Sparisce dalla Cappella del Crocefisso il volto di Giorgia Meloni: a rimuoverlo lo stesso restauratore volontario che lo aveva inizialmente inserito. Con la rimozione è arrivata anche l’ammissione, dopo l’iniziale diniego: quello era effettivamente il volto della premier.
A chiedere la cancellazione dell’affresco sarebbe stato il Vaticano e lo conferma anche il parrocco di San Lorenzo in Lucina, monsignor Daniele Micheletti: C‘era una processione di persone che venivano per vederlo, non per ascoltare la messa o pregare… Non era possibile. Una posizione allineata a quella del cardinale Baldo Reina: Le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica.
San Lorenzo in Lucina, per qualche giorno, aveva visto impennare le sue quotazioni di mèta turistica e non certo per la bellezza della Basilica: ad oggi la soprintendenza speciale di Roma, su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, ha avviato una serie di ricerche di archivio per tentare di individuare un documento – foto o disegno – che mostri il disegno originale.
La storia del dipinto restaurato col volto di Giorgia Meloni
Pittore, ti voglio parlare, cantava Fausto Leali nel 1968: all’epoca la richiesta era di inserire un angelo nero fra i suoi angioletti. Oggi, fra gli angioletti della Basilica di San Lorenzo in Lucina, dopo un misterioso restauro, è spuntato il volto della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo l’iniziale sconcerto, le immagini del restauro prima e dopo non hanno lasciato dubbi.
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Si è quindi cercato di capire la dinamica dei fatti, per quello che sta diventando un vero e proprio caso che imbarazza anche la Diocesi di Roma. Autore del restauro è un volontario 83enne (che lo ha firmato in un cartiglio), che – secondo un’intervista da lui rilasciata al magazine Leggo – è ospite della parrocchia grazie alll’interessamento del parroco. Nel suo curriculum la partecipazione anche ad altri altri restauri importanti. Tra questi, Palazzo Raghadan in Giordania e quello di Villa Belvedere di Macherio, di proprietà di Silvio Berlusconi.
Le simpatie di destra del volontario non sono un mistero per nessuno, ma lui le smentisce. Così come smentisce di aver ridisegnato l’angelo nella Cappella del Crocefisso con le sembianze di Giorgia Meloni. «Tutti i personaggi erano già là», ha dichiarato.
Restauro prima e dopo di San Lorenzo in Lucina
Eppure, a meno di manifestazioni miracolose, le immagini parlano chiaro: il restauro prima e dopo mostra che sono state cambiate le fattezze dell’angelo. Anche perché lo stesso autore ha dichiarato che anche un altro angelo di quella cappella ha un volto non classico ma noto, in questo caso solo a lui: quello di una ex fidanzata.
Imbarazzo da parte della Diocesi di Roma, che ha chiarito in una nota: «Sia la Sovrintendenza sia l’ente proprietario (Fec), oltre all’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato di Roma, erano al corrente dal 2023 di un’azione di restauro senza nulla modificare o aggiungere (dalla mail condivisa) sull’affresco in questione di recente fattura (anno 2000). Pertanto la modifica del volto del cherubino è stata un’iniziativa del decoratore non comunicata agli organismi competenti. Il Vicariato si è impegnato ad approfondire la questione con il parroco monsignor Daniele Micheletti e a valutare eventuali iniziative».
Nonostante sia acclarato che l’affresco restaurato non è un’opera d’arte storica, si trova in una chiesa piena di capolavori e in una zona dove è presente anche un importante crocifisso ligneo: è normale che sia così semplice restaurare un affresco, sia pur di scarso valore, e farlo senza nessun controllo?