Le distruzioni in Calabria, Sicilia e Sardegna mostrano come gli eventi estremi influenzano la sopravvivenza di città storiche e siti archeologici. L’Italia, secondo UNESCO, è tra i paesi più vulnerabili del Mediterraneo
Onde altissime hanno trasformato le strade delle città di Catanzaro e Catania, le più colpite dal passaggio del ciclone Harry, in torrenti di acqua e fango: dopo il passaggio del ciclone le strade si sono riempite di detriti, pezzi di case e di barche, stralci interi di vegetazione, rendendo chiaro che quello che è successo non è stato un semplice caso di maltempo invernale ma un esempio drammatico di quello che il cambiamento climatico ha fatto, sta facendo e farà alle nostre coste.
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In Sardegna danni e scoperte
Anche in Sardegna i danni del ciclone Harry sono stati ingenti ed hanno colpito anche il patrimonio archeologico dell’isola: nei territori di Domus de Maria e di Pula le criticità riguardano i siti archeologici di Bithia e di Nora, con importanti danni e situazioni di emergenza nelle porzioni dei siti adiacenti la costa, maggiormente esposti all’azione erosiva del moto ondoso che ha raggiunto una forza eccezionale.
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A fronte di ingenti danni, a Bithia la mareggiata ha messo in evidenza alcune sepolture della necropoli di Sa Colonia, che conserva una stratificazione di tombe fenicie, puniche e romane. La Soprintendenza ha immediatamente avviato un intervento d’emergenza di recupero, messa in sicurezza e scavo archeologico dei contesti a rischio perdita e la squadra di archeologici è all’opera. Si sono attivati anche i Carabinieri Subacquei di Cagliari per verificare la presenza in mare di materiali archeologici trascinati dalle onde.

Crolli e smottamenti a Nora
Nel comune di Pula, il sito di Nora ha subito ingenti danni nella fascia costiera, in particolare in quella esposta a est e a sud, confermando la particolare delicatezza di queste aree soggette all’erosione costiera e a rischio perdita del patrimonio archeologico e su cui sono in corso progetti di salvaguardia a cui stanno lavorando la Soprintendenza, il Provveditorato alle opere pubbliche di Cagliari, il Comune di Pula e la Regione Sardegna. In particolare, si sono registrati cedimenti e smottamenti nell’area delle terme di Levante, accumulo di elementi lapidei scagliati dalle onde sul foro romano e sulla zona del quartiere punico con crolli di porzioni di strutture, caduta di pini con eradicazione di strati e contesti archeologici, oltre a danni al sistema di protezione della scogliera sotto il tempio di Esculapio.
Cambiamenti climatici e architettura
L’Italia, un paese ricchissimo dal punto di vista storico, archeologico e culturale, è particolarmente esposta ai danni del cambiamento climatico, in termini di eventi straordinari e di cambiamenti delle temperature: il rapporto stilato da UNESCO, Climate Change Impacts on Mediterranean World Heritage Cities (luglio 2025), segnala che Venezia, Firenze, Napoli e Siracusa sono tra le città italiane più esposte agli effetti del clima. Anche Matera e Verona mostrano segni di “stress climatico” legati alla gestione dell’acqua e alla conservazione delle strutture storiche: in totale, circa 14.000 beni culturali italiani sono a rischio frana e oltre 28.000 a rischio alluvione. A Roma, 2.200 beni (tra cui il Pantheon e piazza Navona) risultano vulnerabili alle inondazioni.

L’agenzia Climate X, specializzata nell’analisi di dati sul rischio climatico, nel 2024 ha stilato un elenco di 50 siti Unesco indicati come realtà minacciate dal cambiamento climatico, una lista che affianca quella già in essere che UNESCO aggiorna in tempo reale e che riguarda invece fattori politici ed economici.
I siti a rischio
I siti a rischio cambiamento climatico sono, ad esempio, l’Opera House di Sidney, il Tempio del Sole di Koranak in India e le pitture rupestri della grotta di Pont d’Arc in Francia, ma anche l’ultrasecolare sistema di irrigazione di Subak, in Indonesia, il Parco Nazionale Kakadu, in Australia, soggetto a potenziali inondazioni e incendi, e l’Emporium of the World di Quanzhou.
Siccità, inondazioni, aumento delle temperature, eventi straordinari come cicloni minacciano il patrimonio culturale mondiale: le istituzioni devono impegnarsi per rispondere al rischio in modo ragionato e coordinato. Per ora, non sembra che questo stia accadendo.