilo sorprendente. Come osserva Jori in conclusione: «Mettendo insieme tutte queste cose, credo che dalla mostra emerga davvero un Cibotto più ricco, più complesso e più sorprendente».

Immagini da Ufficio Stampa

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